Goccia per goccia: la guerra di Gino Strada

di Isabella Quaia

Data di pubblicazione su web 31/03/2026

La guerra come ่

Un fondale e due pannelli asimmetrici disegnano uno spazio scenico freddo, asettico, quasi clinico. A sinistra domina un grande “tavolo operatorio”, su cui sono disposti un cilindro trasparente pieno d’acqua, percussioni e un mixer con cavi a vista. È questo l’ambiente scelto da Elio Germano per portare in scena, insieme al musicista e compositore Teho Teardo, il racconto della guerra di Gino Strada tratto dal suo ultimo libro, pubblicato postumo, Una persona alla volta. Una lettura scenica che fonde parole, immagini e suoni per raccontare la guerra attraverso lo sguardo di chi l’ha vissuta in prima linea, ricucendo letteralmente «pezzi di umanità smembrata». 

Una goccia d’acqua cade nel cilindro creando un loop lento e costante che scava nel tempo, motore della narrazione e metafora di ogni vita salvata una alla volta, come recita il titolo dello stesso libro del fondatore di Emergency. È la medesima goccia che nello spettacolo si tinge di rosso, trasformandosi in materia sanguigna e generando sui pannelli composizioni astratte che rimandano alle combustioni di Burri o alle visioni estreme dell’Azionismo viennese. Su questo paesaggio sonoro e visivo entra la voce di Elio Germano che, da dietro un leggio in legno bianco, restituisce le parole di Strada con un meticoloso lavoro attoriale capace di riprodurne la cadenza, la schiettezza e la cruda ironia. La musica elettronica di Teardo costruisce atmosfere cupe e pulsanti che scandiscono il racconto come un battito cardiaco irregolare, mentre improvvisi bagliori di luce attraversano la scena.


Un momento dello spettacolo 
© Vincenzo Mascoli

Germano, nella sua interpretazione, lavora per sottrazione: la sua presenza fisica è essenziale, quasi neutra. Il lavoro sulla voce è il mezzo scelto dall’attore-regista per farsi strumento delle parole di Strada, mettendosi completamente a disposizione del testo. Una scelta che sembra coinvolgere anche il lavoro di Teardo che, non senza qualche rammarico per chi conosce la sua ricerca, sembra rinunciare a creare un vero dialogo drammaturgico tra musica e parole, costruendo un tessuto sonoro che si configura piuttosto come una trama atmosferica a sostegno della narrazione. La sottrazione si estende così alla scena: in più momenti Germano arretra in quinta, lasciando spazio alle proiezioni e alla musica, fino a quando anche Teardo abbandona il palco, affidando completamente l’azione alle immagini che scorrono su un tappeto sonoro autonomo, ormai svincolato dalla presenza diretta dei performer.

Dal racconto, che si snoda attraverso alcuni passaggi della vita professionale del chirurgo di Sesto San Giovanni fino alla fondazione di Emergency nel 1994, emergono le costanti della guerra: «il 90% delle vittime sono sempre civili, persone che non sanno neanche perché gli arriva una bomba in testa e le mine antiuomo sono armi studiate per mutilare i bambini che le raccolgono da terra scambiandole per giocattoli». Il tono si fa sempre più tagliente mentre il discorso si allarga alla dimensione politica, mettendo a confronto guerre lontane e vicine, dalla Prima guerra mondiale alla guerra in Afghanistan dopo l’11 settembre, mostrando come ogni guerra si fondi sulla costruzione di un nemico necessario e sulla semplice formula: «Noi siamo dalla parte giusta e loro dalla parte sbagliata», indispensabile a legittimare la morte di milioni di civili.


Un momento dello spettacolo 
© Vincenzo Mascoli

Sui pannelli scorrono cifre e bilanci militari: 9 miliardi di euro spesi dall’Italia per la guerra in Afghanistan, a fronte dei 133 milioni con cui Emergency ha costruito ospedali e centri per i profughi, curando milioni di persone. Un confronto che restituisce tutta la sproporzione dell’assurdo e dispendioso meccanismo bellico. Le immagini astratte cedono il posto al logo di Emergency, alle fotografie dei feriti negli ospedali da campo e ai materiali di repertorio delle missioni dell’organizzazione, su un tappeto sonoro dal ritmo sempre più incalzante. Dopo l’evocazione del Doomsday Clock, che misura la distanza dalla catastrofe nucleare, lo spettacolo si conclude con una sfilata di immagini di manifestazioni contro la guerra, nel segno dell’articolo 11 della nostra Costituzione, con un’esortazione rivolta a ogni cittadino: credere nell’annientamento della violenza di massa attraverso la pratica dei diritti umani, intrinsecamente legati alla pace.

Eppure, di fronte a questo messaggio, accolto con sincera partecipazione e con la standing ovation dell’intera sala, una domanda rimane sospesa nell’aria: in un’epoca in cui immagini e video dei conflitti ci raggiungono ogni giorno attraverso televisione e social, siamo ancora capaci di percepirne davvero l’orrore? O forse il teatro civile, per scuotere le coscienze, dovrà trovare forme nuove capaci di andare oltre il linguaggio del reportage e delle immagini di cronaca, a cui il nostro sguardo è ormai così tragicamente abituato?



La guerra come è

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo 
© Daniele Casalboni


Cast & credits

Titolo 
La guerra come è
Origine 
Italia
Anno 
2024
Durata 
90 minuti
Data rappresentazione 
7 marzo 2026
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro della Pergola
Titolo testo d'origine 
"Una persona alla volta"
Autori testo d'origine 
Gino Strada
Regia 
Elio Germano
Interpreti 
Elio Germano
Teho Teardo
Produttori 
Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini
Produzione 
Infinito e Argot Produzioni con il contributo della Regione Toscana e in collaborazione con Emergency
Scenografia 
Andrea Speranza
Montaggio 
Gianluca Meda
Luci 
Alberto Tizzone
Musiche 
Teho Teardo