Urlo attuale

Matteo Quattrocchi

Data di pubblicazione su web 23/10/2025

Rigoletto

Il Rigoletto andato in scena al Teatro alla Scala il 16 ottobre 2025, per la regia di Mario Martone, ripresa da Marco Monzini, rappresenta una delle interpretazioni più radicalmente contemporanee e socialmente incisive dell’opera di Verdi. Ispirata al film premio Oscar Parasite (2019), la messinscena mette in parallelo due mondi opposti ma vicini: quello lussuoso e sprezzante del Duca di Mantova e della sua corte, che abitano un asettico e lussuoso loft moderno, e quello oscuro e degradato dei reietti e dei poveri, con Rigoletto come figura ambigua e tormentata. Nella regia di Martone, Rigoletto è un pusher al servizio del Duca; agisce in un contesto dispotico, che enfatizza la deformità morale più che quella fisica del “classico” gobbo cui il pubblico è abituato. La scenografia di Margherita Palli, con la sua struttura rotante che alterna i due spaccati separati da un varco centrale, e i costumi moderni di Ursula Patzak rafforzano questa dicotomia, rendendo visivamente chiara la lotta sociale e morale che sta al centro della drammaturgia.


Un momento dello spettacolo
© Brescia e Amisano 

Sul piano registico, Martone conferma una lettura forte e provocatoria, che sottrae il dramma dalla dimensione storica tradizionale per collocarlo in una realtà attuale, dominata da ingiustizie e diseguaglianze, e dunque estremamente vicina allo spettatore moderno. Questa lettura non solo rende il Rigoletto comprensibile al pubblico del XXI secolo, ma ne accentua l’urlo di dolore e ingiustizia. Il genio di Martone sta nel rendere l’opera urgente, facendo percepire il contrasto tra l’innocenza di Gilda e la brutalità circostante come qualcosa che accade proprio ora, a pochi isolati dal teatro. Un dettaglio divertente (o forse agghiacciante, a seconda dei gusti) è vedere gli habitué della festa del Duca comportarsi con quella sciatta arroganza che fa subito pensare a certi salotti TV: un piccolo, delizioso sberleffo alla nostra epoca. La parte coreografica e l’illuminazione di Pasquale Mari partecipano alla creazione di un’atmosfera cupa e intensa, che però si stempera con qualche momento di lieve confusione scenica, soprattutto nella terza parte tra la casa di Rigoletto e l’osteria di Sparafucile. 

Se la regia ha offerto un pungolo drammatico, l’esecuzione musicale, guidata dal maestro Marco Armiliato, ha purtroppo operato in senso contrario. Mai avrei pensato Rigoletto potesse annoiarmi. La direzione ha peccato di eccessiva cautela, sfociando in una concertazione che è apparsa anemica. La tensione, il furore e una propulsione ritmica ineluttabile si perdono. I tempi un po’ slentati e una generale mancanza di vis teatrale hanno dato il risultato di una pericolosa staticità, che ha diluito la carica emotiva dei momenti cruciali. Laddove Martone voleva creare un urlo, il podio lo ha strozzato. Tra l’altro, questo approccio ha inciso negativamente anche sulla resa d’insieme. Sebbene il coro scaligero, magistralmente curato da Alberto Malazzi, abbia risposto con compattezza timbrica, la sua integrazione negli “assieme” è risultata a tratti meno incisiva, mancando di quel vigore collettivo.


Un momento dello spettacolo
© Brescia e Amisano 

Per quanto riguarda gli interpreti, la performance vocale è stata altalenante. Amartuvshin Enkhbat nel ruolo di Rigoletto appare spesso in una posizione di costante messa di voce, senza la necessaria cura del fraseggio che caratterizza il personaggio nelle intenzioni di Verdi, perdendo così la sua complessità emotiva. Enkhbat è un baritono dotato di uno strumento vocale di grande corpo e carisma, peccato non essere riuscito a declinare le abilità vocali secondo la tessitura vocale della partitura. Gaetano Salas interpreta il Duca con un tono che manca della grazia sottile intesa da Verdi: il compositore rimarca il carattere subdolo e perverso del Signore di Mantova prevedendo sempre un carattere aggraziato della linea melodica, che qui si è un po’ poco avvertito. La Gilda di Regula Mühlemann è la nota più positiva: la sua voce limpida, agile ed espressiva riesce a brillare sul resto del cast, anche se va osservato che lo strumento vocale riesce a dare il meglio in momenti musicali più intimi, dove l’orchestrazione verdiana lascia spazio al palcoscenico. Al contrario, la voce di Mühlemann viene coperta dal suono in buca, complice forse l’orchestra poco calibrata. I ruoli secondari sono svolti con professionalità ma senza colpi di scena particolari. 

Nel complesso, si percepisce un disallineamento tra la ricchezza tematica e visiva dell’allestimento e l’esecuzione musicale, che non riesce a sostenere pienamente la drammaturgia di Martone, facendone perdere in parte l’efficacia emotiva. L’indicatore più eloquente della mancata fusione tra scena e musica è giunto con il calare del sipario. Il pubblico, pur non manifestando dissenso, ha tributato un applauso privo di calore e di autentico entusiasmo. Si è trattato di un omaggio formale e abbastanza sbrigativo, la testimonianza di un’esperienza che, pur intellettualmente stimolante, non ha forse saputo toccare le corde più profonde.



Rigoletto

Cast & Credits




Un momento dello spettacolo
© Brescia e Amisano


Cast & credits

Titolo 
Rigoletto
Sotto titolo 
Melodramma in tre atti
Data rappresentazione 
16 ottobre 2025
Città rappresentazione 
Milano
Luogo rappresentazione 
Teatro alla Scala
Libretto 
Francesco Maria Piave
Regia 
Mario Martone, ripresa da Marco Monzini
Interpreti 
Galeano Salas (Il Duca di Mantova)
Amartuvshin Enkhbart (Rigoletto)
Regula Mühlemann (Gilda)
Gianluca Buratto (Sparafucile)
Martina Belli (Maddalena)
Carlotta Vichi (Giovanna)
Fabrizio Beggi (Il Conte di Monterone)
Wonjun Ko (Marullo)
Pierluigi D’Aloia (Matteo Borsa)
Xhieldo Hyseni (Il Conte di Ceprano)
Désirée Giove (La Contessa)
Guillermo Esteban Bussolini (Usciere di corte)
María Martín Campos (Paggio della Duchessa)
Scenografia 
Margherita Palli
Costumi 
Ursula Patzak
Coreografia 
Daniela Schiavone
Luci 
Pasquale Mari
Musiche 
Giuseppe Verdi
Orchestra 
Orchestra del Teatro alla Scala
Direzione d'orchestra 
Marco Armiliato
Coro 
Coro del Teatro alla Scala
Maestro del coro 
Alberto Malazzi