La Gesamtkunstwerk di Berio e McGregor
È un’opera d’arte totale Coro di Luciano Berio coreografata da Wayne McGregor e presentata in prima assoluta al Teatro La Fenice di Venezia per celebrare il centenario della nascita del compositore ligure. La produzione si inserisce nel ciclo dei Progetti Speciali dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia - Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee che chiude il 2025 nel segno della musica e della danza dando nuova forma al capolavoro di Berio. La partitura, composta tra il 1974 e il 1976, è stata eseguita per la prima volta nel 1976 alla Biennale Teatro e Musica diretta da Luca Ronconi e ora torna a risuonare nella città lagunare come omaggio a uno dei più importanti autori dell’avanguardia musicale europea e come banco di prova per lo sperimentalismo di McGregor.
Da tempo il direttore della Biennale Danza aveva in animo di confrontarsi «con la straordinaria sfida di coreografare l’incredibile e complessa musica di Luciano Berio» e nella fattispecie con Coro per quella «superba scrittura orchestrale e corale» capace di tradursi in «un’esperienza viscerale, quasi fisica, perfetta per la danza». Così il coreografo britannico si inventa un particolare modo per incontrare il “poema” musicale, strumentale e vocale di Berio e misurarsi con un cimento espressivo sui generis grazie anche al coinvolgimento della Company Wayne McGregor e di Biennale College Danza. Una compagine scelta e supervisionata dallo stesso dance maker dal 2021 al 2025.

Ritenuta una delle opere più significative e dirompenti del secondo Novecento e ancora centrale nella vasta produzione di Berio, Coro è l’espressione della capacità di amalgamare materiali eterogenei in cui i testi di Pablo Neruda, tratti da Residencia en la tierra, costituiscono il collante poetico di canti popolari di paesi lontani eppure vicini. Perù, Polinesia, Persia, Croazia, Cile, Italia formano un «coro pluriculturale» che – come dice Berio – «è anche un’antologia di modi diversi di mettere in musica» e per questo «da ascoltarsi come progetto aperto» capace di «generare situazioni e rapporti sempre diversi».
I protagonisti di questa composizione – gigantesca nello spirito compositivo e agile nella velocità dell’esecuzione che si risolve in poco più di un’ora – sono i quaranta elementi dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia magistralmente diretta da Koen Kessels, le quaranta voci soliste del Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini guidato dal Maestro Lorenzo Donati e i venti danzatori di cui dieci della Company Wayne McGregor e dieci di Biennale College Danza. Ciascun gruppo ha un preciso spazio nell’allestimento scenico in cui i coristi e gli orchestrali sono alternativamente affiancati in fondo al palcoscenico e i danzatori hanno a disposizione la restante parte del palco, con l’aggiunta della buca dell’orchestra ricoperta e trasformata in luogo deputato alla loro poliedrica performance. I ballerini, in tute grigie esaltate dalle luci cangianti di Theresa Baumgartner, ballano su un tappeto rosso sangue in cui campeggiano i versi Venid a ver la sangre por las callas con cui Neruda ricorda le violenze perpetrate durante la guerra civile spagnola e che risultano quanto mai attuali.
Immersi in un’ovattata penombra ma illuminati da led di fredda luce bianca, coro e orchestra, si esibiscono e al tempo stesso assistono alle evoluzioni dei danzatori in una sorta di teatro nel teatro che comprende anche gli spettatori, resi partecipi di un gioco multiprospettico arricchito dalla fusione tra luce, suono, movimento, canto. In questa Gesamtkunstwerk di wagneriana memoria, l’orchestica di McGregor si inserisce come nel teatro greco antico per tradurre in movimento quanto musica, voce e parole raccontano. Il linguaggio è contemporaneo ma intriso di linee accademiche.

Nella coreografia si crea una cantabilità e una melodia fisica sulla stridente e dissonante partitura di Coro. Suggestivo è cogliere questa distanza e differenza nei lirici intrecci dei tersicorei. Dinamici diventano gli ensemble, i duetti, i terzetti, i quintetti, i soli speculari, le pose plastiche e sinusoidali, i passi a canone; e anche McGregor “scrive” la sua partitura, eseguita da un organico in cui svetta la Company di McGregor e fa la sua figura Biennale College Danza.
Di notevole impatto è il finale in dissolvenza musicale, corale, coreografica. Più che meritati sono gli applausi del pubblico.
Coro

Cast & credits
| Titolo
Coro |
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| Data rappresentazione
6 dicembre 2025 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Teatro La Fenice |
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| Prima rappresentazione
6 dicembre 2025 |
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| Titolo originale
Coro per quaranta voci e strumenti |
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| Autori
Luciano Berio |
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| Adattamento
Wayne McGregor |
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| Autori testo d'origine
Pablo Neruda |
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| Coreografia
Wayne McGregor |
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| Corpo di ballo
Company Wagner McGregor e i danzatori della Biennale College Danza |
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| Luci
Theresa Baumgartner |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro La Fenice |
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| Direzione d'orchestra
Koen Kessels |
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| Coro
Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Sarancini” |
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| Maestro del coro
Lorenzo Donati |