Un legame di cui non sapevamo di aver bisogno

di Maria Picarella*

Data di pubblicazione su web 29/11/2025

L’Attachement - La Tenerezza

Con L’Attachement – La Tenerezza, Carine Tardieu porta sul grande schermo il romanzo di Alice Ferney e confeziona un film che vive soprattutto sulla forza delle parole: dialoghi intensi, vibranti, mai superflui, capaci di rivelare una vulnerabilità e una complessità dei legami più di quanto mostrino le immagini. La peculiarità dell’opera, più che sulla costruzione formale, risiede nel modo in cui i personaggi si cercano, si sfiorano, parlano – o scelgono di tacere – lasciando emergere un universo emotivo che il cinema francese raramente restituisce con tale finezza.


Sandra (Valeria Bruni Tedeschi) è una donna indipendente, single per scelta e proprietaria di una libreria femminista. La sua quotidianità viene stravolta quando i vicini di casa, Cécile ed Alex (Pio Marmaï), le affidano Elliott, il figlio di cinque anni nato da una precedente relazione della donna, per andare in ospedale e dare alla luce la loro bambina, Lucille. Tuttavia, la morte improvvisa di Cécile durante il parto lascia Alex, solo e affranto, a dover crescere i due bambini. Quello che potrebbe sembrare l’incipit di un melodramma prende invece una direzione più delicata: il film si interroga sul modo in cui i legami nascono, si impongono, si rifiutano e, a volte, sorprendono chi li vive.



Una scena del film


Una scelta particolarmente efficace della regista riguarda la struttura del racconto, che segue il modello del romanzo di Ferney. Il tempo è scandito dalla crescita di Lucille: ogni mese segnalato dai soprattitoli non è solo un’indicazione cronologica, ma diventa una piccola tappa che guida lo spettatore all’interno della storia, senza forzature. Questo ritmo naturale, quasi da diario intimo, accompagna l’evoluzione dei personaggi con discrezione e dà alla narrazione una fluidità che rende ancora più immediato l’ingresso nelle loro vite.


Al centro del film c’è il tema dell’attaccamento, declinato nelle sue forme più imprevedibili. Il primo e il più significativo tra gli attachements che la pellicola esplora è quello tra Sandra ed Elliott: un legame che nasce quasi in punta di piedi e si struttura attraverso gesti minimi, momenti condivisi e una fiducia che si sedimenta senza mai essere dichiarata apertamente. La regista coglie con delicatezza la qualità intima di questo rapporto: Elliott, nel suo bisogno di avere una presenza che lo accompagni senza sostituire quella perduta, trova in Sandra una figura che lo accoglie e soprattutto che lo sa ascoltare; Sandra, dal canto suo, impara a confrontarsi con un affetto che non ha scelto ma che cresce all'interno della sua quotidianità, nei dettagli più ordinari. Parallelamente, il film osserva l'attaccamento fragile e quasi disorientato di Alex alla sua nuova condizione di padre solo: un ruolo che lo spaesa, ma al quale aderisce con una tenerezza goffa, sincera. E infine, emerge l'attaccamento di Sandra alla famiglia che non è la sua, ma che diventa progressivamente un luogo di rifugio, di possibilità, un approdo emotivo che lei stessa non si aspettava. A sostenere questa rete di relazioni sono i dialoghi, profondi e spesso punteggiati da una brillantezza lieve: attraverso di essi affiorano conflitti interiori, desideri sopiti, paure nei momenti più quotidiani, rivelando quanto l'ordinario possa essere la vera arena dell'emotività contemporanea.


Una scena del film


Ciò che rende il film così efficace è la capacità della regista di cogliere la tensione costante tra il desiderio di libertà individuale e la vulnerabilità intrinseca ai legami affettivi. Sandra incarna questa tensione con una coerenza rara da rendere il suo personaggio estremamente complesso: profondamente coinvolta nella vita di Alex e dei bambini – e in particolare nel rapporto delicatissimo con Elliott – non smette mai di custodire la propria autonomia. La sua presenza non scivola nella sostituzione di una figura materna mancante, né nell'imitazione del modello familiare tradizionale; al contrario, Sandra resta saldamente ancorata alla sua identità, difendendo lo spazio personale che ha scelto di abitare. Eppure, è proprio la tenerezza che le si insinua dentro, a sua insaputa, a incrinare il suo guscio protettivo: un momento interno, silenzioso, che mostra come il desiderio di libertà e il bisogno di legame non siano forze opposte, ma elementi in dialogo costante. 

 

Il film, in questo senso, si configura come un’indagine sottile sulla possibilità di costruire relazioni non prescrittive, capaci di custodire la distanza senza rinunciare all'intimità. Ed è proprio da questa dialettica tra libertà e prossimità che si apre lo sguardo verso l'orizzonte più ampio del racconto: L’Attachement – La Tenerezza è un dramma intimo fatto di sfumature, respiri e piccoli gesti in cui la vita entra prepotentemente nelle esistenze dei personaggi senza mai travolgerli in modo melodrammatico. Tardieu firma un'opera che colpisce non per il clamore, ma per la lucidità affettiva: una storia che parla di legami nati quasi per caso, di affetti incrociati che si rivelano salvifici, e di una donna che impara che la tenerezza non toglie libertà, ma al contrario la amplia.


* Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.




L’Attachement - La Tenerezza

Cast & Credits




La locandina

Cast & credits

Titolo 
L’Attachement - La Tenerezza
Origine 
Francia, Belgio
Anno 
2024
Durata 
106 minuti
Colore 
Titolo testo d'origine 
L'intimité
Autori testo d'origine 
Alice Ferney
Regia 
Carine Tardieu
Interpreti 
Valeria Bruni Tedeschi (Sandra Ferney)
Pio Marmaï (Alexandre "Alex" Perthuis)
Vimala Pons (Emillia Demetriu)
Raphaël Quenard (David)
César Botti (Elliott)
Catherine Mouchet (Fanny)
Marie-Christine Barrault (Sandra's mother)
Florence Muller (Marianne)
Mélissa Barbaud (Cécile)
Florence Muller (Marianne)

Produttori 
Antoine Rein Antoine Gandaubert Fabrice Goldstein
Produzione 
Karé Productions
Sceneggiatura 
Carine Tardieu Agnès Feuvre Raphaële Moussafir
Montaggio 
Christel Dewynter
Musiche 
Eric Slabiak