L’immaginario di Italo Calvino a teatro

Un momento dello spettacolo
© Anna Faragona
Tutte le Cosmicomiche è il diario di una perpetua trasformazione nel grande ordine celeste narrata dalle voci dei personaggi, che emergono in modo chiaro e diretto, parlandoci come se fossimo al telefono o seduti in un bar, di fronte alle confidenze di un amico. Noi “vediamo” proiettando figure suggerite dall’ascolto. La pagina scritta si trasforma, l’atto della lettura diventa atto di ascolto, l’immaginazione si attiva attraverso il canale uditivo. Il lettore ha la possibilità di modellare l’astrazione come vuole, attraverso i segni di umanità lasciati tra le righe. Il corpo non viene mai descritto, ma non è negato. Le parole sono l’unico mezzo che abbiamo per unire forma e concetto, anche se “in questo universo” non sono sempre sufficienti a creare l’immagine completa. In una rappresentazione teatrale l’immagine concreta è il sigillo che la compagnia consegna allo spettatore. L’azione, il movimento, il corpo, la materia sono elementi fondanti dell’esperienza attoriale. La Cosmicomica vita di Q raccoglie una grande sfida, cercando di conciliare la costruzione di una dimensione dell’assenza con la necessità di concretezza propria del teatro. La compagnia porta in scena un adattamento delle storie che hanno come protagonista Q, primo punto di coscienza e prima voce narrante ideata da Calvino, integrandole in un impianto drammaturgico originale, ambientato in un presente apocalittico, nel quale Q – a causa delle molteplici incarnazioni nella condizione umana – ha perso la propria memoria primordiale.Il Capodanno si avvicina e con esso la fine del mondo. Una “famiglia” dell’era protozoica cerca di ricongiungersi. È una collettività speciale, che esiste da prima che tutto avesse inizio. Il Decano (Federico Brugnone) è il primo che ha compiuto il risveglio e ha iniziato la ricerca degli altri. Tutti lo hanno riconosciuto e seguito. Manca soltanto un membro: Qfwfq. In questa incarnazione, Q (Luca Marinelli) è uno spigliato presentatore televisivo e conduce un programma di lotta intellettuale, in cui gli scienziati convalidano le proprie teorie battendosi a colpi di boxe. Durante la diretta dello show, mentre pubblicizza prodotti per la derattizzazione, il tempo si ferma, una manciata di stelle dorate cade dal cielo: Q affiora per un attimo. Il suo risveglio è lento ed elucubrante. Chiuso nella sua casa si confida con Chico, una lampada IA dalla grande empatia, che sblocca la porta quando la famiglia di Q si presenta e chiede di entrare. Con questa invasione, l’identità cosmologica si manifesta, liberando sul palcoscenico quel regno magico e lunare che Calvino ha creato con le cosmicomiche. Da questo momento l’azione scenica si muove su due livelli narrativi: il presente catastrofico e il passato “letterario”.

Un momento dello spettacolo
© Anna Faragona
Mescolando e riunendo con familiarità storie e personaggi, creando nuovi possibili legami tra i testi originali e inventando una struttura capace di riempire il vuoto scenico del vuoto cosmico, il drammaturgo Vincenzo Manna è riuscito a comporre un testo teatrale equilibrato che si nutre dell’immaginario calviniano e ne rispetta le logiche, procedendo in accordo con l’ironia strutturale della sua poetica. Lo spettacolo è scandito dal movimento perpetuo: un ricordo svanisce in un altro e le scene si susseguono dissolvendosi abilmente. Il palco e la messa in scena mutano secondo una logica di continuità visiva. La recitazione si attiene ai toni vivaci della commedia brillante. Il cast (a cui si aggiungono Valentina Bellè, Fabian Jung, Gabriele Portoghese, Elena Rodonicich e Gaia Rinaldi) si coordina con fluidità, alternando la dimensione corale a quella individuale. Si genera un andirivieni di personaggi, nel quale solo Q rimane identificato con Luca Marinelli, mentre tutti gli altri attori interpretano più di un carattere, accentuando il ritmo e l’effetto comico. La scenografia ideata da Nicolas Bovey è essenziale: piccoli trucchi meccanici, che stimolano l’ingegno, permettono a un vasto telo argenteo di essere mare, cielo, crosta terrestre, riparo. Una gigantesca palla argentea cala al centro del palco: è la luna, quando era ancora vicina alla Terra e si poteva salirci su, con una scala a pioli, al largo degli Scogli di Zinco. Con pochi elementi scenici e un accurato gioco di luci si crea un’atmosfera soffusa, fumosa e rarefatta in cui l’assurdo lunare appare con nitidezza e sobrietà, richiamando echi scenici tra Méliès e Pierrot. Dissoluzione e cambiamento muovono l’intreccio e guidano il montaggio; allo stesso modo queste due costanti legano i racconti, caratterizzando l’eternità della vita.Q è il testimone oculare, colui «che non è mai morto e c’è sempre stato», l’osservatore, che in questa drammaturgia assume un ulteriore significato: rappresenta il risveglio alla Quintessenza della vita. Sovente, durante la messa in scena dei suoi ricordi, rimane attonito in disparte, in ombra sul proscenio o ai lati della platea, suggerendo con l’atto scenico che ricordare è la capacità di osservare la propria memoria. E poiché i ricordi affiorano senza una vera programmaticità e occupano territori insoliti, anche gli attori si appropriano dello spazio teatrale come se fosse sconfinato: si posizionano fuori dal palco, occupano la platea e gestiscono i movimenti, le entrate e le uscite di scena, secondo criteri di apparente imprevedibilità ed evanescenza. Le musiche originali, composte da Giorgio Poi, aggiungono un tocco d’atmosfera: il loro apporto è così efficace da farsi invisibile, capace di conferire profondità emotiva e scivolare nella percezione inconscia dello spettatore. Una canzone si distingue all’interno dell’impianto musicale: Ayl (Elena Rodonicich), amore romantico di Q, scomparsa al tempo dell’avvento dei colori, cantando evoca i suoi ricordi cosmologici. Intense onde sonore annunciano che sta arrivando una nuova rottura dell’ordine cosmico. «Il cambiamento non è la fine del Mondo»: è solo un processo naturale a cui l’Universo è avvezzo e che noi umani abbiamo dimenticato. Prima di passare altrove, Q ci consegna una speranza: tornare all’essenza vitale, per poter «salvare lo spirito, il disegno, la vita di cui questo corpo può essere manifestazione».

Un momento dello spettacolo
© Anna Faragona
*Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.
La Cosmicomica vita di Q

Un momento dello spettacolo
© Anna Faragona
Cast & credits
| Titolo
La Cosmicomica vita di Q |
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| Origine
Italia |
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| Anno
2025 |
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| Durata
2 ore circa, atto unico |
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| Data rappresentazione
21/01/2026 |
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| Città rappresentazione
Pontedera |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Era |
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| Prima rappresentazione
20/01/2026 |
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| Titolo testo d'origine
Tutte le Cosmicomiche |
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| Adattamento
Vincenzo Manna |
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| Autori testo d'origine
Italo Calvino |
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| Regia
Luca Marinelli Danilo Capezzani |
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| Interpreti
Valentina Bellè Federico Brugnone Fabian Jung Luca Marinelli Gabriele Portoghese Elena Radonicich Gaia Rinaldi |
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| Produzione
Società per Attori, Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Spoleto Festival dei due Mondi |
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| Scenografia
Nicolas Bovey |
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| Costumi
Anna Missaglia |
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| Suono
Hubert Westkemper |
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| Luci
Nicolas Bovey |
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| Musiche
Giorgio Poi |