Coatti nella convivenza

di Gabriele Capperi

Data di pubblicazione su web 11/05/2026

Straordinari

Dalle poltrone del Nuovo Rifredi Scena Aperta, l’aria sembra irrespirabile: mentre il pubblico prende posto, il fastidioso frinire delle cicale occupa già la sala, interrotto solo da un grido di Gioia Salvatori dopo aver visto, a detta sua, una zebra. Lei, insieme a Riccardo Goretti e Simona Senzacqua sono tre condomini, tre lavoratori precari costretti a fare (e a essere) gli Straordinari, nella nuova produzione del Teatro della Toscana in debutto per la stagione 2025/2026.

In una calda giornata d’agosto, tre condomini squattrinati hanno l’idea assurda di fingere di essere in vacanza, allestendo una spiaggia improvvisata sul terrazzo condominiale: ombrellone, sabbia finta, lettino e sdraio, per prendere il sole sul cemento del centro città e forse anche per provare a stringersi in una comunità, sfuggire alla solitudine, o quantomeno tentare di condividerla, coi piedi ammollo in un mare (una bacinella blu) di disillusione. Tre personaggi straordinariamente ordinari, che la collaborazione artistica di Andrea Macaluso vuole chiamati con il loro vero nome di persona, senza creare alcun alter ego.

Gioia è una docente precaria che studia per il concorso per diventare professoressa, sineddoche di tutti quei lavori “di vocazione” di cui è sempre più difficile vivere. Riccardo è un ex dipendente d’azienda che convive con il rimorso di essere stato obbligato dai suoi capi a licenziare quattrocento dipendenti con una misera e-mail precompilata. Simona, ostentando un coraggio che non le appartiene, occupa con fierezza la posizione di “persona con disoccupazione”, come dice in una brillante battuta Riccardo Goretti per evitare di identificare la persona con la sua condizione lavorativa: dire “disoccupato” sarebbe un insulto, significherebbe colpevolizzare un’inadempienza, perché in un mondo in cui il lavoro determina la nostra identità sociale, esserne privi è una condanna.


Un momento dello spettacolo
© Manuela Giusto

I tre personaggi condividono un’esistenza precaria, proprio come lo è il loro lavoro, e rappresentano una generazione che soffre di un senso di inadeguatezza endemico in cui il pubblico non può far altro che riconoscersi. La cifra comunicativa dello spettacolo parte dai canoni della relatable comedy, in cui si ride dei disagi della vita quotidiana, per poi fare un passo indietro per abbracciare un linguaggio sempre più grottesco, surreale, onirico. Stretti in questa sorta di “lettiera gigante” allestita come una piccola spiaggia, con un asciugamano che rappresenta l’immagine del mare steso sullo sfondo, i condomini cercano invano di convivere, misurando con delusione la distanza tra loro stessi e le loro ambizioni – una casa, una famiglia, un lavoro stabile –, un tempo sogni legittimi, adesso utopie irraggiungibili.

Proprio in apertura del sipario, Gioia ricerca nel pesante dizionario di greco che tiene in braccio la definizione di óneiros: “sogno”, “premonizione”; e in questo modo tenta di avvertire il pubblico che quelle che sta per vedere sono situazioni certo concrete, ma offerte in una cornice formale onirica. I tre cercano di trovare qualcosa a cui aspirare ma i soldi, quando mancano, sono un vicolo cieco. Durante i loro dialoghi, come allucinati dal caldo torrido, si immaginano di veder passare animali da circo: una zebra, un elefante, un leone. Poco a poco, la tragicommedia si rivela nella sua assurdità. Mentre Riccardo sfoglia sulla sdraio una rivista di enigmistica (evitando i cruciverba troppo difficili da risolvere), decide insieme alle altre di giocare a identificarsi in un animale: lui è un gorilla e racconta di Koko, un gorilla diventato depresso perché un gruppo di scienziati gli ha insegnato che cos’è la morte; Simona è una zebra, un animale simile al cavallo ma, a differenza sua, unico e indomabile; invece Gioia è una giraffa, che a causa della lunghezza del suo collo ha bisogno di un cuore molto forte per sopravvivere.


Un momento dello spettacolo
© Manuela Giusto

A un certo punto, da una radio portatile si sente che un circo andato in bancarotta sta liquidando tutta la sua strumentazione e per errore si è fatto scappare i suoi beniamini: la cornice che delimita la spiaggia finta si illumina e dall’alto scende quello che sembra un tendone a spicchi, mentre i condomini si trasformano in tre performer circensi. Il mondo del lavoro sarebbe, appunto, un circo in cui ogni decisione fa tremare il cuore, come staccare le mani dal trapezio, come saltare nel cerchio di fuoco; uno show nel quale, come animali ammaestrati, siamo costretti a seguire la bacchetta dell’imbonitore, a essere frustati e frustrati. «La depressione» – dice Riccardo Goretti nell’intervista per questo spettacolo – «è figlia di un contesto ingiusto che opprime. Quando le cose vanno così, in maniera faticosa, la gente tende a pensare a sé stessa»: essere “straordinari” significa non solo resistere all’inflazione del mercato del lavoro ma anche e soprattutto all’inflazione degli affetti, riuscire a non cedere alla tentazione di vivere «coatti nella convivenza», come canta Franco Battiato nel brano Gente in progresso (a cui lo spettacolo fa un piccolo omaggio musicale), costretti nostro malgrado nei rapporti umani per restare, invece, liberi e attivi partecipanti di una comunità.


Straordinari

Cast & Credits




Un momento dello spettacolo
© Manuela Giusto

Cast & credits

Titolo 
Straordinari
Sotto titolo 
Cantata per la fine del mese
Anno 
2026
Durata 
70'
Data rappresentazione 
5 maggio 2026
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Nuovo Rifredi Scena Aperta
Prima rappresentazione 
5 maggio 2026
Autori 
Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua
Interpreti 
Riccardo Goretti
Gioia Salvatori
Simona Senzacqua
Produzione 
Teatro della Toscana
Scenografia 
Federico Biancalani
Costumi 
Anna Missaglia
Fotografia 
Manuela Giusto
Luci 
Samuele Batistoni
Musiche 
Simone Alessandrini
Note 
Con la collaborazione artistica di Andrea Macaluso