Di Piacenza il male, il suon

di Matteo Quattrocchi

Data di pubblicazione su web 10/11/2025

La Traviata

Quando l’epilogo della Trilogia popolare verdiana, la morte di Violetta Valéry, cade fatalmente il 2 novembre, è lecito domandarsi quanto di ineluttabile ci sia nella drammaturgia di Verdi e quanto in quella, altrettanto inflessibile, del calendario. Il regista Roberto Catalano, infatti, nel disegnare il suo ciclo unitario (Rigoletto, Trovatore, Traviata), sembra aver abbracciato con entusiasmo l’ineluttabilità, offrendo al pubblico una chiusura drammatica in linea con le circostanze. 

Nel 2025, trovare una chiave di lettura realmente inedita per la Trilogia popolare verdiana – opere ormai filtrate in ogni salsa mediale, dal teatro di parola al graphic novel – è diventata l'impresa più ardua del panorama lirico, cui il Teatro Municipale di Piacenza ha saputo tenere testa. Come spesso accade, la direttrice Cristina Ferrari riesce ad azzeccare ottime produzioni che portano esiti non di rado più meritevoli di tanti teatri maggiori. La lettura drammaturgica del giovane e talentuoso regista Roberto Catalano si inserisce in un progetto che unisce Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata in un disegno scenico e concettuale unitario. Le scelte registiche di questa Traviata assumono la valenza di un epilogo che si nutre delle tragedie precedenti. È in questa luce che l’approccio può risultare a tratti didascalico se vista isolatamente: la scelta di un apparato scenico essenziale, curato da Mariana Moreira, e l’uso potente, ma insistito, della figura di un mimo che incarna l’idea di morte, di morbo insidioso, non è solo un commento alla protagonista, ma l’eco della maledizione che, secondo il disegno di Catalano, partendo da Rigoletto si propaga attraverso le tre storie, agendo da simbolo trans-operistico. L’uso dei drappi neri, che per espansione “macchiano” le scene, dal primo al terzo atto, rinforzano l’idea di un contagio morale che ha consumato il mondo dei personaggi e di cui Violetta sarà vittima sacrificale.


Un momento dello spettacolo 
© Luca Attilii

Il Maestro Francesco Lanzillotta si è imposto come il pilastro fondamentale della serata. La sua lettura della partitura verdiana è stata caratterizzata da un rigore filologico, per l’assenza dei tagli di tradizione, e da una ricerca di finezze agogiche e dinamiche che hanno rivelato una profonda meditazione sull’opera e una spiccata musicalità, che la buca non ha sempre saputo cogliere. Peccato. Tuttavia, nonostante qualche imperfezione nell’esecuzione – in particolare una qualità del suono a tratti disomogenea – la prova dell’Orchestra Sinfonica di Milano è stata complessivamente all’altezza della produzione. Ciò che più mi ha entusiasmato è stato osservare la capacità di Lanzillotta di saper essere non solo fine interprete e abile tecnico del suono, ma anche un direttore pronto al controllo delle estemporanee esigenze del palcoscenico. Il maestro ha in diverse occasioni esercitato una costante e provvidenziale funzione di recupero, guidando con metronomica precisione i solisti spesso inclini a deviare dal tempo musicale. Lanzillotta non si impone per l’estetica del gesto, non spicca per i movimenti della chioma, né tantomeno è stato protagonista di campagne pubblicitarie di moda o di brand tricologici, ma mi auguro fortemente che un talento così necessario trovi presto palcoscenici di maggiore risonanza, anche in Italia.



Un momento dello spettacolo 
© Luca Attilii

Tra tutti gli interpreti si impone con grande sorpresa la protagonista, Maria Novella Malfatti, che ha offerto una prova di assoluto rilievo, gestendo con maturità l’intera performance. La cantante ha dimostrato di possedere un vasto patrimonio tecnico-vocale: agilità, coloratura e una notevole estensione le hanno permesso di plasmare fraseggi di grande musicalità. La sua presa scenica è stata avvincente in ogni atto. Ha toccato il vertice drammatico nel II atto, in particolare nei numeri con Germont padre, e ha commosso nell’«Addio del passato» del III atto, che ha meritato un sentitissimo applauso del pubblico. L’interpretazione di Luca Salsi, nelle vesti di Giorgio Germont, è risultata più problematica e polarizzante. Nella complessa tessitura del II atto, il baritono ha mostrato una preoccupante tendenza a iper-interpretare, piegando il fraseggio verso un “parlato senza tempo” di quasi fastidio, che ha messo a dura prova la concertazione e tentato di minacciare la tenuta ritmica della Malfatti, impegnata in un’interpretazione brillante di «Dite alla giovine». La ricerca di un impatto eccessivo, sfociata in un uso a tratti forzato del suono (tra urlo e mascheratura), ha rischiato di scadere a volte nel patetico. Mi viene il dubbio se Salsi non abbia dimenticato di scaricare dalla voce lo Scarpia della sera prima con l’Opera di Roma. Nonostante le mie riserve, Salsi piace e basta, specie poi quando gioca in casa: al termine di «Di Provenza il mar, il suol» è venuto giù il teatro. Francesco Meli è un Alfredo «in stranio suolo»: «forse bronchite?», qualcuno commentava. Ora, a parte aver sfondato il tavolo nel II atto e aver avuto seri problemi alla voce sulla coda della cabaletta e soprattutto al terzo atto nei duetti con Violetta, la performance è finita meglio di come era cominciata. Almeno dal punto di vista scenico, perché è stata forte la tentazione del tenore di cantare tutto allo stesso modo. Sarebbe stato meglio giocarsela con un’indisposizione? Chissà.



Un momento dello spettacolo 
© Luca Attilii

All’altezza del ruolo tutti i comprimari, tra cui spiccano Francesca Palitti, nei panni di Annina, e Irene Savigliano, nel ruolo di Flora. Il Coro del Teatro Municipale, guidato da Corrado Casati, ha generalmente ben lavorato, dimostrando preparazione e coinvolgimento scenico. Tuttavia, si è percepito a tratti uno squilibrio timbrico, specialmente nella sezione maschile e in particolare nel numero dei mattatori, dove i tenori risultavano poco presenti, compromettendo la pienezza sonora del complesso.

Al calar del sipario, il responso del pubblico è stato inequivocabile: un fragore da far svegliare i morti.


La Traviata

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo 
© Lucio Attilii

Cast & credits

Titolo 
La Traviata
Sotto titolo 
Melodramma in tre atti
Data rappresentazione 
2 novembre 2025
Città rappresentazione 
Piacenza
Luogo rappresentazione 
Teatro Municipale
Prima rappresentazione 
2 novembre 2025
Libretto 
Francesco Maria Piave
Regia 
Roberto Catalano
Interpreti 
Maria Novella Malfatti (Violeta Valéry)
Irene Savignano (Flora Bervoix)
Francesca Palitti (Annina)
Francesco Meli (Alfredo Germont)
Simone Fenotti (Gastone, visconte di Letoriès)
Davide Marina Sabatino (Il barone Duphol)
Nicola Zambon (Il marchese d'Obigny)
Massimo Pagano (Un domestico di Flora/Un commissionario)
Omar Cepparolli (Il dottor Grenvil)
Lorenzo Sivelli (Giuseppe)
Scenografia 
Mariana Moreira
Costumi 
Veronica Pattuelli
Luci 
Silvia Vacca
Musiche 
Marco Caudera
Orchestra 
Orchestra sinfonica di Milano
Direzione d'orchestra 
Francesco Lanzillotta
Coro 
Coro del Teatro Municipale di Piacenza. Maestro del coro: Corrado Casati