Uno Schiaccianoci contemporaneo e “scapigliato”
È “scapigliato” Lo Schiaccianoci di Mauro Bigonzetti creato per la MM Contemporary Dance Company e presentato in prima italiana al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena dopo il debutto al LAC Lugano Arte e Cultura lo scorso dicembre. Un’originale rilettura che mantiene per intero l’immortale partitura di Pëtr Il’IČ Čajkovskij, si ispira al racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann ma si permette delle licenze narrative che rendono la favola più moderna e adatta alla mise en oeuvre di un balletto contemporaneo on demi-pointe.
Una fabula coreutica costruita su misura per l’ottima e accreditata compagine di Reggio Emilia, diretta da Michele Merola, chiamata a mettere in scena un titolo altisonante firmato da uno dei più apprezzati autori della scena coreografica internazionale. Quel Bigonzetti che vanta importanti trascorsi come ballerino nel Corpo di Ballo dell’Opera di Roma e in Aterballetto, come direttore dello stesso Aterballetto e del Balletto del Teatro alla Scala di Milano e da più lustri è un coreografo ricercato e osannato dai teatri di tutto il mondo. Un autore con la A maiuscola che con la compagnia reggiana affronta per la prima volta un’opera del repertorio ottocentesco dopo essersi cimentato in personali versioni di creazioni del Novecento fra cui Cinderella per il Corpo di Ballo della Scala nel 2015.

Spirito indomito e dall’incontenibile estro creativo, Bigonzetti si lancia in un’insidiosa avventura ben consapevole di cosa significhi “attraversare” un classico per eccellenza. Un attraversamento stimolato dal sodalizio con la formazione di Merola per la quale Mauro ha già firmato Ballade insieme a Enrico Morelli, uno spettacolo che ha vinto il Premio Danza&Danza 2022, e ora realizza il suo Schiaccianoci. Un balletto in due atti di cui cura la partitura coreografica e narrativa e si avvale per le scene, le luci e l’ideazione video della consolidata collaborazione con Carlo Cerri e per i costumi di quella altrettanto solida con Lois Swandale e Kristopher Millar.
Questa “riedizione scapigliata”, e per certi versi irriverente, inizia con un prologo avvolto dall’oscurità in cui Drosselmeyer è intento a fabbricare il giocattolo Schiaccianoci che poi regalerà alla prediletta Clara. E già qualcosa appare strana: Drosselmayer è la più che brava Fabiana Lonardo en travesti che conserva inalterato il fascino misterioso di questa figura cardine mettendone in luce il carattere androgino.
L’inizio del primo atto, quello della Vigilia di Natale, in modo inusuale si svolge nella cucina del palazzo Stalhbaum dove cuochi indaffarati preparano prelibate pietanze per gli ospiti e i bambini intralciano il loro lavoro. Fin da subito Bigonzetti elimina i personaggi consultori come genitori, nonni, borgomastro, governatore per concentrarsi su Clara, un’incantevole Giorgia Raffetto, e sul fratello Fritz, un dispettoso Giuseppe Villarosa, che, a differenza dell’archetipo e delle sue non poche rivisitazioni, ha un ruolo più definito e si impone all’attenzione scorazzando qua e là in go-kart.

Grazie alle animazioni 3D di Cerri l’allestimento scenico è fluido, visionario e dai tratti barocchi con immagini trompe l’oeil che via via caratterizzano l’accadimento danzato. Le video proiezioni danno l’esatta percezione di una realtà virtuale che rispecchia quel complesso e impalpabile stato d’animo che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza della protagonista con la scoperta dei primi turbamenti per lo Schiaccianoci.
Il burattino donatole da Drosselmeyer viene rubato da Fritz, che glielo strappa di mano e lo insudicia con la farina, ma il padrino lo pulisce e lo rende alla sorella. Hanno così inizio i festeggiamenti intorno a due tavole addobbate di rosso, con candelabri d’argento e zuppiere piene di frutta inondate di una luce caravaggesca che esalta anche le danze corali degli ospiti dallo stile e dalla tempra contemporanei. A un certo punto la stanchezza si fa sentire e Clara come da copione si addormenta con l’amato pupazzo. Nel sogno le sue paure sono incarnate dal gruppo di roditori impellicciati, capitanati dal Re dei Topi, un prestante e biondo Andrea Palmieri; ma questi demoni sono contrastati non dai consueti soldatini ma dai cuochi, che scacciano i malefici invasori.
Vero deus ex machina Drosselmeyer interviene e trasforma lo Schiaccianoci (un ineccepibile Nicola Stasi) in un bellissimo principe in divisa rossa che ammalia Clara e insieme danno vita ad un intenso e dinamico passo a due. La magia di questo incontro culmina nella celebre scena del Valzer dei fiocchi di neve, in cui speciali tutù rivestono ballerini e ballerine che danzano intorno ai due giovani innamorati in un’atmosfera innevata e colma di liricità, a cui non è estraneo l’intervento del padrino.

Ma è nel secondo atto che rifulge la maestria di Bigonzetti quando, lungi dal ricreare il Regno dei Dolciumi con tanto di Fata Confetto, privilegia l’atemporalità di un luogo onirico e il suo linguaggio coreografico esplode in tutta la sua inconfondibile espressività fatta di corpi, di energia e di figurativismo. Dopo un potente assolo, Drosselmeyer invita Clara e Schiaccianoci a lasciarsi andare alla felicità, allietata dal divertissement delle danze esotiche dello Schiaccianoci di Petipa rivisitate dal dancemaker romano. La danza spagnola è resa da un elegante Federico Musumeci con tanto di gonna rossa e ventaglio; quella araba è interpretata da Paolo Giovanni Grosso e Aurora Lattanzi in un felino groviglio di gesti; quella cinese vede in azione Anna Dal Maso e Luca Marchi; quella russa è animata da Filippo Begnozzi, Giulia Lusetti e Sara Manziniu; quella dei Mirlitons è proposta da Lorenzo Molinaro e Alice Ruspaggiari che, rompendo l’illusione scenica, riallineano una cornice che virtualmente pende sullo sfondo.
A introdurre il Valzer dei fiori è ancora Drosselmeyer che si esibisce in un altro carismatico assolo che poi diventa un quartetto con Clara, Schiaccianoci e Frtiz e infine un ensemble che raduna tutti gli interpreti in una sequenza mossa e trascinante. L’attesa apoteosi arriva con il passo a due finale di Clara e Schiaccianoci. E qui Bigonzetti lascia il segno sfoderando un duetto contemporaneo in cui i corpi diventano loquaci, esprimono forti emozioni con una fisicità terrena, viscerale e tanto, tanto vicina. Alla fine, applausi calorosi e convinti suggellano il successo di questo Schiaccianoci bigonzettiano e della Compagnia guidata da Michele Merola.
Lo Schiaccianoci

Un momento dello spettacolo
Cast & credits
| Titolo
Lo Schiaccianoci |
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| Origine
Italia |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
18 gennaio 2026 |
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| Città rappresentazione
Modena |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Comunale Pavarotti-Freni |
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| Prima rappresentazione
19 dicembre 2025 |
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| Interpreti
Giorgia Raffetto (Cara) Giuseppe Villarosa (Fritz) Nicola Stasi (Schiaccianoci) Andrea Palmieri (Re dei topi) |
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| Scenografia
Carlo Cerri |
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| Costumi
Lois Swandale, Kristopher Millar |
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| Coreografia
Mauro Bigonzetti |
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| Corpo di ballo
MM Contemporary Dance Company |
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| Luci
Carlo Cerri |
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| Musiche
Pëtr Il'IČ Čajkovskij |