L’amore non basta

di Marco Venanzoni

Data di pubblicazione su web 02/05/2026

L’amore del cuore

L’ensemble lacasadargilla, un gruppo indipendente di attori, musicisti, drammaturghi, artisti visivi attivo dal 2005, con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli, mette in scena al teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta l’opera di una delle più influenti drammaturghe contemporanee: L’amore del cuore di Caryl Churchill. La compagnia, vincitrice di svariati premi Ubu, si conferma un punto di riferimento del panorama teatrale contemporaneo. 

Il dramma indaga il tema della famiglia, vista come una fucina di emozioni dove si consumano equivoci e contrasti. Un padre (Brian, Francesco Villano), una madre (Alice, Tania Garribba), una zia (Maisie, Alice Palazzi) e un figlio (Lewis, Fortunato Leccese), all’interno della loro abitazione, attendono il ritorno di Susy – figlia di Brian e Alice – di ritorno dall’Australia. Potrebbe sembrare tutto molto semplice, ma non è così. Caryl Churchill destruttura la scena attraverso la tecnica della ripetizione. La narrazione che ne scaturisce non è lineare: i personaggi vengono, costantemente, interrotti e costretti a ripetersi, creando l’effetto di un disco rotto. Ne scaturisce un quadro inquietante, a tratti, distopico.

Le ripetizioni non sono semplici esercizi di stile, come nell’omonimo libro di Raymond Queneau, dove ogni scena ha come unico filo conduttore la trama. In questo caso, quando i personaggi sono costretti a ripetere una scena, si portano dietro qualcosa di quella precedente: rabbia, frustrazione e stanchezza vengono percepite attraverso tic, respiri affannati e sguardi carichi di risentimento. Da ciò emergono, anche, sottili verità che interessano il nucleo familiare: alcune di queste verità, una volta delineati i personaggi, ci stupiscono poco (manifestazioni di odio reciproco e confessioni di tradimenti); altre, invece, risultano decisamente più inattese, come il rinvenimento di cadaveri sepolti in giardino o inquietanti episodi di autocannibalismo. 


Un momento dello spettacolo
© Sveva Bellucci

Per rendere le vicende più oniriche e fantastiche, Caryl Churchill inserisce alcuni intermezzi surreali: una folla di bambini che corrono tra i personaggi, uomini armati di fucili AK-47 che uccidono tutti, struzzi e uccelli giganti che irrompono in scena. Si tratta di elementi solo evocati, descritti a voce, che generano immagini e situazioni paradossali destinate a sconvolgere la “normalità” familiare.

L’intuizione registica più interessante risiede nel leggere in scena le didascalie testuali. Fortunato Leccese, quando non impegnato nella parte del figlio Lewis, siede a un lato del palcoscenico e, amplificato da un microfono calato dall’alto, guida i personaggi dando voce alle indicazioni presenti nel copione. In questo modo viene condivisa con lo spettatore una dimensione tipica del testo teatrale che, di norma, resta invisibile.

Il disegno del suono, lo spazio scenico e gli ambienti visivi, progettati da Alessandro Ferroni e Maddalena Parise, ci proiettano nel limbo dell’attesa. Il tavolo è l’unico ingrediente scenografico degno di nota, un elemento utilizzato per unire e – soprattutto – dividere, i componenti della famiglia. Gli attori interagiscono costantemente con la sua superficie (tamburellandoci le dita, prendendolo a pugni e sdraiandocisi sopra), rendendolo indispensabile nell’economia del dramma. Inoltre, numerosi microfoni, disseminati sopra e sotto di esso, ne intensificano i rumori dandogli voce, permettendoci così di coglierne ogni sfumatura sonora.


Un momento dello spettacolo
© Sveva Bellucci

La casa diventa il luogo dove si stratificano le memorie – vere o inventate – dei personaggi. Uno spazio che dovrebbe simboleggiare libertà e sicurezza e che, invece, ingabbia. All’interno di questo ambiente l’amplificazione sonora regna sovrana, non solo attraverso gli archetti posizionati sui volti degli attori, ma anche per mezzo di microfoni a sospensione calati dall’alto, creando paesaggi sonori che non limitano la scena allo spazio reale, ma aiutano – anche attraverso l’uso di effetti speciali come echi e distorsioni – a trasportarla in uno scenario metafisico.

Altro elemento cardine dello spettacolo è il tempo. Come il testo, anch’esso viene destrutturato e rimodellato. Il tempo dell’attesa è scandito da quello della ripetizione. La percezione che ne abbiamo è che in alcune scene si dilati in modo esponenziale, mentre in altre rallenti fino quasi a fermarsi. Il risultato è un’estenuante partita, che i personaggi – a differenza degli attori, impeccabili – non possono vincere.

Un tema fondamentale della poetica della compagnia è la solitudine. Un leitmotiv che, soprattutto negli ultimi anni, si ripresenta all’interno delle produzioni della compagnia lacasadargilla. L’amore del cuore, in parte, affronta questo tema. I personaggi, costretti in un loop infinito, non riescono mai a entrare davvero in contatto tra di loro, rimanendo vittime di una vera e propria solitudine collettiva. Una malattia sociale contemporanea che diviene malessere strutturale della nostra società.


L’amore del cuore

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo
© Sveva Bellucci


Cast & credits

Titolo 
L’amore del cuore
Anno 
2026
Durata 
50 min
Data rappresentazione 
21 Aprile 2026
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Nuovo Rifredi Scena Aperta
Autori 
Caryl Churchill
Traduzione 
Laura Caretti e Margaret Rose
Regia 
Lisa Ferlazzo Natoli
Interpreti 
Tania Garibba (madre (Alice))
Francesco Villano (padre (Brian))
Alice Palazzi (zia (Maisie))
Fortunato Leccese (figlio (Lewis))
Lorenza Guerrini (figlia (Susy))
Coreografia 
Camilla Carè
Luci 
Omar Scala
Note 
Aiuto regia: Flavio Murialdi Disegno del suono e spazio scenico: Alessandro Ferroni Ambienti visivi: Maddalena Parise