La messinscena del potere
Abbiamo il piacere di comunicare una nuova iniziativa che rende ancora più stretti e istituzionali i rapporti tra la nostra rivista e la più importante istituzione teatrale della regione: il progetto “Costruire la memoria del teatro” dedicato alle attività della Fondazione Teatro della Toscana. SF e RG
Stefano
Massini, direttore
artistico del Teatro della Toscana, sale sul palco del Teatro della Pergola per
dissezionare un uomo-icona con uno one man show che, accompagnato in
maniera discreta ma incisiva da un complesso jazz (tromba, clarinetto, chitarra
e contrabbasso), si configura fin dalle prime battute come una sagace stand-up
comedy mascherata. L’immediata ilarità del pubblico sancisce la natura
farsesca e grottesca del racconto, introducendo il tema centrale: l’idea che la
massima carica politica sia accessibile a chiunque purché animato da un istinto
“spettacolare” per gli affari, sulla scia di figure come P.T. Barnum, il
grande impresario circense e maestro nell’attrazione delle masse.

© Filippo Manzini
Ci
si potrebbe legittimamente domandare se fosse davvero necessario un ulteriore
affresco di questo specifico personaggio, la cui fama sembra nutrirsi del
principio ossimorico del “purché se ne parli”. Tuttavia, l’operazione condotta
da Massini si rivela non tanto un ritratto agiografico o denigratorio, quanto
l’offerta di un retroscena forse inatteso ma di indubbio interesse sociologico.
In un flusso di coscienza ininterrotto della durata di novanta minuti, l’autore-attore
dipinge un racconto per immagini evocative – le suggestioni della provincia
americana, le grandi architetture domestiche, gli scoiattoli sulle staccionate
– che tracciano l’adolescenza del giovane presidente, cresciuto nel secondo
dopoguerra, l’epoca del boom economico e dell’avvento pervasivo della
televisione. Del personaggio viene inoltre messa in luce l’origine: figlio di
migranti europei, emblema di una generazione che si è fatta da sé, spesso
scegliendo di rinnegare la propria ascendenza per abbracciare l’american
dream.

© Filippo Manzini
La scenografia, uno degli elementi più riusciti, realizzata dal Laboratorio di Scenografia “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli” del Piccolo teatro di Milano, assume una valenza polifunzionale e simbolica. Essa si trasforma fluidamente da gradinata sportiva in skyline metropolitano, da memoriale di cemento in scaffale ostentato di “trofei” accumulati. Questo fondale mutevole incornicia la narrazione del potere del denaro e delle metodologie della sua accumulazione: il perseguimento di obiettivi chirurgicamente chiari, uno spiccato spirito imprenditoriale e una calcolata noncuranza verso il prossimo. L’analisi di Massini rivela che ogni storia di successo estremo è un palinsesto di sofferenza, riscatto e alienazione: è la vicenda dello straniero in patria, dell’individuo maltrattato e incattivito che trova nella ricchezza il mezzo per l’ostentazione e l’espiazione.
Del
protagonista si tratteggiano dunque le passioni – come l’amore per uno sport
violento – e il suo comportamento da “uomo qualunque”, spesso superficiale nei
rapporti e con un approccio oggettivante verso le figure femminili. Lo
spettacolo si apre e si chiude con una nota di universalità: si parte tutti
bambini, esseri complessi, stravaganti, bisognosi di affetto. Il paradosso del
potere, in questo quadro, si svela nella sua essenza più ironica: detenere
un’autorità significa che questa è stata concessa da qualcuno.

© Filippo Manzini
Le
luci, che colorano lo sfondo con suggestioni che richiamano l’estetica di Bob
Wilson e i giochi di ombre che citano apertamente il monologo drammatico de
Il grande dittatore di Charlie Chaplin (1940), sottolineano la
natura performativa e teatrale dell’esistenza stessa. La vita è un gioco in cui
il fallimento, la bancarotta o il game over, sono solo il punto di
partenza per ricominciare e riprovare, anche all’infinito, in una spirale di
ambizione che ricorda la sete di potere senza limiti di Jafar, il cattivo di Aladdin:
una volta esaudito il desiderio, si esige sempre di più.
Donald

Cast & credits
| Titolo
Donald |
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| Anno
2025 |
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| Durata
90 min. |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro della Pergola |
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| Prima rappresentazione
4 novembre 2025 |
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| Autori
Stefano Massini |
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| Regia
Stefano Massini |
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| Interpreti
Stefano Massini |
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| Produzione
Teatro della Toscana |
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| Scenografia
Paolo Di Benedetto |
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| Costumi
Elena Bianchini |
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| Luci
Manuel Frenda |
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| Musiche
di Enrico Fink, eseguite da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi, Gabriele Stoppa |
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| Note
Aiuto regia: Serena Fornari; Assistente alla regia: Gianluca Massini; Assistente costumista: Eleonora Sgherri; Direttore di scena: Denis Frisanco; Capo macchinista e co-direttore di scena: Stefano Capasso; Capo elettricista: Federica Del Lungo; macchinista: Giulia Chittaro; Fonico: Federico Dorigati; Sarto: Francesco Boscolo; Scene realizzate dal Laboratorio di Scenografia "Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli" del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa. |