La cieca obbedienza al sistema

Entrano in scena ventitré uomini in divisa da poliziotti, dispiegano verso il pubblico striscioni con scritte in latino – i “motti” (scritti da Claudia Castellucci ed elencati nel programma di sala), tradotti in italiano dalla voce fuoricampo dell’altoparlante – e iniziano a eseguire una serie di ordini impartiti da un’entità superiore, invisibile, che guida gli attori in diretta come burattini al servizio del potere. Il gruppo di poliziotti, infatti, è formato da attori non professionisti, “presi dalla strada”, che accettano di eseguire qualsiasi ordine gli venga dato attraverso un auricolare, con cieca obbedienza, seguendo rigide regole di comportamento (anch’esse elencate nel programma di sala) e senza conoscere minimamente l’evoluzione degli eventi. Lo svolgimento non segue un filo narrativo, è piuttosto una sequenza di azioni simboliche di grande impatto emotivo, a tratti quasi disturbanti, che celano riflessioni sul concetto di “de-individuazione” dell’agente di polizia, che silenzia la propria coscienza nel nome del collettivo, di quella fratellanza che dà il nome all’opera ma che si basa sui valori della violenza e della disciplina. Non troppo celata è la critica alle forze dell’ordine, rappresentate come un potere incontrastabile, un organo di supervisione costante, di una violenza efferata e spesso gratuita che sposa pienamente i concetti teorizzati nel cosiddetto “effetto Lucifero”: l’essere umano tende ad assumere comportamenti inaspettati in base al contesto sociale in cui si trova e al ruolo che ricopre.

Nel continuo susseguirsi di scene, nello spettatore si alternano emozioni contrastanti: dall’ansia che scaturisce da scene violente di percosse e torture perpetrate dagli agenti si passa al senso di grottesco dato dall’adunata di fronte a un idolo deforme venerato come un dio (che ricorda molto le adunate naziste e fasciste della Seconda guerra mondiale). Nel finale, entra in scena un bambino, di quattro o cinque anni, con una tunica bianca, molto simile a quella dell’anziano profeta, simbolo dell’innocenza infantile; il bambino prende il centro del palco e, in un momento carico di pathos, riceve un manganello da uno degli agenti, disperdendosi poi tra il gruppo di poliziotti rimasti sullo sfondo. Una chiusura potente e significativa, un vero e proprio passaggio di consegne che ci mostra come chiunque possa essere corrotto dal potere, dal senso di superiorità e appartenenza sociale che derivano dall’indossare una divisa, dall’essere parte di un gruppo.
Bros non è uno spettacolo per i deboli di cuore: non c’è da stupirsi che alcuni spettatori abbiano scelto di lasciare la sala dopo qualche minuto. Non si tratta di una visione facile, il pubblico è emotivamente coinvolto dal principio e ci sono parecchi elementi inconsueti che possono sembrare privi di senso, sia a livello scenico che interpretativo, e possono infastidire o stranire chi non ha un’apertura totale verso l’immersività dell’esperienza. Le luci sempre soffuse creano un effetto di velatura dello sguardo, come a sottolineare l’anonimato degli agenti, ma in netto contrasto troviamo il minuzioso lavoro sul sonoro, spesso molto aggressivo e ad alto volume (come i colpi di pistola sparati a salve), ma che include anche lente musiche d’accompagnamento per i momenti di pathos. La parola viene quasi completamente omessa e questo rende ancora più essenziale il fattore multisensoriale che, oltre ai già citati elementi di luce e sonoro, si manifesta anche attraverso l’olfatto con il forte odore d’incenso che a un certo punto invade la sala. L’impronta autoriale di Castellucci è molto forte e i riferimenti sono numerosi e specifici; i poliziotti, tra una scena e l’altra, si mettono in posa per ricreare celebri dipinti (riconosciamo La fucilazione del 3 maggio 1808 di Francisco Goya e La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix) e portano sul palco gigantografie a soggetto vario, tra cui una foto di Samuel Beckett che rivela la già chiara influenza del teatro dell’assurdo.

Insomma, è difficile descrivere a parole un’esperienza così totale. Nell’arco di appena ottanta minuti, Castellucci inserisce riferimenti all’arte, al cinema, alla drammaturgia e alla Bibbia, ma quello che rimane maggiormente impresso una volta calato il sipario è la forte critica sociale. L’agente di polizia diventa il simbolo per eccellenza dell’alienazione dell’uomo nella società contemporanea; gli attori non recitano una parte a memoria ma, come afferma il regista nell’intervista di Angela Consagra presente nel programma di sala, «è tutto il contrario dell’improvvisazione. […] Lo spettacolo risulta sempre uguale in qualsiasi parte del mondo lo si replichi». La rinuncia alla coscienza individuale è però un concetto che riguarda tutti noi: forse siamo tutti burattini in mano al potere delle convenzioni sociali, tutti accettiamo l’omologazione in nome dell’ordine, siamo costantemente controllati e osservati dai nostri dispositivi proprio come i poliziotti dello spettacolo controllano e osservano costantemente il pubblico.
Romeo Castellucci, riconosciuto internazionalmente per la sua visione originale del teatro, crea un piccolo mondo dove le arti si mescolano tra loro, si alternano la violenza e la confusione, il grottesco e l’esoterismo, ma tutto risulta estremamente coerente. Per quanto l’esperienza sia di difficile comprensione, si viene assorbiti dall’aura mistica della scenografia cupa, delle luci soffuse, dell’imponente sonoro e della potenza espressiva, simbolica ed emotiva messa in campo dagli attori nella rappresentazione delle scene. Bros tocca tutte le corde dell’animo umano e ha molteplici chiavi di lettura, ma la cosa certa è che si tratta di uno spettacolo unico in tutti i suoi aspetti, che lascia dentro di noi il segno del suo passaggio.Bros
Cast & credits
| Titolo
Bros |
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| Origine
Italia |
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| Anno
2021 |
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| Durata
80 minuti senza intervallo |
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| Data rappresentazione
17/01/2026 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro La Pergola |
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| Prima rappresentazione
16/01/2026 |
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| Autori
Romeo Castellucci |
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| Soggetto
Romeo Castellucci |
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| Regia
Romeo Castellucci |
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| Interpreti
Valer Dellakeza Luca Nava Sergio Scarlatella |
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| Produzione
Societas, Kunstenfestivaldesarts (Bruxelles), Printemps des Comédiens 2021 (Montpellier), LAC Lugano Arte e Cultura, Maillon Théâtre de Strasbourg, Temporada Alta 2021 (Girona), Manège-Maubeuge, Le Phénix Scène nat |
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| Scenografia
Plastikart studio |
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| Costumi
Atélier Grazia Bagnaresi |
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| Sceneggiatura
Romeo Castellucci, Piersandra Di Matteo |
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| Suono
Romeo Castellucci |
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| Luci
Romeo Castellucci |
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| Musiche
Scott Gibbons |