Tre universi coreografici, un palcoscenico senza confini
Ad aprire lo spettacolo è Chroma di Wayne McGregor, creazione originariamente commissionata dal Royal Ballet andata in scena per la prima volta alla Royal Opera House di Londra il 17 novembre 2006, qui al suo debutto italiano sul palcoscenico del Piermarini. La concezione scenografica di John Pawson (un mirabile spazio bianco quasi asettico, con un rettangolo luminoso che sfuma verso una pallida dissolvenza) costituisce un ambiente architettonico che non si limita solamente a ornare la scena, va ben oltre. Lo stesso McGregor ha dichiarato che il titolo rimanda alla saturazione e all’intensità del colore, e che la coreografia mira a indagare il potenziale del vocabolario accademico, spingendolo oltre i propri confini. Il risultato è una danza che non racconta nulla se non se stessa: pura fisicità, linee nette e dinamiche, corpi che si distorcono vorticosamente in passi a due e assoli e si ritrovano in pose che sembrano tanto atletiche quanto scultoree.

Un momento dello spettacolo
Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
Ciò che colpisce immediatamente in Chroma è la qualità del movimento: una velocità che non coincide mai con la fretta, un’energia tagliente e impersonale, quella stessa “energia androgina” evocata da McGregor, che sospende ogni gerarchia di genere tra i danzatori. Le musiche di Joby Talbot e Jack White III, nella potente orchestrazione di Christopher Austin, scandiscono un tempo sincopato e incalzante che trasforma il palcoscenico in una macchina cinetica di straordinaria efficacia. Il corpo di ballo (nello specifico Virna Toppi, Caterina Bianchi, Camilla Cerulli, Maria Celeste Losa – particolarmente apprezzabili le sue linee nei penché e nei tilt à la seconde – Marco Agostino, Nicola Del Freo, Navrin Turnbull, Christian Fagetti, Frank Aduca, Edward Copper) ha assimilato questo linguaggio con notevole disinvoltura, restituendone la complessità attraverso un lavoro tecnico saldo e una versatilità non comune. McGregor esige corpi che pensino: e i danzatori scaligeri hanno mostrato di saper sostenere, con intelligenza e lucidità, una simile richiesta.

Un momento dello spettacolo
Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
Con Dov'è la Luna di Jean-Christophe Maillot mutano radicalmente il registro e l’ambiente emotivo della serata. La coreografia, accompagnata dalla musica di Aleksandr Skrjabin, eseguita dal vivo al pianoforte da Leonardo Pierdomenico, è un’opera attraversata da una sottotraccia narrativa intima profondamente personale. Maillot concepisce il balletto come un omaggio al padre, pittore scomparso prematuramente: la luna diviene metafora di uno stato di transizione, emblema di qualcosa che non c’è più ma continua a illuminare il presente, così come l’amore di un genitore che, pur assente fisicamente, permane in ogni momento della vita di un figlio. Se Chroma agisce per astrazione, Dov'è la Luna, torna, invece, alla materia emotiva del gesto. Il lessico coreografico di Maillot, direttore del Balletto di Montecarlo, artista dalla formazione eclettica tra danza classica, jazz e musica contemporanea, intreccia la precisione tecnica della tradizione accademica con una plasticità espressiva che inclina costantemente verso il teatro.

Un momento dello spettacolo
Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
I danzatori, in costumi misuratamente raffinati e scene costruite per suggerire spazi di passaggio e di attesa, si muovono come se attraversassero un paesaggio dell’anima. Ogni gesto appare calibrato, ogni pausa è carica di significato. In tale contesto, la scelta di affidare la musica a Pierdomenico ha rappresentato un’eccezione preziosa nell’economia sonora della serata. Il pianoforte ha conferito a questa coreografia una dimensione di intimità che nessuna registrazione avrebbe potuto restituire con pari evidenza. Letizia Masini, Navrin Turnbull, Giulia Frosi, Saïd Romas Ponce, Benedetta Montefiore, Marco Agostino e Gabriele Fornaciari hanno attraversato questa partitura con eleganza e misura, offrendo quella che è apparsa come la prova di più compiuta intensità lirica della serata.

Un momento dello spettacolo
Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
A chiudere il programma è Minus 16 di Ohad Naharin, nuova produzione per la Scala, nonché esordio assoluto del pezzo nella programmazione milanese: un evento di per sé significativo. Minus 16 è uno dei lavori più celebri e amati di Naharin, fondatore della Batsheva Dance Company e sicuramente una le figure più autorevoli della coreografia contemporanea. Creato nel 1999 e strutturato come un assemblaggio di materiali diversi (canti israeliani, musiche eterogenee, sequenze gestuali provenienti dalla pratica Gaga sviluppata dallo stesso Naharin), il pezzo si configura come una struttura volutamente aperta, mobile e adattabile: muta ogni volta, si adatta al luogo, al numero dei danzatori e soprattutto alla temperatura emotiva della sala. Portarlo alla Scala equivaleva, in fondo, a scommettere su qualcosa di apparentemente impossibile: introdurre l’imprevedibile nel tempio per eccellenza della misura e del controllo.

Un momento dello spettacolo
Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
La scommessa può dirsi vinta. I danzatori, vestiti con abiti neri essenziali, hanno eseguito le sequenze corali con una precisione serrata. Il ritmo si è fatto progressivamente più convulso, la musica più trascinante fino al momento di rottura: alcuni danzatori sono scesi inaspettatamente in platea, hanno raggiunto gli spettatori e li hanno invitati a salire sul palco. La sorpresa, chiaramente leggibile nei volti di chi non immaginava di divenire parte dell’evento scenico, si accompagnava, in alcuni, a una comprensibile esitazione. Il Teatro alla Scala, con i suoi palchi e la sua austera tradizione ottocentesca, si è trasformato per qualche minuto in uno spazio comunitario, animato da un momento di allegria autentica e condivisione.

Un momento dello spettacolo
Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
Una piccola riserva, tuttavia, resta legittima: l’utilizzo della musica su base registrata per Chroma e Minus 16 in un teatro come il Piermarini ha rappresentato una lieve dissonanza, non sul piano della legittimità artistica, indiscutibile, ma su quello della coerenza istituzionale. L’acustica di quella sala è concepita per il suono orchestrale, e la diffusione elettronica, per quanto accurata e ovviamente necessaria per la realizzazione delle opere in questione, priva il rapporto tra danzatori e musica di quella dimensione di rischio condiviso che appartiene alla performance dal vivo. Proprio per questo, il contrasto con il pianoforte di Dov'è la Luna risultava ancora più sensibile. Passare, nell’arco della medesima serata, dal neoclassicismo muscolare e disarticolato di McGregor alla scrittura elegiaca di Maillot, sino alla teatralità pulsante e comunitaria di Naharin, richiede interpreti che non siano soltanto impeccabili sul piano tecnico, ma realmente predisposti alla trasformazione. Ed è precisamente in questa duttilità (fisica, stilistica e intellettuale) che gli artisti della Scala hanno offerto la prova più convincente della serata.
McGregor/ Maillot/ Naharin

Un momento dello spettacolo
Brescia e Amisano
© Teatro alla Scala
Cast & credits - Chroma
| Titolo
McGregor/ Maillot/ Naharin |
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| Sotto titolo
Chroma |
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| Origine
Regno Unito |
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| Anno
2006 |
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| Durata
25 min. |
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| Data rappresentazione
22 marzo 2026 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
17 novembre 2006 |
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| Titolo originale
Chroma |
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| Regia
Wayne McGregor |
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| Interpreti
Virna Toppi Caterina Bianchi Camilla Cerulli Maria Celeste Losa Marco Agostino Nicola Del Freo Navrin Turnbull Christian Fagetti Frank Aduca Edward Cooper |
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| Produzione
Teatro alla Scala |
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| Scenografia
John Pawson |
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| Costumi
Moritz Junge |
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| Coreografia
Wayne McGregor |
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| Coreografia d'origine
Wayne McGregor |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala |
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| Fotografia
Brescia e Amisano |
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| Luci
Lucy Carter |
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| Musiche
Joby Talbot, Jack White III (musica registrata) |
Cast & credits - Dov'è la Luna
| Titolo
McGregor/ Maillot/ Naharin |
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| Sotto titolo
Dov'è la Luna |
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| Origine
Monaco/Francia |
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| Data rappresentazione
22 marzo 2026 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Interpreti
Letizia Masini Navrin Turnbull Giulia Frosi Saïd Ramos Ponce Benedetta Montefiore Marco Agostino Gabriele Fornaciari |
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| Produttori
Teatro alla Scala |
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| Produzione
Nuova Produzione Teatro alla Scala |
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| Scenografia
Jérôme Kaplan |
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| Costumi
Jérôme Kaplan |
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| Coreografia
Jean Christophe Maillot |
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| Coreografia d'origine
Jean Christophe Maillot |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala |
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| Luci
Dominique Drillot |
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| Musiche
Aleksandr Skrjabin |
Cast & credits - Minus 16
| Titolo
McGregor/ Maillot/ Naharin |
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| Sotto titolo
Minus 16 |
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| Origine
Israele |
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| Anno
1999 |
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| Data rappresentazione
22 marzo 2026 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
1999 |
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| Titolo originale
Minus 16 |
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| Produttori
Teatro alla Scala |
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| Produzione
Nuova Produzione Teatro alla Scala |
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| Costumi
Ohad Naharin |
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| Coreografia
Ohad Naharin |
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| Coreografia d'origine
Ohad Naharin |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala |
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| Luci
Avi Yona Bambi Bueno |
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| Musiche
Autori vari (musica registrata) |