Il punto in cui ci somigliamo

di Alessia Esposito*

Data di pubblicazione su web 22/12/2025

Gioia mia

Presentato alla 78ª edizione del Locarno Film Festival, Gioia mia è opera prima della regista e sceneggiatrice Margherita Spampinato, che si muove con delicatezza tra il potere evocativo dei ricordi e l’incontro tra due mondi apparentemente inconciliabili.

Nico (Marco Fiore), bambino di città iperconnesso e moderno, si ritrova a trascorrere l’estate in Sicilia, lontano dalla tecnologia, dai suoi genitori e dalla sua amata baby-sitter. Ad accoglierlo c’è la zia Gela (Aurora Quattrocchi), donna anziana, burbera e religiosa ancorata alla tradizione e a un passato fatto di rituali e superstizioni. L’impatto tra i due mondi è ineluttabile e tempestoso: da un lato la rapidità della modernità e dall’altro la lentezza del tempo sospeso, di una Sicilia ancestrale. La diffidenza di Nico e l’imposizione delle regole “analogiche” di zia Gela innescano una dinamica complessa che si tramuterà piano piano in un legame profondo. Per Nico quella estate sarà costellata di scoperte, oltre che di incontri significativi, come quello con la sfacciata Rosa (Martina Ziami), leader del gruppo di ragazzini del vicinato, che lo incita ad aprire una scatola di vecchie foto contenente il segreto inconfessabile dell’anziana donna.

Una scena del film
Una scena del film 

Margherita Spampinato, ispirata dal ricordo delle sue estati siciliane, riesce a elaborare una narrazione intima e piena di autenticità, toccando temi universali che danno al film un sapore d’altri tempi. Nonostante si tratti di un’opera prima, la regia rivela una notevole maturità espressiva. La pellicola è stata definita dalla critica cinematografica italiana «poetica, tenera e piena di colore».

La Sicilia e l’antico caseggiato non sono solo lo sfondo, ma diventano parte integrante della narrazione come specchio delle emozioni dei protagonisti.

L’impatto emotivo dell’opera risiede, in larga misura, nella straordinaria prova attoriale dei due protagonisti. L’ottuagenaria interprete offre un’interpretazione energica e sfaccettata della zia Gela: una figura complessa che incarna l’immobile saggezza e le superstizioni del Sud Italia. Al suo fianco, il giovane Marco Fiore restituisce con naturalezza l’irrequietezza e la vulnerabilità dell’infanzia, diventando il vero cuore emotivo del film.

Una scena del film
Una scena del film

La regia, sobria e attenta, riesce a dipingere sequenze piene di vita privilegiando i dettagli e i gesti quotidiani senza colpi di scena né spettacolarizzazione, unendo un senso di mistero legato alla figura della zia Gela e alle superstizioni del luogo. Dal punto di vista visivo, le inquadrature, spesso su primi piani e dettagli, catturano micro-espressioni dei volti che dicono molto di più delle parole. La musica interviene con discrezione: uno dei punti di forza è l’uso del silenzio che diventa tema narrativo.

Gioia mia è dunque un film che non cerca di stupire con artifici, ma di emozionare lo spettatore facendogli riscoprire la bellezza di un tempo perduto e l’importanza dei legami familiari che superano ogni differenza. Un esordio sentito e convincente che merita la visione.


* Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.



Gioia mia

Cast & Credits



La locandina
La locandina



Cast & credits

Titolo 
Gioia mia
Origine 
Italia
Anno 
2025
Durata 
90 min
Prima rappresentazione 
11 dicembre 2025
Titolo originale 
Gioia mia
Regia 
Margherita Spampinato
Interpreti 
Aurora Quattrocchi (Gela)
Marco Fiore (Nico)
Martina Ziami (Rosa)
Camille Dugay Comencini (Violetta)
Clara Salvo (Masuccia)
Concetta Ingrassia (Mariula)
Renata Sajeva (Lia)
Produzione 
Benedetta Scagnelli, Alessio Pasqua
Distribuzione 
Fandango
Scenografia 
Marinora Ferrandes
Costumi 
Giovanni Schiera, Daniela Virgilio
Montaggio 
Margherita Spampinato, Davide Cuccurugnani
Fotografia 
Claudio Cofrancesco
Musiche 
Alice Zecchelli