La messinscena del potere

di Benedetta Colasanti

Data di pubblicazione su web 18/11/2025

La messinscena del potere

Abbiamo il piacere di comunicare una nuova iniziativa che rende ancora più stretti e istituzionali i rapporti tra la nostra rivista e la più importante istituzione teatrale della regione: il progetto “Costruire la memoria del teatro” dedicato alle attività della Fondazione Teatro della Toscana. SF e RG


Stefano Massini, direttore artistico del Teatro della Toscana, sale sul palco del Teatro della Pergola per dissezionare un uomo-icona con uno one man show che, accompagnato in maniera discreta ma incisiva da un complesso jazz (tromba, clarinetto, chitarra e contrabbasso), si configura fin dalle prime battute come una sagace stand-up comedy mascherata. L’immediata ilarità del pubblico sancisce la natura farsesca e grottesca del racconto, introducendo il tema centrale: l’idea che la massima carica politica sia accessibile a chiunque purché animato da un istinto “spettacolare” per gli affari, sulla scia di figure come P.T. Barnum, il grande impresario circense e maestro nell’attrazione delle masse.


Un momento dello spettacolo
© Filippo Manzini

Ci si potrebbe legittimamente domandare se fosse davvero necessario un ulteriore affresco di questo specifico personaggio, la cui fama sembra nutrirsi del principio ossimorico del “purché se ne parli”. Tuttavia, l’operazione condotta da Massini si rivela non tanto un ritratto agiografico o denigratorio, quanto l’offerta di un retroscena forse inatteso ma di indubbio interesse sociologico. In un flusso di coscienza ininterrotto della durata di novanta minuti, l’autore-attore dipinge un racconto per immagini evocative – le suggestioni della provincia americana, le grandi architetture domestiche, gli scoiattoli sulle staccionate – che tracciano l’adolescenza del giovane presidente, cresciuto nel secondo dopoguerra, l’epoca del boom economico e dell’avvento pervasivo della televisione. Del personaggio viene inoltre messa in luce l’origine: figlio di migranti europei, emblema di una generazione che si è fatta da sé, spesso scegliendo di rinnegare la propria ascendenza per abbracciare l’american dream.


Un momento dello spettacolo
© Filippo Manzini

La scenografia, uno degli elementi più riusciti, realizzata dal Laboratorio di Scenografia “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli” del Piccolo teatro di Milano, assume una valenza polifunzionale e simbolica. Essa si trasforma fluidamente da gradinata sportiva in skyline metropolitano, da memoriale di cemento in scaffale ostentato di “trofei” accumulati. Questo fondale mutevole incornicia la narrazione del potere del denaro e delle metodologie della sua accumulazione: il perseguimento di obiettivi chirurgicamente chiari, uno spiccato spirito imprenditoriale e una calcolata noncuranza verso il prossimo. L’analisi di Massini rivela che ogni storia di successo estremo è un palinsesto di sofferenza, riscatto e alienazione: è la vicenda dello straniero in patria, dell’individuo maltrattato e incattivito che trova nella ricchezza il mezzo per l’ostentazione e l’espiazione.

Del protagonista si tratteggiano dunque le passioni – come l’amore per uno sport violento – e il suo comportamento da “uomo qualunque”, spesso superficiale nei rapporti e con un approccio oggettivante verso le figure femminili. Lo spettacolo si apre e si chiude con una nota di universalità: si parte tutti bambini, esseri complessi, stravaganti, bisognosi di affetto. Il paradosso del potere, in questo quadro, si svela nella sua essenza più ironica: detenere un’autorità significa che questa è stata concessa da qualcuno.


Un momento dello spettacolo
© Filippo Manzini

Le luci, che colorano lo sfondo con suggestioni che richiamano l’estetica di Bob Wilson e i giochi di ombre che citano apertamente il monologo drammatico de Il grande dittatore di Charlie Chaplin (1940), sottolineano la natura performativa e teatrale dell’esistenza stessa. La vita è un gioco in cui il fallimento, la bancarotta o il game over, sono solo il punto di partenza per ricominciare e riprovare, anche all’infinito, in una spirale di ambizione che ricorda la sete di potere senza limiti di Jafar, il cattivo di Aladdin: una volta esaudito il desiderio, si esige sempre di più.


Donald

Cast & Credits



La locandina



Cast & credits

Titolo 
Donald
Anno 
2025
Durata 
90 min.
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro della Pergola
Prima rappresentazione 
4 novembre 2025
Autori 
Stefano Massini
Regia 
Stefano Massini
Interpreti 
Stefano Massini
Produzione 
Teatro della Toscana
Scenografia 
Paolo Di Benedetto
Costumi 
Elena Bianchini
Luci 
Manuel Frenda
Musiche 
di Enrico Fink, eseguite da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi, Gabriele Stoppa
Note 
Aiuto regia: Serena Fornari; Assistente alla regia: Gianluca Massini; Assistente costumista: Eleonora Sgherri; Direttore di scena: Denis Frisanco; Capo macchinista e co-direttore di scena: Stefano Capasso; Capo elettricista: Federica Del Lungo; macchinista: Giulia Chittaro; Fonico: Federico Dorigati; Sarto: Francesco Boscolo; Scene realizzate dal Laboratorio di Scenografia "Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli" del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa.