«Requiem aeternam» per Viviana Mologni

di Matteo Quattrocchi

Data di pubblicazione su web 22/11/2025

Messa da Requiem

Il Requiem di Giuseppe Verdi eseguito a novembre all’Auditorio di Largo Mahler – di fatto, un po’ come il panettone a Natale – è un evento di profonda risonanza emotiva e di notevole spessore interpretativo. Quest’anno è stato immediatamente inaugurato dalla toccante dedica del primo violino alla memoria della collega timpanista Viviana Mologni, recentemente scomparsa; un gesto intimo e significativo che ha impresso un sigillo di commossa e meditativa intimità all’intera Messa pro defunctis, elevando la performance al di là della pura esecuzione artistica. L’Orchestra Sinfonica di Milano, ritrovata in grande forma – con una coesione, una brillantezza strumentale e una reattività dinamica chiaramente superiori a quanto ascoltato durante la recente trilogia popolare di Verdi al Municipale di Piacenza, probabilmente penalizzata da ridotti tempi di prova e dalla pressione del repertorio operistico – ha risposto magnificamente alla bacchetta del trentenne Emmanuel Tjeknavorian, da poco sul podio milanese e qui al suo esordio assoluto con la titanica partitura verdiana.


Un momento della performance
© Orchestra Sinfonica di Milano

L’interpretazione è risultata chiara, ben pensata e strutturalmente solida, distinguendosi per una notevole cantabilità sommessa e scura che ha pervaso ogni sezione dell’opera, fornendo un colore omogeneo, introspettivo, ma dinamico. La commozione collettiva, generata dal vivo e sentito ricordo della collega, ha reso l’intera serata palpabile e coinvolgente, innescata sin dal primo, sommesso attacco del coro con il “Requiem aeternam”, ove il pianissimo iniziale ha stabilito immediatamente l’atmosfera di raccoglimento. Tjeknavorian ha saputo dar vita a colori interessanti e dinamiche bellissime, giostrando gli impasti timbrici con una grande musicalità, gestendo le cicliche e temibili esplosioni orchestrali, in particolare quelle che inondano l’infernale “Dies Irae”, in maniera efficace e strutturata, evitando la tentazione del mero fragore a favore di una forza drammatica controllata che serviva lo scopo espressivo e non l’effetto fine a sé stesso.

Il controllo di tutte le componenti della complessa partitura è stato eccellente e ciò è stato palesemente dimostrato in esempi paradigmatici quali la vertiginosa complessità del “Sanctus” (con la sua doppia fuga corale eseguita con leggerezza e precisione ritmica) e l’impegnativo e drammatico “Libera me” conclusivo. Qui Tjeknavorian ha gestito con estrema precisione i complessi fugati e i repentini scambi tra le diverse forze vocali e strumentali, mantenendo sempre l’organico coeso e unito fino all’ultimo morendo. Il Coro, curato da Massimo Fiocchi Malaspina, è risultato eccellente: perfettamente equilibrato in tutte le sue sezioni, ha offerto sussurrati incredibili e di ineffabile bellezza (soprattutto nel finale del Requiem e nel misterioso attacco del “Libera me”), sfoggiando una perfezione ritmica notevole nei passaggi più virtuosistici dei fugati; è apparso costantemente aderente alla bacchetta nei momenti senza tempo che esigono il massimo sincronismo emotivo.


Un momento della performance
© Orchestra Sinfonica di Milano

Tra il quartetto dei solisti ha brillato in modo assoluto il soprano Chiara Isotton, la cui esposizione vocale è stata calibrata meticolosamente nelle dinamiche e nel fraseggio, dimostrando una grande padronanza del mezzo vocale, essenziale per affrontare gli impegnativi e spesso scoperti attacchi sugli acuti richiesti dalla partitura verdiana. Il suo timbro si è mantenuto di estrema bellezza anche nel registro grave, ben proiettato, mentre ha reso il celebre e insidioso acuto (il famoso Si bemolle) in piucchepianissimo (nel “Libera me”) con una lucentezza eterea e un controllo del fiato semplicemente ammirevole, risultando perfettamente timbrata. Ottima sorpresa anche il mezzosoprano Szilvia Vörös, che ha offerto un contributo solido e timbricamente affascinante, specialmente nei duetti con il soprano. Il basso Manuel Fuentes ha colpito per un timbro particolare, rotondo e morbido, impostando però il canto su un fraseggio quasi da manuale scolastico: avrebbe potuto osare di più in termini di espressione e cantabilità. Unica riserva è stata la performance del tenore Raffaele Abete, subentrato ad Antonio Poli: i persistenti problemi di intonazione, gli acuti che perdevano controllo di fiato e timbro, e i suoni sempre aperti e poco morbidi hanno reso deludente la sua presenza e non all’altezza del resto del cast.

 

Il successo del concerto è stato suggellato dalle numerose e meritate chiamate del pubblico, che si è unito alla visibile commozione sul palco per il ricordo della collega, che il direttore, con un gesto eloquente, ha omaggiato deponendo una rosa sui timpani.


Messa da Requiem

Cast & Credits


Un momento della performance
© Orchestra Sinfonica di Milano


Cast & credits

Titolo 
Messa da Requiem
Anno 
2025
Data rappresentazione 
16 novembre 2025
Città rappresentazione 
Milano
Luogo rappresentazione 
Auditorium Verdi
Prima rappresentazione 
13 novembre 2025
Regia 
Emmanuel Tjeknavorian
Interpreti 
Chiara Isotton (soprano)
Szilvia Vörös (mezzosoprano)
Raffaele Abete (tenore)
Manuel Fuentes (basso)
Musiche 
Giuseppe Verdi
Orchestra 
Orchestra Sinfonica di Milano
Direzione d'orchestra 
Emmanuel Tjeknavorian
Coro 
Coro Sinfonico di Milano
Maestro del coro 
Massimo Fiocchi Malaspina