I volti e i canti delle vittime di un genocidio

di Carmelo Alberti

Data di pubblicazione su web 20/06/2026

Hewa Rwanda - Letter to the absent

La foto di famiglia, che ritrae un gruppo di dodici figure in posa, definisce il fondale essenziale e eloquente dell’apprezzata performance di Dorcy Rugamba Hewa Rwanda - Letter to the absent, presentata nell’ambito della Biennale Teatro 2026 dall’autore-regista ruandese, coadiuvato dallo strumentista Majnun, autore delle musiche insieme ad Akasha. La lunga “lettera”, che alterna il racconto autobiografico e i canti poetici della giovinezza, è dedicata alla memoria di quei volti rimpianti e alla tragedia che ha travolto le loro esistenze felici. Essi sono una piccola parte del milione di vittime travolte dal genocidio dei Tutsi che ha sconvolto il Ruanda dall’aprile al luglio del 1994. 

Dorcy, scampato al massacro del suo nucleo familiare, diviene un emigrante in cerca d’identità che scopre ben presto nel rito del teatro lo strumento più efficace per restituire al mondo la palpitante vitalità degli “assenti”, recuperando dai ricordi la natura segreta di quelle persone attive, sincere, aperte e accoglienti. Esalta, così, la luminosa bellezza della madre, colei che sceglie di dedicarsi all’educazione dei figli e alla cura del marito. In una società attiva ma difficile, il padre Cyprien Rugamba si erge come una personalità positiva di intellettuale totale, desideroso di coniugare la lingua e le tradizioni ruandesi con la modernità: si dichiara ateo e agnostico in una società condizionata dalla predicazione diffusa dei missionari, da un culto che si manifesta attraverso il battesimo di massa, dove s’impongono ai nascituri nomi ridicoli, privi di senso. Cyprien si è assunto il compito di avviare il risveglio civile attraverso l’arte di danzare e la poesia da cantare, linguaggi che insegna ai giovani nell’associazione “Itorero” da lui fondata.


Una scena dello spettacolo
© Andrea Avezzù 

E Dorcy s’immerge nei libri della ricca biblioteca paterna: improvvisamente è attratto da un volume rilegato, scritto in caratteri preziosi; è il Corano che legge e rilegge senza sosta, fino a convincersi del credo arabo-musulmano che tanto splendore aveva portato nelle contrade della civiltà mediterranea. Da tale scelta deriva lo strappo profondo con i genitori, un’auto-emarginazione che costringe la donna a imporre un ultimatum al figlio: dovrà scegliere tra la nuova fede e l’affetto dei suoi cari. 

Dopo il sanguinoso eccidio di migliaia d’innocenti – un’atrocità che ha spezzato la possibilità di risanare l’amarezza della madre, la persona più amata – ogni sera dopo lo spettacolo Dorcy Rugamba depone alla base della gigantografia degli scomparsi il testo di una missiva, amara e allegra a un tempo, con cui conferma l’impegno a riallacciare il legame profondo con le reliquie dei morti, ritornando a visitare la casa violata e il giardino devastato. Anno dopo anno l’artista esule compie il pellegrinaggio da sopravvissuto verso i luoghi che conservano, nonostante tutto, le radici di un “amore” necessario, la grandezza di un sentimento che rimane l’unica speranza per l’umanità, oltre le devastazioni politiche e le incomprensioni religiose.


Hewa Rwanda - Letter to the absent

Cast & Credits





Una scena dello spettacolo
© Andrea Avezzù 

Cast & credits

Titolo 
Hewa Rwanda - Letter to the absent
Anno 
2024
Durata 
80’
Data rappresentazione 
10 giugno 2026
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Arsenale - Teatro alle Tese
Autori 
Dorcy Rugamba
Traduzione 
Alessio Bordoni
Regia 
Christophe Chaupin in alternanza con Brice Tellier
Interpreti 
Dorcy Rugamba (Sé stesso)
Produttori 
Ellen Dennis
Produzione 
RAI – Rwanda Arts Initiative (Ruanda), La Charge du Rhinocéros (Belgio)
Distribuzione 
La Charge du Rhinocéros
Luci 
Christophe Chaupin
Musiche 
Majnun, Akasha