La misura del conforto
Non è comune incontrare oggi un musicista capace di affrontare con tale profondità interpretativa un monumento sinfonico-corale come il Requiem Tedesco di Johannes Brahms, uscendone con una lettura che appare già perfettamente rifinita sotto il profilo della prassi esecutiva. Emmanuel Tjeknavorian ha dimostrato una maturità che trascende il dato anagrafico, imponendo alla Sinfonica di Milano una visione lucida e analitica. L’orchestra si è dimostrata nel complesso molto buona, anche se talvolta altalenante nella risposta al gesto, con una reattività non sempre immediata nelle sezioni di maggiore rarefazione sonora, dove la micro-dinamica del podio faticava a tradursi istantaneamente in colore strumentale.

Fin dall’incipit di Selig sind, il Coro della Sinfonica di Milano, curato da Massimo Fiocchi Malaspina, è emerso con una rotondità pienamente brahmsiana, evitando esilità timbriche nonostante un organico numericamente ridotto; la compagine ha retto con efficacia una partitura insidiosa, risolvendo con competenza tecnica gli attacchi nel registro acuto sul piano, i complessi passaggi fugati e i momenti sussurrati. È stata però la seconda sezione, Denn alles Fleisch, a rappresentare il vertice della serata: qui Emmanuel Tjeknavorian ha saputo evidenziare l’orchestrazione del compositore con una sensibilità quasi organistica, ricreando impasti timbrici di straordinaria compattezza che restituivano l’effetto di una canna d’organo in vibrazione. Attraverso un tempo definibile come un largo cadenzato solenne, l’affermazione del destino di consunzione ha assunto una potenza monumentale, rendendo ancora più catartico il successivo annuncio della redenzione.
Il passaggio a Herr, lehre doch mich ha visto la tinta scurirsi ulteriormente, mettendo in luce la prova eccellente del baritono Alexander Grassauer: dotato di un timbro che si rifà alla migliore tradizione liederistica, ha dimostrato un’espressività nitida e una capacità di fraseggiare con rigore sia nel piano che nel forte, risultando chiaro nella dizione e drammatico senza mai appesantire l’emissione. Per contro, la sezione affidata al soprano Chelsie Marilyn Zurflüh, Ihr habt nun Traurigkeit, è risultata il punto debole della concertazione; la cantante è apparsa imprecisa e poco duttile nel fraseggio, restituendo una linea melodica piatta e priva di quell’abbandono lirico necessario a reggere il momento più tenero della partitura. Notevole è stata invece la sensibilità del direttore nel chiedere una riaccordatura dell’orchestra prima di Wie lieblich sind deine Wohnungen, cercando una luminosità e una trasparenza che contrastassero con lo scuro precedente.

Il culmine drammatico finale, tra le trombe del giudizio e l’annuncio della vittoria sulla morte, ha confermato la capacità di Tjeknavorian di governare le grandi architetture sonore, esaltando l’instabilità armonica del dondolio brahmsiano in Denn wir haben prima dell’esplosione monumentale conclusiva. In definitiva, una lettura di grande rigore che restituisce un Brahms spogliato di ogni pesantezza tardo-romantica, nobilitata dal lavoro minuzioso svolto nota per nota con i complessi milanesi.
Ein deutsches Requiem

Cast & credits
| Titolo
Ein deutsches Requiem |
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| Data rappresentazione
02/04/2026 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Auditorium di Milano Fondazione Cariplo |
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| Prima rappresentazione
01/04/2026 |
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| Interpreti
Chelsea Marilyn Zurflüh (Soprano) Alexander Grassauer (Baritono) |
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| Orchestra
Orchestra Sinfonica di Milano |
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| Direzione d'orchestra
Emmanuel Tjeknavorian |
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| Coro
Coro Sinfonico di Milano |
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| Maestro del coro
Massimo Fiocchi Malaspina |