Possible love / The Echo Chamber / Woman Unknown

Lee Chang-dong (Daegu, 1954) è un regista, sceneggiatore, produttore e scrittore sudcoreano, considerato una delle figure più autorevoli del cinema contemporaneo della Corea del Sud. Prima di avvicinarsi al cinema si dedica alla letteratura e all’insegnamento: dopo gli studi in Lingua e Letteratura coreana, lavora infatti come insegnante nelle scuole superiori e parallelamente intraprende l’attività di scrittore. Nel 1983 avvia la propria carriera letteraria con il racconto The Booty, premiato in un concorso promosso dal quotidiano «Dong-A Ilbo», affermandosi successivamente come romanziere. L’ingresso nel mondo del cinema avviene negli anni Novanta attraverso la collaborazione con il regista Park Kwang-su, per il quale scrive la sceneggiatura di To the Starry Island (1993), lavorando anche come assistente alla regia, e successivamente quella di A Single Spark (1995). Nel 1997 esordisce dietro la macchina da presa con Green Fish, ottenendo importanti riconoscimenti in Corea. La notorietà internazionale arriva con Peppermint Candy (2000) e soprattutto con Oasis (2002), presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove Lee riceve il Premio speciale per la regia. Tra il 2003 e il 2004 ricopre l’incarico di Ministro della Cultura e del Turismo della Corea del Sud, per poi tornare alla regia con Secret Sunshine (2007), presentato in concorso al Festival di Cannes e interpretato da Jeon Do-yeon, premiata come miglior attrice. Nel 2010 realizza Poetry, che gli vale il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes. Dopo otto anni torna alla regia con Burning (2018), liberamente tratto da un racconto di Haruki Murakami e presentato in concorso a Cannes, dove ottiene il Premio FIPRESCI. Il suo cinema, caratterizzato da un’attenta osservazione delle contraddizioni della società sudcoreana, indaga frequentemente la solitudine, il dolore, la memoria, la violenza e la complessità delle relazioni umane, attraverso personaggi posti di fronte a profonde fratture morali ed esistenziali. Nel 2026 torna alla regia con Ga-neung-han sa-rang (Possible Love), presentato in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Andrea Pallaoro
Lee Chang-dong Andrea Pallaoro (Trento, 1982) è un regista e sceneggiatore italiano. Si forma negli Stati Uniti, conseguendo una laurea in Cinema all’Hampshire College e successivamente un master in regia cinematografica al California Institute of the Arts. Vive e lavora tra Los Angeles e New York. Esordisce alla regia con il cortometraggio Wunderkammer (2008), presentato in concorso al Sundance Film Festival nel 2009 e successivamente selezionato in oltre cinquanta festival internazionali. Nel 2013 realizza il suo primo lungometraggio, Medeas, interpretato da Catalina Sandino Moreno e Brian F. O’Byrne e presentato nella sezione Orizzonti della 70ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film ottiene numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il premio per la miglior regia al Festival di Marrakech, il Premio Sergej Paradžanov al Tbilisi International Film Festival e il New Voices/New Visions Award al Palm Springs International Film Festival. Nel 2017 torna alla Mostra di Venezia con il suo secondo lungometraggio, Hannah, presentato in concorso e interpretato da Charlotte Rampling, che per la sua interpretazione riceve la Coppa Volpi come migliore attrice. Il film costituisce il primo capitolo di una trilogia dedicata a protagoniste femminili e conferma l’interesse del regista per l’indagine dell’identità, della solitudine e delle relazioni umane. Nel 2022 realizza Monica, interpretato da Trace Lysette e Patricia Clarkson e presentato in concorso alla 79ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Anche in questo film Pallaoro prosegue la propria ricerca attraverso un ritratto intimo costruito intorno ai temi dell’identità, dell’abbandono, del perdono e dei legami familiari. Il suo cinema è caratterizzato da una narrazione essenziale e da una particolare attenzione alla dimensione interiore dei personaggi, spesso restituita attraverso i silenzi, i gesti e l’osservazione dei corpi. Nel 2026 torna in concorso alla Mostra di Venezia con The Echo Chamber, interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon e realizzato a partire da una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.

May el-Toukhy (Copenaghen, 1977) è una regista e sceneggiatrice danese di origini egiziane. Figlia di madre danese e padre egiziano, si forma inizialmente nell’ambito delle arti performative, diplomandosi alla Danish National School of Performing Arts nel 2002, per poi rivolgere progressivamente il proprio interesse verso il cinema. Nel 2009 consegue il diploma in regia presso la National Film School of Denmark. Prima di dedicarsi al lungometraggio lavora a lungo in ambito teatrale e radiofonico, dirigendo spettacoli e radiodrammi, e successivamente anche per la televisione danese. Nel 2015 realizza il suo primo lungometraggio, Long Story Short, commedia corale dedicata alle relazioni sentimentali e alle loro trasformazioni, che ottiene un significativo successo di pubblico e critica in Danimarca. La notorietà internazionale arriva nel 2019 con Queen of Hearts, scritto insieme a Maren Louise Käehne e interpretato da Trine Dyrholm. Il film, incentrato sulla relazione tra una donna adulta e il giovane figliastro, affronta attraverso un intenso dramma familiare i temi del desiderio, dell’abuso di potere, della responsabilità e delle ambiguità morali. Presentato al Sundance Film Festival, dove ottiene il World Cinema Audience Award: Dramatic, Queen of Hearts riceve numerosi riconoscimenti internazionali e consolida la posizione della regista nel panorama cinematografico europeo. Parallelamente al cinema, el-Toukhy prosegue l’attività televisiva, lavorando a serie danesi come The Legacy e Ride Upon the Storm e dirigendo successivamente alcuni episodi della serie The Crown. Il suo cinema è caratterizzato da una particolare attenzione alle dinamiche psicologiche e ai rapporti di potere che si sviluppano all’interno delle relazioni familiari e affettive. Al centro delle sue opere ricorrono personaggi chiamati a confrontarsi con dilemmi morali, desideri difficilmente conciliabili con le convenzioni sociali, segreti e forme di colpa individuale e collettiva.



Cast & credits - Possible love
| Titolo
Venezia 2026 (06/09) |
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| Sotto titolo
Possible love |
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| Origine
Corea del Sud |
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| Anno
2026 |
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| Durata
164 min. |
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| Data rappresentazione
6 settembre 2026 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Sala Grande |
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| Prima rappresentazione
6 settembre 2026 |
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| Evento
83 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia |
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| Colore | |
| Titolo originale
Ga-neug-han-sa-rang |
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| Altri titoli
Possible love |
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| Autori
Lee Chang-Dong; Oh Jung-mi |
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| Soggetto
Lee Chang-Dong; Oh Jung-mi |
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| Regia
Lee Chang-Dong |
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| Interpreti
Jeon Do-yeon (Mi-ok) Sul Kyung-gu (Ho-seok) Zo In-sung (Sang-woo) Cho Yeo-jeong (Ye-ji) |
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| Produttori
Lee Joon-dong; Lee Chang-Dong; David Levine: Chadwick Prichard |
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| Produzione
Pinehouse Film Co. Ltd.; Anonymous Content; LLC; NOWFILM Co. Ldt. |
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| Distribuzione
Netflix |
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| Scenografia
Jang Min-woo |
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| Costumi
Yi Choong-yun |
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| Sceneggiatura
Lee Chang-Dong; Oh Jung-mi |
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| Montaggio
Kim Da-won |
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| Fotografia
Kim Ji-yong |
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| Suono
Lee Seung-chul; Han Myung-hwan |
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| Musiche
Jung Jaeil |
Cast & credits - The Echo Chamber
| Titolo
Venezia 2026 (06/09) |
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| Sotto titolo
The Echo Chamber |
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| Origine
Italia, Belgio |
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| Anno
2026 |
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| Durata
123 min. |
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| Data rappresentazione
6 settembre 2026 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Sala Grande |
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| Evento
83 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia |
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| Colore | |
| Titolo originale
The Echo Chamber |
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| Autori
Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini, Ludovica Rampoldi |
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| Soggetto
Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini, Ludovica Rampoldi |
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| Regia
Andrea Pallaoro |
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| Interpreti
Luca Marinelli (Leo) Alicia Vikander (Anne) Susan Sarandon (Ava) |
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| Produttori
Nicola Giuliano, Francesca Cima; Carlotta Calori; Viola Prestieri; Jacques-Henri Bronckart; Tatjana Kozar |
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| Produzione
Indigo Film con Rai Cinema; Versus Production |
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| Distribuzione
01 Distribuction |
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| Scenografia
Gaspare De Pascali |
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| Costumi
Antonella Cannarozzi |
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| Sceneggiatura
Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini, Ludovica Rampoldi |
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| Montaggio
Paolo Freddi |
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| Fotografia
Diego Garçia |
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| Effetti speciali
Rodolfo Migliari (effetti visivi) |
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| Suono
Guilhem Donzel |
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| Musiche
Clément Ducol |
Cast & credits - Woman Unknown
| Titolo
Venezia 2026 (06/09) |
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| Sotto titolo
Woman Unknown |
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| Origine
Danimarca, Svezia, Lettonia |
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| Anno
2026 |
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| Durata
124 min. |
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| Data rappresentazione
6 settembre 2026 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Sala Grande |
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| Evento
83 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia |
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| Colore | |
| Titolo originale
Kvinde Ukendt |
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| Altri titoli
Woman Unknown |
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| Autori
Maren Louise Käehne; May el-Toukhy |
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| Regia
May el-Toukhy |
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| Interpreti
Mathilde Arcel Carsten Bjørnlund Thorbjørn Hedegaard Marina Bouras Mia Plantin Sofia Nolsøe Flora Yde Sander Mikael Birkkjær Joen Højerslev |
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| Produttori
Mikael Rieks; Esko Rips; Madara Kalniņa; Johanna Bergenstråhle; Kristina Börjeson |
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| Produzione
Nordisk Film Production; SIA Nafta Films; Nordisk Film Production Sverige; Film i Väst |
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| Distribuzione
Lucky Red (Italia); TrustNordisk (internazionale) |
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| Scenografia
Sabine Hviid |
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| Costumi
Rebecca Richmond; Jūlija Volkinteine |
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| Sceneggiatura
Maren Louise Käehne; May el-Toukhy |
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| Montaggio
Rasmus Stensgaard Madsen |
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| Fotografia
Jasper Spanning |
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| Effetti speciali
Per Nyman; Dupp Film (effetti visivi) |
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| Suono
Oskar Skriver; Morten Pilegaard |
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| Musiche
Mikkel Hess |