Dall’Etna al Fuji per un viaggio tra Oriente e Occidente

Regista, coreografo e direttore artistico della Compagnia Zappalà Danza dal 1990, l’artista catanese è responsabile della fondazione di Scenario Pubblico a Catania che nel 2015 ha ottenuto il riconoscimento del Ministero della Cultura come Centro Nazionale di Produzione della Danza e nel 2022 è stato insignito dell’ambito titolo di Centro Nazionale di Rilevante Interesse Nazionale della Danza (CRID). Da più di tre decenni il dancemaker coniuga ricerca coreografica e difesa della legalità e il percorso Re-mapping Sicily è un innovativo approccio alle problematiche socio-culturali di questa terra e tra i lavori realizzati spicca A. Semu tutti devoti tutti?, Premio Danza&Danza 2009.
Zappalà volge lo sguardo anche a temi legati agli studia humanitatis con il progetto Transiti Humaniatis e firma produzioni come La Nona (dal caos, il corpo), Premio Danza&Danza 2015, che nella pratica scenica si traducono in studia corporis e pongono al centro il corpo e la sua loquace espressività.
Con Brother to Brother l’impegno non viene meno e quest’opera – spiega il coreografo – «è un precorso tra sospensione e abisso. Un viaggio nelle profondità della terra e sulla fragile crosta della superficie, tra i comportamenti e i linguaggi dei vulcani e di quelli delle comunità che li abitano». Un cammino «alla scoperta di due mondi apparentemente lontani, ma sorprendentemente simili» che rinnova il piacere di apprezzare lo stile coreografico e linguistico di Zappalà denominato MoDem, Movimento Democratico. Un’idiolessi contemporanea riconducibile al modo dirompente di fagocitare lo spazio, all’energia che sottintende il movimento e all’accurata gestualità.

Lo spettacolo nasce dalla sinergia di più soggetti coinvolti nella realizzazione scenica. E se Zappalà firma regia, coreografia, scenografia, luci e costumi, il gruppo Munedaiko esperto di Taiko – il tamburo tradizionale nipponico – esegue musica originale dal vivo con i percussionisti Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro e Tokinari Yahiro. Accanto a loro il violinista Giovanni Seminerio crea il soundscape con la musica elettronica, il filmmaker e drammaturgo Nello Calabrò scrive la drammaturgia e i formidabili danzatori Samuele Arisci, Loïc Ayme, Faile Sol Bakker, Goulia Berretta, Anna Forzutti, Dario Rigaglia, Silvia Rossi, Damiano Scavo, Alessandra Verona, traducono in azione il pensiero che sorregge l’impianto creativo.
All’inizio delle figure dietro a un telo trasparente si muovono lentamente in un esotico gioco d’ombre e sono accarezzate da petali che cadono dall’alto e si adagiano sul palcoscenico. Un’atmosfera rarefatta che lascia il posto a tre enormi Taiko posizionati sullo sfondo e davanti a un imponete triangolo stilizzato simbolo del Fuji. Il gruppo dei ballerini procede compatto in fila orizzontale, si apre, si ricompone e batte i piedi per terra con un rumore tellurico che riproduce le sorde sonorità delle viscere del vulcano del Sol levante.

Il mood giapponese viene richiamato dai ventagli neri che colorano le sequenze eseguite a piccoli passi e celano il volto dei danzatori, dalle ampie gonne floreali che frusciano e si fondono con il verde chiaro dell’ambientazione, e dalle continue percussioni nipponiche che vengono prodotte da Mugen, Naomitsu e Tokinari ai lati del palcoscenico. All’improvviso lo «slancio» del Fuji travolge gli interpreti che si presentano in variopinti tutù e con dei sonagli ai polsi che amplificano il suono dei tamburi; nella coreografia la danza fluisce leggera in un andamento corale fino a che i coreuti battono delle bacchette e il crescendo acustico termina con il vibrante gong tibetano tipico delle sonorità orientali.
Un segnale preciso che proietta gli spettatori nella seconda parte della creazione dedicata alla solare Sicilia e introdotta dal canto siculo, dall’indistinto parlottare del cuttìgghiu – il pettegolezzo delle comari – da ventagli bianchi, dal riverbero del light design rosso fuoco e da un tamtam diverso. La Compagnia è vestita di nero e sotto una luce ipnotica si muove in maniera speculare a come si era mossa prima, ma differente è la visceralità che imprime ai legati coreografici, assistendo a un’esplosione di possanza etnea dove alle bacchette si sostituisce il clapping che, nel battito delle mani a tempo con le voci e i Taiko, sprigiona sonorità occidentali.

Come per magia la terza parte vede la fusione di ritmi, cromie, accenti dell’Oriente e dell’Occidente e artefici di questo amalgama sono i corpi dei ballerini che animano la scena avvolti dal cromatismo vermiglio della Sicilia e da quello pastello del Giappone. Dal canto suo la musica percussiva si fonde con quella elettronica e il paesaggio sonoro è esaltante. Alla fine il buio improvviso catapulta i protagonisti e il pubblico negli antri dei due vulcani che sono distanti ma vicini come i popoli che li conoscono e li amano e il silenzio restituisce la possanza dell’Etna e lo slancio del Fuji.
L’applauditissimo Brother to Brother: dall’Etna al Fuji è uno spettacolo denso, evocativo che rappresenta un modo di creare, quello di Robarto Zapplà, in cui la danza contemporanea trova linfa nel coinvolgimento delle altre arti e nella volontà di scegliere la militanza artistica al posto dell’autocompiacimento egotico.
Brother to Brother: dall’Etna al Fuji

Cast & credits
| Titolo
Brother to Brother: dall’Etna al Fuji |
|
| Data rappresentazione
31 ottobre 2025 |
|
| Città rappresentazione
Modena |
|
| Luogo rappresentazione
Teatro Comunale Pavarotti-Freni |
|
| Prima rappresentazione
31 ottobre 2025 |
|
| Soggetto
Roberto Zappalà |
|
| Regia
Roberto Zappalà |
|
| Scenografia
Roberto Zappalà |
|
| Costumi
Roberto Zappalà |
|
| Coreografia
Roberto Zappalà |
|
| Corpo di ballo
Compagnia Zappalà Danza |
|
| Luci
Roberto Zappalà |
|
| Musiche
Munedaiko, Giovanni Seminerio |
|
| Orchestra
Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro, Tokinari Yahiro |