Lo spirito di Eduardo
L’ultimo spettacolo di Mimmo Borrelli, andato in scena al Nuovo Rifredi Scena aperta, non è un semplice reading teatrale come generalmente lo si intende. È, anzitutto, un omaggio a Eduardo De Filippo, richiamando nel titolo l’ultimo discorso tenuto a Taormina nel 1984 dal grande drammaturgo napoletano che evocò proprio il “gelo” quale condizione intrinseca a una vita votata al teatro, una sorta di tributo da pagare per un’esistenza all’insegna della poesia. In questo senso Borrelli si presenta come l’erede e il prosecutore dell’illustre tradizione drammaturgica partenopea, rappresentata, prima ancora che da De Filippo, dal padre Scarpetta, capace come pochi altri di “cantare” una città in cui miseria e nobiltà sono capaci di convivere così strettamente, indissolubilmente.
Il tessuto drammaturgo del testo letto in scena dallo stesso Borrelli si basa sui tre poemi eduardiani Padre Cicogna, De Pretore Vincenzo e Baccalà, con citazioni da altri suoi lavori (Il ggelo, Ginoro, Che fine farò) e l’introduzione dei personaggi di Prospero e Calibano della Tempesta shakespeariana in apertura e chiusura. Sul finale, buio in sala e silenzio religioso, prorompe l’audio registrazione del citato discorso di Eduardo.

un momento dello spettacolo
Padre Cicogna, protagonista dell’omonimo poemetto datato 1969, è il sacerdote che, per appendere al chiodo l’abito talare e poter sposare l’amata, pronuncia un voto solenne: allestire un “presepe vivente” con i primi tre figli maschi nati dalla loro unione. La morte di uno di essi, tuttavia, rende impossibile il compimento del voto. Vincenzo De Pretore, mariuolo di “professione”, è costretto a invocare direttamente l’intercessione di San Giuseppe per ottenere l’accesso all’oltretomba. Infine, Gennarino soprannominato Baccalà incarna la figura del povero sciocco o del diseredato, la cui sopravvivenza si colloca nella Napoli a cavallo tra le due guerre mondiali.

un momento dello spettacolo
In scena si presenta Borrelli-Eduardo seduto al tavolino, al freddo del suo semplice studiolo, dedito a scrivere e rileggere poesie in quei pochi momenti di quiete che può ricavarsi dagli impegni e dalle incombenze di uomo di teatro. L’attore non porta in scena semplicemente De Filippo, ma ne rievoca il fantasma, dialoga con il suo spirito che diviene presenza palpabile, quasi materica. Senza alcun intento mimetico, invoca la propria dedizione per un’arte che è, prima di tutto, rigore, fatica e dedizione estrema. Ed è proprio questa riflessione intransigente sull’essere autore a dominare la scena. Il palcoscenico non è il piedistallo in cui mostrare la propria bravura, ciò che si sa fare; ma è piuttosto un rifugio mistico, quasi devozionale, un santuario in cui ci si raccoglie in silenzio per riconnettersi con la spiritualità e col proprio io. Questo lavoro, appunto, ha più il sapore di una preghiera, un rituale di cui il pubblico fa parte, ma che è Borrelli a condurre. Proprio così l’attore-attore si mostra in scena: solo, fragile, in preda al genio e – appunto – al gelo.

un momento dello spettacolo
Non c’è bisogno di orpelli decorativi: bastano l’attore, un tavolo dalle forme non convenzionali, una sedia su cui sedere davanti a un fondale dorato dalle forme astratte, frutto del lavoro di Salvatore Paladino. La recitazione fa il resto: sul piano prossemico Borrelli sta per tutta la prima parte seduto, ma quando racconta si sbraccia, muove le gambe, vibra come percorso da un flusso energetico che lo trascende. Gesticola in maniera minuziosa e puntuale e le sue dita vibrano con un movimento potente che tiene in pugno gli spettatori. Un suo piccolo moto del sopracciglio è quanto basta per far sussultare gli spettatori. Di tanto in tanto alza gli occhi al cielo, quasi a interrogare lo spirito di Eduardo con cui è sempre connesso. E con la voce interpreta tutta la gamma emozionale dei testi. La drammaticità degli avvenimenti dei personaggi, percorsi da un forte sentimento di quotidiana infelicità, è contrappuntata da momenti in cui affiora un umorismo che lascia l’amaro in bocca.
Borrelli nel gelo del suo studiolo «si fa attraversare dall’elettricità del testo e della messinscena, per illuminare il pubblico» (cfr. Programma di sala). Il fantasma di Eduardo ha davvero illuminato lo spirito suo e degli spettatori.
Il gelo

un momento dello spettacolo
Cast & credits
| Titolo
Il gelo |
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| Anno
2025 |
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| Durata
1 ora e 10 minuti, senza intervallo |
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| Data rappresentazione
15/11/2025 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Nuovo Rifredi Scena Aperta |
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| Regia
Mimmo Borrelli |
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| Interpreti
Mimmo Borrelli |
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| Produzione
Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Teatro della Toscana |
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| Scenografia
Salvatore Palladino |
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| Luci
salvatore Palladino |
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| Musiche
Antonio della Ragione |