L’amore non basta

Un momento dello spettacolo
© Sveva Bellucci
Per rendere le vicende più oniriche e fantastiche, Caryl Churchill inserisce alcuni intermezzi surreali: una folla di bambini che corrono tra i personaggi, uomini armati di fucili AK-47 che uccidono tutti, struzzi e uccelli giganti che irrompono in scena. Si tratta di elementi solo evocati, descritti a voce, che generano immagini e situazioni paradossali destinate a sconvolgere la “normalità” familiare.L’intuizione registica più interessante risiede nel leggere in scena le didascalie testuali. Fortunato Leccese, quando non impegnato nella parte del figlio Lewis, siede a un lato del palcoscenico e, amplificato da un microfono calato dall’alto, guida i personaggi dando voce alle indicazioni presenti nel copione. In questo modo viene condivisa con lo spettatore una dimensione tipica del testo teatrale che, di norma, resta invisibile.Il disegno del suono, lo spazio scenico e gli ambienti visivi, progettati da Alessandro Ferroni e Maddalena Parise, ci proiettano nel limbo dell’attesa. Il tavolo è l’unico ingrediente scenografico degno di nota, un elemento utilizzato per unire e – soprattutto – dividere, i componenti della famiglia. Gli attori interagiscono costantemente con la sua superficie (tamburellandoci le dita, prendendolo a pugni e sdraiandocisi sopra), rendendolo indispensabile nell’economia del dramma. Inoltre, numerosi microfoni, disseminati sopra e sotto di esso, ne intensificano i rumori dandogli voce, permettendoci così di coglierne ogni sfumatura sonora.
Un momento dello spettacolo
© Sveva Bellucci
La casa diventa il luogo dove si stratificano le memorie – vere o inventate – dei personaggi. Uno spazio che dovrebbe simboleggiare libertà e sicurezza e che, invece, ingabbia. All’interno di questo ambiente l’amplificazione sonora regna sovrana, non solo attraverso gli archetti posizionati sui volti degli attori, ma anche per mezzo di microfoni a sospensione calati dall’alto, creando paesaggi sonori che non limitano la scena allo spazio reale, ma aiutano – anche attraverso l’uso di effetti speciali come echi e distorsioni – a trasportarla in uno scenario metafisico.Altro elemento cardine dello spettacolo è il tempo. Come il testo, anch’esso viene destrutturato e rimodellato. Il tempo dell’attesa è scandito da quello della ripetizione. La percezione che ne abbiamo è che in alcune scene si dilati in modo esponenziale, mentre in altre rallenti fino quasi a fermarsi. Il risultato è un’estenuante partita, che i personaggi – a differenza degli attori, impeccabili – non possono vincere.Un tema fondamentale della poetica della compagnia è la solitudine. Un leitmotiv che, soprattutto negli ultimi anni, si ripresenta all’interno delle produzioni della compagnia lacasadargilla. L’amore del cuore, in parte, affronta questo tema. I personaggi, costretti in un loop infinito, non riescono mai a entrare davvero in contatto tra di loro, rimanendo vittime di una vera e propria solitudine collettiva. Una malattia sociale contemporanea che diviene malessere strutturale della nostra società.L’amore del cuore

Un momento dello spettacolo
© Sveva Bellucci
Cast & credits
| Titolo
L’amore del cuore |
|
| Anno
2026 |
|
| Durata
50 min |
|
| Data rappresentazione
21 Aprile 2026 |
|
| Città rappresentazione
Firenze |
|
| Luogo rappresentazione
Nuovo Rifredi Scena Aperta |
|
| Autori
Caryl Churchill |
|
| Traduzione
Laura Caretti e Margaret Rose |
|
| Regia
Lisa Ferlazzo Natoli |
|
| Interpreti
Tania Garibba (madre (Alice)) Francesco Villano (padre (Brian)) Alice Palazzi (zia (Maisie)) Fortunato Leccese (figlio (Lewis)) Lorenza Guerrini (figlia (Susy)) |
|
| Coreografia
Camilla Carè |
|
| Luci
Omar Scala |
|
| Note
Aiuto regia: Flavio Murialdi Disegno del suono e spazio scenico: Alessandro Ferroni Ambienti visivi: Maddalena Parise |