Quattro corpi, un solo battito

Un momento dello spettacolo
© Siegrid Cain
Il titolo sintetizza efficacemente il principio costruttivo dell’intero lavoro. Il loop, oltre ad essere una ripetizione costante, descrive una condizione percettiva nella quale il tempo perde la propria linearità. L’ispirazione dichiarata ai filtri digitali dei social network – rallentamenti, duplicazioni, slittamenti prospettici, immagini che si rincorrono senza soluzione di continuità – viene affidata esclusivamente ai corpi dei quattro danzatori, senza essere tradotta attraverso media tecnologici. Ne risulta un cortocircuito: ciò che appartiene all’universo dell’immagine digitale viene ricreato mediante una fisicità radicalmente analogica. La scena è ridotta all’essenziale: non vi sono elementi spettacolari capaci di distrarre lo sguardo dalla dinamica del movimento. Anche i costumi, progettati insieme a Magdalena Neuburger, non hanno alcuna funzione decorativa: il tessuto diventa esso stesso parte della coreografia, reagisce agli spostamenti d’aria prodotti dalla velocità del jacking, dai rapidi footwork e dalle improvvise sospensioni, rendendo visibile una forza normalmente invisibile. È come se il movimento lasciasse continuamente una traccia materiale del proprio passaggio. Dietro l’apparente perfezione matematica di LOOP si cela una struttura porosa. La coreografia non richiede una semplice esecuzione sincronica, ma un ascolto costante tra i performer, chiamati a lasciarsi attraversare dalle minime variazioni dell’altro: un respiro, una diversa qualità del passo o una lieve modifica dell’intensità diventano elementi che trasformano immediatamente l’intero organismo scenico. Più che una coreografia immutabile, prende forma un sistema vivente fondato sulla relazione.
Lo spettacolo è attraversato dalla lunga partitura composta da DJ Manoo, presenza determinante nella totalità della performance. Dopo pochi minuti, la pulsazione continua smette di essere ascoltata e viene progressivamente incorporata dal corpo dello spettatore; il battito musicale e quello cardiaco sembrano lentamente sovrapporsi fino a produrre una condizione prossima alla trance. I quattro interpreti – Farah Deen, Giulia Aiosa, Arūnas Mozūraitis e Rachad Zangaba – costruiscono un organismo collettivo di singolare compattezza, senza mai annullare la propria individualità. Provenienti da paesi diversi e da percorsi artistici differenti, condividono una medesima grammatica corporea nata nelle battle e nelle pratiche sociali della House Dance. Efficace, in questo, l’alternarsi di fluidità e interruzione: in numerosi passaggi i performer sembrano arrestarsi improvvisamente, come immagini digitali colpite da un glitch, per riunirsi immediatamente in nuove configurazioni geometriche. I corpi si frammentano, si riallineano, slittano nello spazio modificando continuamente assi, direzioni e prospettive, mentre le linee, le simmetrie e la precisione delle traiettorie restituiscono una rigorosa scrittura geometrica, nella quale ogni gesto occupa una posizione necessaria.

Un momento dello spettacolo
© Siegrid Cain
È tuttavia proprio questa scelta a generare la riflessione più interessante. In alcuni momenti la struttura geometrica appare così perfetta da assorbire quell’imprevedibilità che costituisce il nucleo identitario della House Dance, utilizzando una rivisitazione in chiave contemporanea. Si desidererebbe assistere a un cedimento della forma, una fuga improvvisa dalla coreografia, come se il club reclamasse ancora il proprio spazio all’interno del teatro. Questo non va considerato certo un limite dello spettacolo. È, semmai, l’interrogativo più interessante da analizzare. Qui la coreografa decide di rendere visibile la frizione tra questi due mondi, strada e teatro, trasformando tale distanza nel vero oggetto della propria ricerca. Più che celebrare la House Dance, Mitterhuemer ne mette alla prova la capacità di trasformarsi senza smarrire completamente la propria identità. La questione non è se la House Dance possa abitare il teatro, ma cosa perda, cosa trasformi e cosa, invece, continui ostinatamente a custodire di sé una volta entrata in scena. Quando, al termine dei quaranta minuti, la musica si interrompe improvvisamente, il silenzio produce quasi un effetto di spaesamento. Per qualche istante si ha l’impressione che il ritmo continui comunque a risuonare nel corpo dello spettatore, anche fuori dal teatro.
LOOP

Un momento dello spettacolo
© Siegrid Cain
Cast & credits
| Titolo
LOOP |
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| Origine
Austria |
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| Anno
2026 |
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| Durata
40 min. |
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| Data rappresentazione
22 luglio 2026 |
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| Città rappresentazione
Vienna (Austria) |
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| Luogo rappresentazione
Kasino am Schwarzenbergplatz |
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| Prima rappresentazione
2 luglio 2026, Toihaus Theater, Salisburgo (Austria) |
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| Evento
ImpulsTanz - Vienna International Dance Festival 2026 |
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| Autori
Olivia Mitterhuemer |
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| Regia
Olivia Mitterhuemer |
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| Interpreti
Giulia Aiosa Farah Deen Arūnas Mozūraitis Rachad Zangaba |
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| Produttori
Carolin Gstädtner |
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| Produzione
Potpourri Dance |
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| Distribuzione
Potpourri Dance |
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| Scenografia
Madalena Neuburger, Olivia Mitterhuemer |
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| Costumi
Madalena Neuburger, Olivia Mitterhuemer |
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| Coreografia
Olivia Mitterhuemer |
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| Corpo di ballo
Potpourri Dance |
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| Luci
Robert Schmidjell, Julian Besch |
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| Musiche
DJ Manoo |
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| Note
Coproduzione: Potpourri Dance e Toihaus Theater Salzburg (Austria). Produzione: Carolin Gstädtner. Finanziato dalla Città di Salisburgo, dalla Provincia di Salisburgo, da Bildrecht e dal Ministero federale dell’edilizia abitativa, delle arti, della cultura, dei media e dello sport (Austria). Con il supporto di Salzburg Verkehr. |