Un brigante gentiluomo

di Gabriella Gori

Data di pubblicazione su web 10/11/2025

Marco Spada

Sono «i corsi e i ricorsi» di un genere chiamato balletto quelli che oggi, a distanza di più di un secolo dal debutto di Marco Spada ou la fille du bandit di Joseph Marzilier al Théâtre Imperial dell’Opéra di Parigi il 1° aprile 1857, e di decenni dalla ricostruzione filologica di Pierre Lacotte al Teatro dell’Opera di Roma il 15 marzo 1981, ci consentono di riscoprire l’importanza di questo ballet-pantomime con la ripresa dell’allestimento lacottiano. 

Un accurato rifacimento che il ballerino e coreografo francese, su commissione del Teatro Costanzi, fece per Rudolf Nureyev, Ghislaine Thesmar e il Corpo di Ballo cittadino riscuotendo successo strepitoso. Riproposto nel gennaio del 1982, lo spettacolo sparì poi dalle scene italiane ma non da quelle internazionali, che nel tempo videro Marco Spada primeggiare ai Ballets de Monte-Carlo, al Ballet de l’Opéra di Parigi, al Ballet National de Nancy e addirittura al Balletto del Teatro Bolshoi che lo ha in repertorio. 


Nel belpaese, per rendergli di nuovo gli onori è stato necessario l’intervento di Eleonora Abbagnato, la direttrice dell’organico romano che aveva proposto a Lacotte di riprendere Marco Spada. Purtroppo il maestro, scomparso nel 2023, non ha potuto assistere all’odierna messinscena che è stato riallestita da Anne Salmon e Gil Isorat nel rispetto delle indicazioni coreografiche, sceniche e costumistiche dello stesso Lacotte.

 

Questo spettacolo, doveroso omaggio a un “corifeo” della ricerca erudita, chiude in bellezza la stagione coreutica 2024-2025 del Costanzi con l’arrivo di Dmitrij Vyskubenko, guest e leading soloist della Compagnia di Balletto del Bolshoi, e i volteggi delle Étoiles, dei Primi ballerini, dei Solisti e del Corpo di Ballo capitolino. Tutti accompagnati dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta dall’esperto David Garforth e affiancati dai più che preparati allievi della Scuola di Danza.

 

Pierre Lacotte, considerato una vera autorità in materia di tradizione diretta dei balletti storici, ha compiuto con i suoi studi interventi di recupero fra cui spiccano quelli realizzati per Giselle di Jean coralli e Jules Perrot, Coppelia di Arthur Saint-Lèon, La Sylphide, La Gitana e L’Ombre di Filippo Taglioni, per Paquita di Joseph Marzilier (messa in scena a giugno al Teatro della Scala ad opera del Balletto scaligero) e, appunto, per Marco Spada. Un ballet-pantomime in tre atti nato come adattamento dell’omonima opéra-comique su libretto di Eugène Scribe, musica di Daniel François Esprit Auber e coreografia di Marzilier.

 

Il debutto parigino del 1857 vide misurasi Amalia Ferraris e Carolina Rosati insieme a Lucien Petipa, Louis Mérante, Eugène Coralli e relegò al ruolo di spalla quella del bandito Marco Spada, interpretato dal mimo italiano Domenico Segarelli. L’argomento rispondeva ai dettami del ballet-d’action romantico in quanto consentiva alle ballerine di mostrare il virtuosismo delle dans d’école e ai ballerini di essere degli affidabili porteurs. Inoltre permetteva di sviluppare la trama in un contesto sentimentale, comico e avventuroso che in Marco Spada fondeva il mondo popolare della Roma papalina con quello della nobiltà e del brigantaggio italiano.



Un momento dello spettacolo


Il soggetto ruotava intorno al nobile Federici che è innamorato di Angela ma ignora che questa sia la figlia del bandito Marco Spada. È promesso alla marchesa Sampietri, nipote del Governatore di Roma, che è amata da Pepinelli, capitano dei dragoni. Dopo una serie di avventure e un combattimento tra dragoni e fuorilegge, Marco Spada morente dichiara, mentendo, che Angela non è sua figlia. Lei si unisce a Federici e Pepinelli ottiene la mano della Marchesa.

 

Nella sua ricostruzione Pierre Lacotte rispetta il plot ma imprime un taglio più moderno e scorrevole alla mise en scène. Nella coreografia cura le danze d’insieme inserendole non come quadri a sé stanti ma come parte integrante della narrazione, rende più stilizzata la pantomima, accentua il virtuosismo maschile in virtù della rivalutazione novecentesca iniziata con Vaslav Nijinsky. Non è un caso, infatti, che il ruolo mimico di Marco Spada sia stato ripensato e rivisto da Lacotte per Nureyev, che nel 1981 sbalordì con il suo carisma e la sua portentosa bravura. Grazie a lui, Marco Spada dismette i panni del bandito violento e maldestro per assumere quelli del brigante gentiluomo e si trasforma in un temibile banco di prova per gli interpreti. Inoltre nel balletto di Lacotte la marchesa Sampietri diventa la figlia del Governatore e vien meno la rivalità tra lei e Angela, affrancando le due donne da atteggiamenti da commedianti per farne dei caratteri con una precisa psicologia. L’incendio finale è eliminato ma i colpi di scena tipici del balletto ottocentesco restano.

 

Di questo Marco Spada colpisce la grandiosità delle scene, ideate da Lacotte e illuminate da Jean-Michel Désiré, che raffigurano ambientazioni paesistiche, con la piazza delimitata dalla chiesa in fondo e dai palazzi ai lati, interni signorili con l’abitazione di Marco Spada e la residenza del Governatore a Roma, nonché sfondi paesaggistici con l’accampamento dei banditi nascosto tra montagne e grotte.

 

Ma non sono da meno i ricchi e differenti costumi, sempre di Lacotte, che identificano i paesani e le paesane nei vestiti della festa, i nobili e le nobildonne sontuosamente agghindati con tanto di candide parrucche, i militari con le divise da dragoni e i banditi e le banditesse in variopinti indumenti.

 

Tutto ha inizio nell’agorà di un borgo vicino a Roma: si festeggiano le nozze di due giovani contadini a cui assistono il Governatore e sua figlia, ma serpeggia il malcontento per le ruberie del bandito Marco Spada che nessuno ha mai visto. Il Governatore promette una ricompensa a chi fornirà la descrizione del furfante e indica un drappello di dragoni al comando del conte Pepinelli, segretamente innamorato della Marchesa, già promessa dal padre al principe Federici.



Un momento dello spettacolo


Marco Spada in incognito se la ride delle “grida” contro di lui quando un temporale improvviso fa allontanare tutti tranne fratel Borromeo, il tesoriere del convento a cui Spada ha rubato il ricavato della questua e lasciato un foglio con su scritto il proprio nome come autore del furto.

In questo atto, calibrate sono le ariose sequenze corali che vedono il Corpo di Ballo, nei panni dei contadini e delle contadine, partecipare al matrimonio. Gli sposi, la Solista Flavia Stocchi e il Primo ballerino Simone Agrò danno vita a una variazione piena di brio e spensieratezza. Lirico è il passo a due della Sampietri, l’ètoile Alessandra Amato, e del suo spasimante Pepinelli, il Primo ballerino Michele Satriano: entrambi sfoderano una tecnica di alta scuola. All’altezza sono anche il settetto al seguito della nobildonna capitanato dalle Soliste Elena Bidini, Giorgia Calenda e Sara Loro, il Governatore del Solista Giuseppe Schiavone e il fratel Borromeo di Andrea Forza. Il moscovita Dmitrij Vyskubenko, per la prima volta al Costanzi, è un Federici romantico: la sua allure di danseur noble fa da contraltare alla maschia tempra dell’étoile Alessio Rezza nei panni di Marco Spada.

 

Nel secondo quadro di questo primo atto siamo nella ricca casa del bandito gentiluomo e di sua figlia Angela, che non conosce la vera identità del genitore per gli abiti che indossa davanti a lei. Educata alle buone maniere, Angela accoglie il Governatore, la Marchesa e Pepinelli, sorpresi dalla tempesta, e, rimasta sola, ascolta la romanza che Federici da tempo le dedica al tramonto e lo fa entrare in casa. L’improvviso ritorno paterno rompe l’idillio: il giovane è costretto a nascondersi mentre Angela presenta a Spada gli ospiti. Il Governatore, per ringraziare dell’ospitalità, li invita al gran ballo che darà nella sua dimora a Roma. Marco accetta per far piacere alla figlia che prenderà lezioni di danza da un musico e dalla Marchesa. Pepinelli, che aspetta il drappello dei dragoni, scorge un bandito che con un segnale richiama altri compagni e si rimpiatta, ma fa in tempo a vederli uscire da botole che si aprono e da quadri che si muovono, fino a che spariscono come per magia. Sopraggiungono i soldati ma con un coup de théâtre appare una tavola imbandita e dalle nicchie delle pareti scendono delle ninfe che offrono frutta e fiori alla Marchesa. Il padre di Angela, soddisfatto dell’inganno, si gode l’espressione smarrita di Pepinelli.

 

Nell’abitazione di Spada entra in azione una coppia speculare a quella della Marchesa e Pepinelli. Angela, impersonata dalla Solista Marta Marigliani, è una figura deliziosa in sintonia con Federici. Nel pas de deux Marta e Dmitrij danno un tocco più giovanile al loro amore. Notevole è la prestazione nelle variazioni. In particolare, non passa inosservato il duetto della Sampietri, in veste di maestra di ballo, e di Angela, per la capacità di entrambe di andare oltre i tecnicismi degli enchaînements ed esibire una sensibilità interpretativa che nella Amato privilegia la raffinatezza dei modi e l’affettuosità di una donna e nella Marigliani fa emergere la dolcezza e l’ingenuità di una ragazza. Sono incantevoli quando duettano ed eseguono con grazia e leggerezza dei perfetti brisés. Comico è l’assedio di Pepinelli che resiste alle avances delle ninfe. Ineccepibile è la performance di Rezza, che, come Spada con nonchalance sciorina tour en l’air e pirouettes, ma come padre svela il lato umano dell’incallito fuorilegge.



Un momento dello spettacolo


Nel secondo atto siamo nella principesca magione del Governatore a Roma e una schiera di dame, cavalieri e damigelle partecipano al ricevimento di sapore settecentesco. Federici balla con la Marchesa e si appresta a chiedere a Spada la mano di Angela ma l’arrivo di Fra Borromeo, che denuncia l’ennesimo furto e sostiene di sapere chi sia il malvivente, crea scompiglio. Il bandito, preso alla sprovvista, estrae una pistola, imbavaglia il religioso e si dilegua con lui. Angela, che ha visto e capito tutto, sviene. Federici le dichiara il suo amore ma lei lo allontana e lui per ripicca annuncia il fidanzamento con la Sampietri. Il temerario Spada torna a prendere la figlia e Pepinelli resta allibito di fronte all’inatteso epilogo degli eventi.     

 

Questo secondo atto, come da tradizione, vede il Corpo di Ballo esibirsi nelle danze di gruppo e nei divertissements e i protagonisti cimentarsi nel virtuosismo più assoluto. Dame e cavalieri frullano con eleganza mentre le damigelle fanno da corteggio al grand pas de deux di Federici e della Marchesa. A onor del vero Vyskubenko nelle prese delle pirouettes è un po’ insicuro e solo la solida esperienza di Alessandra Amato le consente di mantenere l’equilibrio. Un’incertezza che Dmitrij non mostra nel grand pas de deux con Marta Mirigliani tra sautés, batteries, manège, piqué, fouetté. Rezza, da par suo, non si risparmia, mentre il divertissement si consuma nel sestetto di Arlecchini e Arlecchine guidati dai Solisti Giorgia Calenda, Gabriele Consoli e Giacomo Castellana.


Il terzo atto si apre negli appartamenti della Marchesa, dove Pepinelli viene respinto. Si assiste al rapimento della Sampietri da parte dei predoni che, nella confusione, portano via anche un baule in cui si era rifugiato il capitano. Con un cambio di scena ci troviamo nell’accampamento di Marco Spada con Angela vestita da banditessa. Vengono portati la Marchesa e Pepinelli e si obbliga Fra Borromeo, anche lui prigioniero, a sposarli. A quel punto la situazione precipita in uno scontro tra i soldati di Federici e i banditi. Hanno la meglio questi ultimi, che minacciano di fare una strage, ma Angela fa da scudo al principe e ordina di liberare gli ostaggi. Dei colpi di fucile in lontananza anticipano l’arrivo di un gruppo di predoni feriti e in cerca di scampo dai dragoni. Tra questi c’è Marco Spada che, colpito a morte, disconosce pubblicamente la figlia e spira tra le amorevoli braccia filiali. Angela, commossa dal sacrificio del padre, si ricongiunge all’amato.    

 

Nell’ultimo atto l’incontro iniziale tra l’irremovibile Marchesa e il disperato Pepinelli è pieno di malinconico struggimento e si contrappone all’euforia dei balli che nell’accampamento preparano l’atmosfera per la brillante variazione di Rezza. Marta Marigliani, trasformata in volitiva bandita, tiene bene la scena: coinvolgente è il duetto con il padre in un divenire continuo di virtuosismi. Delicato e sofferto è il momento in cui Angela allontana Federici ma dolce e tenero è il loro ricongiungimento dopo la morte del padre.   

 

Alla fine applausi calorosi sommergono tutti gli interpreti e decretano il successo di Marco Spada: un balletto di cui – come dice Pierre Lacotte – «era giusto tentare di ricatturare almeno il profumo» perché i capolavori «muoiono per sempre se qualcuno non li danza». 



Marco Spada

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo

Cast & credits

Titolo 
Marco Spada
Anno 
1981
Data rappresentazione 
24 ottobre 2025
Città rappresentazione 
Roma
Luogo rappresentazione 
Teatro dell’Opera di Roma
Prima rappresentazione 
15 marzo 1981
Interpreti 
Alessio Rezza (Marco Spada)
Dmitrij Vyskubenko (Federici)
Marta Marigliani (Angela)
Alessandra Amato (La marchesa)
Michele Satriano (Pepinelli)
Scenografia 
Pierre Lacotte
Costumi 
Pierre Lacotte
Coreografia 
Pierre Lacotte
Corpo di ballo 
Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Luci 
Jean-Michel Désiré
Orchestra 
Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Direzione d'orchestra 
David Garforth