Approda
al teatro della Pergola l’adattamento di
Perfetti Sconosciuti, film cult
di
Paolo Genovese (2016). La regia teatrale, firmata dallo stesso
Genovese, nasce da un allestimento del copione in un teatro a Buenos Aires. Da
lì matura nel regista la consapevolezza che «quella storia sul palcoscenico comunicava emozioni
diverse» (
Sentimenti universali, intervista a P.
Genovese di A. Consagra, 22 dicembre 2025) e che una trasposizione teatrale
avrebbe funzionato meglio di qualsiasi sequel pensato come un’operazione di
puro marketing cinematografico.
Lo
spettacolo, fedele alla trama e alle battute del soggetto originale, mette in
scena una cena, durante una eclissi lunare, tra un gruppo di amici – tre coppie
e un “single”. In questa occasione, Eva (
Valeria Solarino), padrona di
casa, propone di fare un gioco: posare tutti i telefoni sul tavolo per
condividere messaggi e telefonate. Lo scopo? Dimostrare al partner e agli amici
di non avere segreti e di essere sinceri tra loro. Iniziato il gioco, il climax
si raggiunge nel momento in cui Lele (
Dino Abbrescia), per nascondere un
tradimento, chiede a Beppe (
Massimo De Lorenzo) di scambiarsi i
telefoni. Tra malintesi erotici, “quadrati” amorosi e una nuova consapevolezza,
quella di essere dei “perfetti sconosciuti”, il gruppo si distrugge e la cena
si conclude in modo disastroso. Tutti abbandonano la casa e in scena rimangono
solo Eva e Rocco (
Paolo Calabresi). Con un finale a sorpresa.

Un momento dello spettacolo
© Salvatore Pastore
Il
cast, che comprende anche
Alice Bertini,
Paolo Briguglia e
Cristina
Pellegrino, si muove in uno spazio che “sa di casa”, costruito in maniera
convincente dallo scenografo
Luigi Ferrigno. Ogni elemento della scena
appare reale e funzionale alle azioni degli attori: il tavolo centrale, dove
avviene la maggior parte dell’azione drammatica; il bagno che, per necessità
drammaturgiche, è coperto da un telo semitrasparente che lascia intravedere ciò
che accade al suo interno; la cucina, rialzata rispetto al tavolo; e i numerosi
oggetti presenti sui mobili e sulle mura del fittizio soggiorno – tra cui
spicca la presenza di un orologio appeso funzionante. Insomma, nessun oggetto,
nessun mobile, nessun arredo si trova in scena per caso.
Ma
l’elemento più efficace è senza dubbio l’interpretazione degli attori, con una
menzione particolare per De Lorenzo e Abbrescia. Una recitazione genuina,
spontanea, che trasporta il pubblico direttamente nel salotto assieme ai
personaggi.
In
generale, l’adattamento teatrale offre la possibilità di immedesimarsi maggiormente
nella storia. Il passaggio dal cinema al teatro ha imposto dei ripensamenti e
dei cambiamenti drastici. Grazie al lavoro di luci (
Fabrizio Lucci) e a
un uso sapiente degli spazi scenici, è stato possibile rendere in modo particolarmente
efficace gli “a parte” previsti dal copione. Le cruciali scene sul balcone –
come lo scambio dei telefoni tra Lele e Beppe – avvengono sul ciglio del
palcoscenico. Durante questi momenti, la luce calda e accogliente della casa
viene abbassata, lasciando la scenografia al buio, mentre gli attori
sull’immaginario balcone vengono “bagnati” da una luce fredda – come quella
generata da una luna in eclissi – creando un effetto credibile e funzionale.
Meno convincente, invece, è stata la resa delle chiamate in vivavoce, spesso
coperte dalle battute dei personaggi (e dagli applausi in sala). Le chiamate,
registrate con un tono fin troppo impostato, entrano in contrasto con la
recitazione naturale degli attori sul palcoscenico, creando così un dislivello
che spezza leggermente la credibilità della scena.

Un momento dello spettacolo
Ciò che colpisce
maggiormente dell’adattamento è proprio il forte coinvolgimento emotivo del
pubblico. La sensazione che si respira in platea, seduti sulle poltroncine del
teatro, è quella di partecipare alla cena non come meri spettatori di una
finzione scenica, bensì come amici del gruppo. Ogni volta che un telefono sul
tavolo suona, gli spettatori-amici si spaventano, come se il segreto che stesse
per essere rivelato fosse il loro. Le ansie delle coppie vengono condivise
anche dal pubblico, che, se prima rideva di gusto e si compiaceva delle battute
del copione, ora si trattiene, quasi impaurito di ferire ulteriormente i sentimenti
dei personaggi. A conferma di questa sorta di “catarsi” collettiva, una volta
finito lo spettacolo, di fronte al sipario chiuso e alle luci accese, tutte le
coppie presenti in sala si abbracciano e si baciano, giurandosi eterna fedeltà.
Un effetto che ha contagiato giovani e anziani, dai palchi alla platea.
*Studente del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGA