L’immaginario di Italo Calvino a teatro

di Valentina Vannelli*

Data di pubblicazione su web 30/01/2026

La Cosmicomica vita di Q

Prodotto da Società per Attori e Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi, La Cosmicomica vita di Q è andata in scena mercoledì 21 gennaio al Teatro Era di Pontedera. Lo spettacolo, ideato e diretto da Luca Marinelli, è liberamente tratto da Tutte le Cosmicomiche di Italo Calvino.

Intorno alla metà degli anni Sessanta del Novecento, Calvino iniziò un lungo processo di produzione di racconti ispirati dalla lettura di testi scientifici, attratto dalle teorie di cosmogonia e cosmologia che si stavano diffondendo in quegli anni. Furono le immagini che spuntavano dalla lettura di testi e saggi di astronomia a ispirare e innescare il suo processo produttivo. Molti concetti astronomici sono privi di forma e non ci consegnano un aspetto chiaro e concreto dell’universo. Corpi celesti, buchi neri, galassie, stelle sono sostanza informe, vita embrionale ma già esistente. Calvino concepisce uno spazio privo di materia, una vita senza corpo ma completa, già socialmente evoluta; un niente con dentro qualcosa, un vuoto abitato da esseri senzienti. Gruppi di coscienze occupano uno stesso punto, che risulta contemporaneamente minuscolo e infinito, affollato e desolato. Nel gioco letterario la continua contrapposizione tra “il non essere e quel che c’è” (l’assenza del corpo, inteso come materia fisica visualizzabile, e l’Io, identità personale) è una delle principali chiavi di lettura dell’opera. Il progetto de Le Cosmicomiche durò circa vent’anni. Fu una produzione costante, che attraversò continui mutamenti. Le storie furono pubblicate su riviste letterarie e, solo in parte, raccolte in volumi curati dallo stesso scrittore. Nel 1997 uscì per Mondadori un libro composito che raccoglie l’intera produzione, catalogata per progetti tematici. 

Un momento dello spettacolo 
© Anna Faragona


Tutte le Cosmicomiche è il diario di una perpetua trasformazione nel grande ordine celeste narrata dalle voci dei personaggi, che emergono in modo chiaro e diretto, parlandoci come se fossimo al telefono o seduti in un bar, di fronte alle confidenze di un amico. Noi “vediamo” proiettando figure suggerite dall’ascolto. La pagina scritta si trasforma, l’atto della lettura diventa atto di ascolto, l’immaginazione si attiva attraverso il canale uditivo. Il lettore ha la possibilità di modellare l’astrazione come vuole, attraverso i segni di umanità lasciati tra le righe. Il corpo non viene mai descritto, ma non è negato. Le parole sono l’unico mezzo che abbiamo per unire forma e concetto, anche se “in questo universo” non sono sempre sufficienti a creare l’immagine completa. In una rappresentazione teatrale l’immagine concreta è il sigillo che la compagnia consegna allo spettatore. L’azione, il movimento, il corpo, la materia sono elementi fondanti dell’esperienza attoriale. La Cosmicomica vita di Q raccoglie una grande sfida, cercando di conciliare la costruzione di una dimensione dell’assenza con la necessità di concretezza propria del teatro. La compagnia porta in scena un adattamento delle storie che hanno come protagonista Q, primo punto di coscienza e prima voce narrante ideata da Calvino, integrandole in un impianto drammaturgico originale, ambientato in un presente apocalittico, nel quale Q – a causa delle molteplici incarnazioni nella condizione umana – ha perso la propria memoria primordiale.

Il Capodanno si avvicina e con esso la fine del mondo. Una “famiglia” dell’era protozoica cerca di ricongiungersi. È una collettività speciale, che esiste da prima che tutto avesse inizio. Il Decano (Federico Brugnone) è il primo che ha compiuto il risveglio e ha iniziato la ricerca degli altri. Tutti lo hanno riconosciuto e seguito. Manca soltanto un membro: Qfwfq. In questa incarnazione, Q (Luca Marinelli) è uno spigliato presentatore televisivo e conduce un programma di lotta intellettuale, in cui gli scienziati convalidano le proprie teorie battendosi a colpi di boxe. Durante la diretta dello show, mentre pubblicizza prodotti per la derattizzazione, il tempo si ferma, una manciata di stelle dorate cade dal cielo: Q affiora per un attimo. Il suo risveglio è lento ed elucubrante. Chiuso nella sua casa si confida con Chico, una lampada IA dalla grande empatia, che sblocca la porta quando la famiglia di Q si presenta e chiede di entrare. Con questa invasione, l’identità cosmologica si manifesta, liberando sul palcoscenico quel regno magico e lunare che Calvino ha creato con le cosmicomiche. Da questo momento l’azione scenica si muove su due livelli narrativi: il presente catastrofico e il passato “letterario”.

Un momento dello spettacolo 
© Anna Faragona

Mescolando e riunendo con familiarità storie e personaggi, creando nuovi possibili legami tra i testi originali e inventando una struttura capace di riempire il vuoto scenico del vuoto cosmico, il drammaturgo Vincenzo Manna è riuscito a comporre un testo teatrale equilibrato che si nutre dell’immaginario calviniano e ne rispetta le logiche, procedendo in accordo con l’ironia strutturale della sua poetica. Lo spettacolo è scandito dal movimento perpetuo: un ricordo svanisce in un altro e le scene si susseguono dissolvendosi abilmente. Il palco e la messa in scena mutano secondo una logica di continuità visiva. La recitazione si attiene ai toni vivaci della commedia brillante. Il cast (a cui si aggiungono Valentina Bellè, Fabian Jung, Gabriele Portoghese, Elena Rodonicich e Gaia Rinaldi) si coordina con fluidità, alternando la dimensione corale a quella individuale. Si genera un andirivieni di personaggi, nel quale solo Q rimane identificato con Luca Marinelli, mentre tutti gli altri attori interpretano più di un carattere, accentuando il ritmo e l’effetto comico. La scenografia ideata da Nicolas Bovey è essenziale: piccoli trucchi meccanici, che stimolano l’ingegno, permettono a un vasto telo argenteo di essere mare, cielo, crosta terrestre, riparo. Una gigantesca palla argentea cala al centro del palco: è la luna, quando era ancora vicina alla Terra e si poteva salirci su, con una scala a pioli, al largo degli Scogli di Zinco. Con pochi elementi scenici e un accurato gioco di luci si crea un’atmosfera soffusa, fumosa e rarefatta in cui l’assurdo lunare appare con nitidezza e sobrietà, richiamando echi scenici tra Méliès e Pierrot. Dissoluzione e cambiamento muovono l’intreccio e guidano il montaggio; allo stesso modo queste due costanti legano i racconti, caratterizzando l’eternità della vita.

Q è il testimone oculare, colui «che non è mai morto e c’è sempre stato», l’osservatore, che in questa drammaturgia assume un ulteriore significato: rappresenta il risveglio alla Quintessenza della vita. Sovente, durante la messa in scena dei suoi ricordi, rimane attonito in disparte, in ombra sul proscenio o ai lati della platea, suggerendo con l’atto scenico che ricordare è la capacità di osservare la propria memoria. E poiché i ricordi affiorano senza una vera programmaticità e occupano territori insoliti, anche gli attori si appropriano dello spazio teatrale come se fosse sconfinato: si posizionano fuori dal palco, occupano la platea e gestiscono i movimenti, le entrate e le uscite di scena, secondo criteri di apparente imprevedibilità ed evanescenza. Le musiche originali, composte da Giorgio Poi, aggiungono un tocco d’atmosfera: il loro apporto è così efficace da farsi invisibile, capace di conferire profondità emotiva e scivolare nella percezione inconscia dello spettatore. Una canzone si distingue all’interno dell’impianto musicale: Ayl (Elena Rodonicich), amore romantico di Q, scomparsa al tempo dell’avvento dei colori, cantando evoca i suoi ricordi cosmologici. Intense onde sonore annunciano che sta arrivando una nuova rottura dell’ordine cosmico. «Il cambiamento non è la fine del Mondo»: è solo un processo naturale a cui l’Universo è avvezzo e che noi umani abbiamo dimenticato. Prima di passare altrove, Q ci consegna una speranza: tornare all’essenza vitale, per poter «salvare lo spirito, il disegno, la vita di cui questo corpo può essere manifestazione».

Un momento dello spettacolo 
© Anna Faragona

La visione che si crea nella mente di un lettore è un fatto intimo, molto personale, di difficile comunicazione. Lo spettacolo, reinterpretando gli elementi concreti che Calvino ha disseminato tra le sue pagine e riorganizzandoli in un nuovo contesto narrativo, riesce a dare forma all’invisibile, ad aprire le porte al confronto di una fantasia privata – quella del lettore – e a restituire uno scenario coerente ed efficace. Nella sua interezza il progetto teatrale mantiene un tono misurato, delicato, neutrale e appare (anche) come un tentativo cavalleresco di riavvicinare il pubblico alla letteratura, a Italo Calvino e al suo modo di rappresentare, con ironia e leggerezza, la vita umana.


*Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.


La Cosmicomica vita di Q

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo 
© Anna Faragona

Cast & credits

Titolo 
La Cosmicomica vita di Q
Origine 
Italia
Anno 
2025
Durata 
2 ore circa, atto unico
Data rappresentazione 
21/01/2026
Città rappresentazione 
Pontedera
Luogo rappresentazione 
Teatro Era
Prima rappresentazione 
20/01/2026
Titolo testo d'origine 
Tutte le Cosmicomiche
Adattamento 
Vincenzo Manna
Autori testo d'origine 
Italo Calvino
Regia 
Luca Marinelli Danilo Capezzani
Interpreti 
Valentina Bellè
Federico Brugnone
Fabian Jung
Luca Marinelli
Gabriele Portoghese
Elena Radonicich
Gaia Rinaldi
Produzione 
Società per Attori, Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Spoleto Festival dei due Mondi
Scenografia 
Nicolas Bovey
Costumi 
Anna Missaglia
Suono 
Hubert Westkemper
Luci 
Nicolas Bovey
Musiche 
Giorgio Poi