Urlo attuale

Un momento dello spettacolo
© Brescia e Amisano
Sul piano registico, Martone conferma una lettura forte e provocatoria, che sottrae il dramma dalla dimensione storica tradizionale per collocarlo in una realtà attuale, dominata da ingiustizie e diseguaglianze, e dunque estremamente vicina allo spettatore moderno. Questa lettura non solo rende il Rigoletto comprensibile al pubblico del XXI secolo, ma ne accentua l’urlo di dolore e ingiustizia. Il genio di Martone sta nel rendere l’opera urgente, facendo percepire il contrasto tra l’innocenza di Gilda e la brutalità circostante come qualcosa che accade proprio ora, a pochi isolati dal teatro. Un dettaglio divertente (o forse agghiacciante, a seconda dei gusti) è vedere gli habitué della festa del Duca comportarsi con quella sciatta arroganza che fa subito pensare a certi salotti TV: un piccolo, delizioso sberleffo alla nostra epoca. La parte coreografica e l’illuminazione di Pasquale Mari partecipano alla creazione di un’atmosfera cupa e intensa, che però si stempera con qualche momento di lieve confusione scenica, soprattutto nella terza parte tra la casa di Rigoletto e l’osteria di Sparafucile.
Se la regia ha offerto un pungolo drammatico, l’esecuzione musicale, guidata dal maestro Marco Armiliato, ha purtroppo operato in senso contrario. Mai avrei pensato Rigoletto potesse annoiarmi. La direzione ha peccato di eccessiva cautela, sfociando in una concertazione che è apparsa anemica. La tensione, il furore e una propulsione ritmica ineluttabile si perdono. I tempi un po’ slentati e una generale mancanza di vis teatrale hanno dato il risultato di una pericolosa staticità, che ha diluito la carica emotiva dei momenti cruciali. Laddove Martone voleva creare un urlo, il podio lo ha strozzato. Tra l’altro, questo approccio ha inciso negativamente anche sulla resa d’insieme. Sebbene il coro scaligero, magistralmente curato da Alberto Malazzi, abbia risposto con compattezza timbrica, la sua integrazione negli “assieme” è risultata a tratti meno incisiva, mancando di quel vigore collettivo.
Un momento dello spettacolo
© Brescia e Amisano
Per quanto riguarda gli interpreti, la performance vocale è stata altalenante. Amartuvshin Enkhbat nel ruolo di Rigoletto appare spesso in una posizione di costante messa di voce, senza la necessaria cura del fraseggio che caratterizza il personaggio nelle intenzioni di Verdi, perdendo così la sua complessità emotiva. Enkhbat è un baritono dotato di uno strumento vocale di grande corpo e carisma, peccato non essere riuscito a declinare le abilità vocali secondo la tessitura vocale della partitura. Gaetano Salas interpreta il Duca con un tono che manca della grazia sottile intesa da Verdi: il compositore rimarca il carattere subdolo e perverso del Signore di Mantova prevedendo sempre un carattere aggraziato della linea melodica, che qui si è un po’ poco avvertito. La Gilda di Regula Mühlemann è la nota più positiva: la sua voce limpida, agile ed espressiva riesce a brillare sul resto del cast, anche se va osservato che lo strumento vocale riesce a dare il meglio in momenti musicali più intimi, dove l’orchestrazione verdiana lascia spazio al palcoscenico. Al contrario, la voce di Mühlemann viene coperta dal suono in buca, complice forse l’orchestra poco calibrata. I ruoli secondari sono svolti con professionalità ma senza colpi di scena particolari. Nel complesso, si percepisce un disallineamento tra la ricchezza tematica e visiva dell’allestimento e l’esecuzione musicale, che non riesce a sostenere pienamente la drammaturgia di Martone, facendone perdere in parte l’efficacia emotiva. L’indicatore più eloquente della mancata fusione tra scena e musica è giunto con il calare del sipario. Il pubblico, pur non manifestando dissenso, ha tributato un applauso privo di calore e di autentico entusiasmo. Si è trattato di un omaggio formale e abbastanza sbrigativo, la testimonianza di un’esperienza che, pur intellettualmente stimolante, non ha forse saputo toccare le corde più profonde.Rigoletto

Un momento dello spettacolo
© Brescia e Amisano
Cast & credits
| Titolo
Rigoletto |
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| Sotto titolo
Melodramma in tre atti |
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| Data rappresentazione
16 ottobre 2025 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Libretto
Francesco Maria Piave |
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| Regia
Mario Martone, ripresa da Marco Monzini |
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| Interpreti
Galeano Salas (Il Duca di Mantova) Amartuvshin Enkhbart (Rigoletto) Regula Mühlemann (Gilda) Gianluca Buratto (Sparafucile) Martina Belli (Maddalena) Carlotta Vichi (Giovanna) Fabrizio Beggi (Il Conte di Monterone) Wonjun Ko (Marullo) Pierluigi D’Aloia (Matteo Borsa) Xhieldo Hyseni (Il Conte di Ceprano) Désirée Giove (La Contessa) Guillermo Esteban Bussolini (Usciere di corte) María Martín Campos (Paggio della Duchessa) |
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| Scenografia
Margherita Palli |
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| Costumi
Ursula Patzak |
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| Coreografia
Daniela Schiavone |
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| Luci
Pasquale Mari |
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| Musiche
Giuseppe Verdi |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro alla Scala |
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| Direzione d'orchestra
Marco Armiliato |
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| Coro
Coro del Teatro alla Scala |
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| Maestro del coro
Alberto Malazzi |