Riconquistare un corpo
May
el-Toukhy, con
il suo terzo lungometraggio Kvinde Ukendt (Woman Unknown), arriva
finalmente all’ottantatreesima Mostra d’Arte Cinematografica. Nei giorni che ne
avevano preceduto l’inizio, molte erano state le polemiche per il numero delle
registe donna presenti in concorso, che dopo l’aggiunta di Naza –
documentario che arriverà il 10 settembre – era salito solo a due. Un dato che il
direttore Alberto Barbera aveva giustificato con un calo delle
presentazioni scese al 24%, rispetto al 30% dello scorso anno.
Sette
anni dopo Queen of Hearts, che l’aveva imposta sulla scena
internazionale tra il Sundance e la corsa agli Oscar come Miglior Film
Internazionale, la regista danese arriva per la prima volta a Venezia, accompagnata
come sempre dalla sceneggiatrice Maren Louise Kaehne e dal direttore della
fotografia Jasper Spanning.
Nato
da una coproduzione danese, svedese e lettone, il racconto è ambientato a Copenaghen,
nell’estate del 1945. Marie (Mathilde Arcel) è una giovane
domestica e bambinaia sul punto di sposare Christian (Carsten Bjørnlund),
il ricco vedovo per cui lavora. Un’unione che Marie desidera e attende, e che
le consentirebbe un nuovo status sociale. Mentre però il Paese si scopre libero
dall’occupazione nazista e privo di un reale sistema giuridico, gruppi di
società si sentono autorizzati a punire le collaboratrici orizzontali, ovvero
le donne che hanno fraternizzato con i soldati tedeschi. È in questo contesto
che il passato si ripresenta, facendo oscillare il castello di speranze della
protagonista.

Una scena del film
May
el-Toukhy, dopo aver rinunciato a un film sulla caccia alle streghe nella
Danimarca protestante del Cinquecento, sceglie di lavorare sulle tyskerpiger.
Una storia che nasce dunque come una traslazione della logica del witch-hunt
dal Cinquecento al Novecento, e che lavora sul corpo e sul desiderio femminile
come campo di battaglia e territorio pubblico.
Già
Marguerite Duras e Alain Resnais con Hiroshima mon amour (1959)
avevano messo in scena una Lei rasata a Nevers per aver amato un soldato
tedesco. Ma se quella donna sfugge, almeno inizialmente, a quel passato,
imparando ad accettarlo ed elaborarlo nel corso della narrazione; la
protagonista di Woman Unknown sceglie un’altra strada. Marie usa
stratagemmi, manovra e si fa artefice della sua scalata; da vittima designata,
si scopre carnefice a sua volta, replicando lo stesso meccanismo da cui tenta
di fuggire.

Una scena del film
Sul
piano drammaturgico, Woman Unknown si regge sul segreto come motore di
tensione. Il matrimonio incombente funziona da scadenza, da conto alla rovescia
che scandisce ogni scena con la logica del tempo che stringe. La protagonista
si muove tra due palcoscenici: l’interno domestico, dove Marie recita la parte
della futura padrona di casa attraverso gesti sempre più controllati, e lo
spazio urbano, dove la folla agisce come un coro collettivo e senza volto,
pronto a giudicare e punire. È nel varco di questi due spazi che il film
colloca il punto di massima tensione, lasciando che il fuori campo minacci
costantemente ciò che accade in scena.
La
storia qui non si accontenta di bussare alla porta, ma entra in casa, si siede
a tavola e resta stringendo in mano un coltello che arriva nelle mani di Marie.
Sarebbe un errore ridurre il racconto a una storia di guerra: Woman Unknown
è prima di tutto la storia di un corpo – un corpo che la collettività rivendica
come proprio, giudica e marchia – e che la protagonista riconquista solo apparentemente,
e mai del tutto.
Di Annarita Susy Fontanella
Woman Unknown

Cast & credits
| Titolo
Woman Unknown |
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| Sotto titolo
Kvinde Ukendt |
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| Origine
Danimarca, Svezia, Lettonia |
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| Anno
2026 |
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| Durata
124 min. |
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| Data rappresentazione
6 settembre 2026 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Sala Grande |
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| Evento
83 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia |
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| Colore | |
| Titolo originale
Kvinde Ukendt |
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| Regia
May el-Toukhy |
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| Interpreti
Mathilde Arcel (Marie) Carsten Bjørnlund (Christian) Thorbjørn Hedegaard Marina Bouras Mia Plantin Sofia Nolsøe Flora Yde Sander Mikael Birkkjær Joen Højerslev |
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| Produzione
Nordisk Film Production (Danimarca), Nordisk Film Production Sverige, Film i Väst (Svezia), SIA Nafta Films (Lettonia) |
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| Sceneggiatura
May el-Toukhy, Maren Louise Kaehne |
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| Montaggio
Rasmus Stensgaard Madsen |
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| Fotografia
Jasper Spanning |
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| Musiche
Mikkel Hess |
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| Lingue disponibili
Danese |