Il ricordo come varco del Sé

Una scena del film
Secondo l’antropologa statunitense Margaret Maed, la vita è
flessibile – possiamo cambiarla, reinventarla – ma è anche elastica, perché ci
riporta sempre verso ciò che abbiamo vissuto nell’infanzia, dove si formano le
prime immagini del mondo, quelle che continuano a risuonare anche quando
crediamo di essercene dimenticati.
Il film si apre come un percorso iniziatico con la nascita di Amélie, ma
ciò che davvero mette in scena è la nascita del suo sguardo. Nei primi mesi la
bambina sembra immersa in uno stato di apatia quasi metafisica, come se la vita
non avesse ancora trovato un modo per raggiungerla. Poi un sapore – il
cioccolato bianco – e uno sguardo – quello della nonna, l’unica persona a non
trattarla come una bambina – rompono l’opacità illuminando per la prima volta
il varco per il mondo.
Vallade e Han scelgono
di confrontarsi con un testo complesso, in cui Nothomb rielaborava i primi anni
della sua infanzia trascorsi in Giappone attraverso una lente che mescolava
autobiografia, filosofia e percezione infantile. Il film accoglie questa
materia ibrida traducendola in un linguaggio visivo che oscilla tra realismo e
astrazione. La produzione franco-belga lavora su un’animazione che privilegia
la tattilità, la luce, la vibrazione degli spazi domestici. Ogni scelta formale
è al servizio della soggettività della protagonista, del suo modo di abitare un
corpo troppo piccolo per contenere il suo desiderio e un mondo che ancora non
comprende. L’infanzia è vista come un territorio in cui il reale è ancora
reversibile e la fantasia diviene un atto di sopravvivenza. In questo
equilibrio il film trova la sua forza. La piccola Amélie non si limita a
raccontare un’infanzia ma la utilizza come spazio mitico, pre-logico, dove gli
oggetti sono animati e il mondo è ancora permeabile al simbolico.
Una scena del film
In questo senso, la bambina sembra incarnare ciò che Marie-Louise von
Franz riconosceva nell’infanzia: un tempo in cui il confine, ancora poroso,
tra reale e simbolico consente di trasformare un oggetto in presenza, dando
vita all’inanimato. È ciò che accade all’aspirapolvere, guardato dalla bambina
come uno strano animale dal collo lungo in grado di sostituire qualcosa con
niente. E quando la vita si mostra come una bocca che inghiotte e fa male è
proprio la capacità di ricordare a salvarla. La piccola Amélie ci lascia dunque
con l’idea che i ricordi siano essenziali per accedere all’inconscio e
comprendere il sé, trasformando le esperienze passate, anche quelle più
dolorose, in conoscenze per il futuro.
La piccola Amélie

Cast & credits
| Titolo
La piccola Amélie |
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| Origine
Francia |
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| Anno
2025 |
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| Durata
77 min |
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| Colore | |
| Titolo originale
Amélie et la Métaphysique des Tubes |
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| Autori testo d'origine
Amélie Nothomb |
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| Regia
Maïlys Vallade e Liane-Cho Han |
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| Interpreti
Luna Tosti (Amélie) Domitilla D'Amico (Danièle, la madre) Francesco Bulckaen (Patrick,il padre) Federica Simonelli (Nishio-san) Roberta Pellini (Kashima-san) Aurora Cancian (Claude, la Nonna) Gabriele Tonti (André) Luna Massari (Juliette) |
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| Produttori
Nidia Santiago, Henri Magalon, Edwina Liard, Claire La Combe |
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| Produzione
Ikki Films, Maybe Movies, Puffin Pictures, 2 Minutes, France 3 |
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| Distribuzione
Lucky Red |
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| Scenografia
Eddine Noël |
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| Sceneggiatura
Liane-Cho Han, Aude Py, Maïlys Vallade, Eddine Noël |
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| Montaggio
Ludovic Versace |
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| Musiche
Mari Fukuhara |