L’impatto

di Chiara Bertoncini*

Data di pubblicazione su web 28/11/2025

L'impatto

Vincitore della Palma d’oro a Cannes, Un semplice incidente si inserisce in perfetta armonia nel percorso artistico di Jafar Panahi, dimostrano la sua straordinaria capacità di trasformare eventi apparentemente insignificanti in riflessioni profonde tra individuo, società e potere. Così una storia che nasce da un fatto banale diventa un pretesto per esplorare lo sguardo, le responsabilità e le strutture invisibili che caratterizzano la vita quotidiana.

Una famiglia viaggia nel cuore della notte. Padre, madre e figlia sono scossi da un rumore che colpisce l’auto. Constatato l’incidente, cercando un’officina. Il meccanico a cui si rivolgono, Vahid (Vahid Mobasseri), crede di riconoscere nel guidatore l’anonimo ufficiale dei servizi segreti che anni prima lo aveva torturato. Tormentato dal desiderio di vendetta lo rapisce e lo porta nel deserto per ucciderlo, ma lo assale un dubbio: sarà davvero lui o è uno scambio di persona? Decide così di interrogare altri ex prigionieri che hanno subito la ferocia dell’uomo. Da questa decisione si svilupperà una seria di eventi imprevedibili.


Una scena del film 
© Festival di Cannes 2025

Al centro del film c’è il “piccolo incidente” del titolo, che diventa il fulcro narrativo da cui emergono cose e significati sotto la superficie. Elemento importante del cinema di Panahi è il confine tra finzione e realtà, dove tutto è sfumato: sta allo spettatore osservare, mettere in discussione quello che vede per poi ricostruire le vicende nella loro vivezza. Per tutta la durata del film, il pubblico è lasciato in un limbo di domande senza risposta, di equivoci generati dalle inquadrature dalla macchina da presa che insiste su quelle che risulteranno essere le vittime, lasciando nell’ombra il sospetto, in una sfasatura rispetto alla realtà. La fotografia è testa, carica di suspence ma allo stesso tempo realistica, tutta giocata sul contrasto costante di ombre e luce.

Il riferimento nel titolo ai concetti di “semplice” e “incidente” è denso di significato per l’Iran, dove torture, persecuzioni e sparizioni vengono spesso presentate come “fatti semplici” in cui “non è colpa di nessuno: è successo, non c’è niente da indagare”. Per il regista, il cinema è stato il salvagente che lo ha aiutato a essere libero in un contesto di censura e condanne, rimanendo umano in un sistema che controlla e spegne la libertà: «Fare film mi ha salvato la vita. Se la Repubblica islamica censura e arresta gli artisti deve assumersene le conseguenze. L’esperienza del carcere dona materia di ricerca a un artista, arricchisce gli strumenti della sua arte, ci apre una nuova via, e loro  non possono  sapere cosa uscirà da lì. Un semplice incidente non siamo stati noi a farlo ma la Repubblica islamica che mi ha dato queste idee arrestandomi» (https://ilmanifesto.it/jafar-panahi-nel-mio-film-quarantanni-di-prigionia-dei-cittadini-iraniani)

Dopo la scarcerazione di Panahi, il suo modo di fare arte non è cambiato: è un cinema, il suo, in cui la clandestinità rimane centrale. La scelta di girare in luoghi privati non è casuale, bensì riflette sia la necessità di eludere i divieti imposti dalle autorità iraniane, sia la cifra estetica di ricreare dimensioni in cui si intensificano le tensioni e aumenta il senso di vulnerabilità dei personaggi. Il rifiuto dei grandi set cinematografici permette al regista di sfidare le convenzioni del cinema mainstream alla ricerca di una maggiore spontaneità e un maggior realismo. Esempio di questa regia sono This is Not a Film (2011) e Taxi Teheran (2015). Due film diversi ma allo stesso tempo simili: il primo essendo un atto di resistenza o una sorta di diario privato dove si racconta il periodo degli arresti domiciliari; l’altro raccontando la censura del regime. In questa critica implicita al regime iraniano si colloca perfettamente Un semplice incidente.


Una scena del film 
© Festival di Cannes 2025

Un semplice incidente è un microcosmo dove tutto è velato, in cui non si ha la sicurezza di nulla (lo stesso Vahid non è certo di ciò che ha davanti), dove il trauma ha seminato una giustizia “fai da te” e il “non agire” uccide moralmente l’anima dei protagonisti. In un momento in cui la giustizia a livello globale è spesso messa in crisi, Panahi ci ricorda che l’impunità non può essere semplicemente ignorata o nascosta sotto il tappeto. 

A prima vista, il film può sembrare leggero, ma lo è solo in apparenza. A una lettura più profonda si rivela un’opera politica, contemplativa, non ordinaria, in cui il regista riesce a trasformare un lieve incidente in un monito di coraggio e umanità.

* Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.


Un semplice incidente

Cast & Credits



La locandina del film

Cast & credits

Titolo 
Un semplice incidente
Origine 
Iran, Francia e Lussemburgo
Anno 
2025
Durata 
102 min
Data rappresentazione 
16 novembre 2025
Prima rappresentazione 
6 novembre 2025
Evento 
Festival di Cannes
Colore 
Titolo originale 
Yak tasadof-e sade
Soggetto 
Una famiglia si ferma da un meccanico, che crede di riconoscere nel guidatore il suo ex torturatore. Lo rapisce per vendetta, ma dubita della sua identità, dando il via a eventi imprevedibili.
Regia 
Jafar Panahi
Interpreti 
Vahid Mobasseri (Vahid)
Mariam Afshari (Shiva)
Ebrahim Azizi (Eghbal)
Hadis Pakbaten (Golrokh)
Majid Panahi (Alì)
Mohamad Ali Elyasmehr (Hamid)
Georges Hashemzadeh (Salar)
Delmaz Najafi (Niloufar)
Afssaneh Najmabadi (Moglie)
Produttori 
Jafar Panahi
Produzione 
Jafar Panahi Productions, Les Films Pelléas, Bidibul Productions, Pio & Co., Arte France Cinéma
Distribuzione 
Lucky Red
Scenografia 
Leila Naghdi
Costumi 
Leila Naghdi
Sceneggiatura 
Jafar Panahi, Philippe Martin
Montaggio 
Amir Etminan
Fotografia 
Amin Jafari