C’è un assassino qui?
Riccardo III è il quarto capitolo della tetralogia shakespeariana iniziata con Enrico IV, prima, seconda e terza parte. La storia segue la scalata al trono di Riccardo, duca di Gloucester, uomo senza scrupoli, seduttore, malvagio, deforme nel corpo quanto nell’anima. Riccardo fa tutto ciò che è in suo potere per poter raggiungere il suo unico obiettivo: diventare re d’Inghilterra. Il duca di Gloucester non guarda in faccia a nessuno, non bada ad alcun tipo di legame, ad alcuna amicizia.
Mentre il fratello, re Enrico IV d’Inghilterra, è ammalato, Riccardo fa uccidere il fratello duca di Clarence, che lo precede nella linea di successione. Clarence è imprigionato nella Torre di Londra a causa dello stesso Riccardo, che però si mostra falsamente benevolo nei confronti del fratello. Riccardo seduce Lady Anna, vedova di Edoardo, principe di Galles, assassinato per mano di Riccardo stesso, e fa rinchiudere i giovani principi figli di Edoardo IV, suoi nipoti, nella torre di Londra, facendone perdere ogni notizia.
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Un momento dello spettacolo
© Gianluca Pantaleo
Il protagonista elimina chiunque sia di ostacolo alla sua ascesa al trono, come Lord Hastings e addirittura Buckingham, suo precedente alleato. Si trova, infine, ad affrontare la sua ultima battaglia contro Lord Richmond che lo sconfiggerà mettendo fine alla Guerra delle due Rose e instaurando la dinastia Tudor al trono.
Antonio Latella firma la regia di un viaggio complesso nel quale però ci accompagna, aiutandoci a non perdere la rotta nella storia di una tragedia seconda in lunghezza solo all’Amleto. Candida allucinazione è la scena. Sul palco un tripudio di fiori bianchi, simbolo degli York e di una purezza tanto lontana dall’essenza turpe del duca di Glouchester da sembrare un miraggio. La torre di Londra, presente sul palco come un inquietante tronco cavo nella florida scenografia di Annelisa Zaccheria, è il nido da cui nasce la serpe, Riccardo.
Tanti i colori dei costumi, firmati da Simona D’Amico. Bianco, azzurro, giallo, grigio, poi marrone e un luttuoso nero su lady Anna, tutto come un incubo luminoso e colorato, come in un horror moderno, in cui tutto è illuminato, anche la stessa finzione. I fari sono esposti ai lati della scena e gli attori uscendo di scena rimangono in vista lateralmente, o dietro il fondale trasparente, pronti a tornare sul palco e nella mente del protagonista innovando più volte il nefasto augurio “disperati e muori!”.
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Un momento dello spettacolo
© Gianluca Pantaleo
Il microfono permette di ascoltare tutto, il respiro, le urla, le ingiurie e il crescendo di maledizioni che – scagliate verso Riccardo – spesso ritornano con ferocia anche verso il mittente. La musica, quasi assente, fa capolino nel canticchiare di alcuni personaggi. La canzone è sempre la stessa: Daisy Bell di Harry Sacre, recentemente divenuta emblematico sottofondo inquietante di video sul web.
Il cast dà un’ottima prova, in prima linea un intenso Vinicio Marchioni che cavalca le battute con maestria e precisione. Notevolissima Giulia Mazzarino nel ruolo di Lady Anna. All’altezza tutti gli altri interpreti Silvia Ajelli, Anna Coppola, Candida Nieri, Sebastian Luque Herrera, Luca Ingravalle, Stefano Patti, Annibale Pavone, Andrea Sorrentino, Flavio Capuzzo Dolcetta. La lingua tagliente, il ritmo veloce, mantenuti dalla magistrale traduzione di Federico Bellini, i brevi cambi di accento, a sottolineare il tono ironico rendono un testo complesso davvero godibile.
Riccardo è genitore di intrighi di un potere che calpesta, non si cura che di sé stesso, sputa sui legami tra fratelli, cognati, giovani nipoti, nemici ed amici. Riccardo è il “cattivo perfetto”: raggira, confonde, «sovverte la realtà», come dichiara Marchioni, nell’intervista di Angela Consagra contenuta nel Programma di sala.
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Un momento dello spettacolo
© Gianluca Pantaleo
Il Riccardo III di Latella, oltretutto, colpisce perché non è deforme. È un uomo affascinante. È l’incarnazione del male che seduce e annienta. Le sue deformità sono interiori, la sua cattiveria lo rende un mostro che si finge altro da sé. Sul palco si staglia il tronco/torre, nel quale Riccardo a inizio spettacolo lentamente si veste, uscendone con un candido completo settecentesco: sfarzo e bellezza in antitesi al suo animo arso dall’ambizione. I suoi modi, le sue parole fanno credere che sia sincero, che abbia buone intenzioni, ma la verità è l’esatto opposto e tutti ne fanno le spese.
Il femminile, incarnato da Lady Anna, dalla regina Elisabetta, dalla regina Margherita e dalla Regina Madre, è sfruttato, sedotto, ucciso, maledetto insieme al protagonista, in un giardino deflagrante di rose bianche che vengono calciate, lanciate, maltrattate, a dimostrazione di tutto l’odio che metaforicamente si riversa su Riccardo e che lo accompagna verso la sua fine. Riccardo finge, finge amore, finge persino di credere in Dio ma crede solo in sé stesso: lui, unico e solo creatore diabolico della sua rovina.
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Un momento dello spettacolo
© Gianluca Pantaleo
La tragedia shakespeariana lascia frastornati, come se si fosse gli unici sopravvissuti a una tremenda mattanza. La contrapposizione tra la bellezza esteriore e la deformità interiore lascia pensare e porta a chiedersi quante volte ci si lasci abbindolare dal male. Ma come un flash improvviso, una presa di consapevolezza, mentre Riccardo pronuncia le sue ultime battute rivolto verso lo spettatore, preso in causa come se fosse il suo esercito, i suoi soldati, nasce anche un altro inquietante quesito: quante volte siamo stati noi stessi il male? Probabilmente è esistito un momento in cui siamo stati noi serpenti, in cui abbiamo fatto del male per un nostro tornaconto personale, un momento in cui anche noi per la nostra “corona” abbiamo “ucciso”.
C’è un assassino qui? Forse non solo uno.
* Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.
Riccardo III
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© Gianluca Pantaleo
Cast & credits
| Titolo
Riccardo III |
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| Anno
2025 |
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| Durata
2 ore e 40 minuti con intervallo |
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| Data rappresentazione
02/12/25 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro della Pergola |
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| Titolo originale
The Life and Death of King Richard III |
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| Adattamento
Antonio Latella, Federico Bellini |
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| Autori testo d'origine
William Shakespeare |
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| Traduzione
Federico Bellini |
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| Regia
Antonio Latella |
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| Scenografia
Annelisa Zaccheria |
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| Costumi
Simona D'Amico |
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| Luci
Simone De Angelis |
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| Musiche
Franco Visioli |