Corpi in crisi, corpi in ascolto

di Carlotta Repetto

Data di pubblicazione su web 14/10/2025

Se domani

Esiste qualcosa di profondamente umano nell’osservare come la danza contemporanea continui a interrogarsi assiduamente sul concetto di crisi e di rinascita. Se domani, ultima creazione di Elisa Sbaragli interpretata da Alice Raffaelli e Lorenzo De Simone, presentata al PARC – Performing Arts Research Centre, sempre nell’ambito di Fabbrica Europa 2025 – giunta alla sua penultima giornata di festival – nasce come tentativo di risemantizzare il concetto di crisi nel suo senso originario di scelta, di bivio, di possibilità. Non più un evento distruttivo, ma occasione di rinnovamento, di apertura verso l’altro e verso il mondo. L’essere umano, sembra suggerire Sbaragli, agisce davvero solo quando è costretto a farlo, quando l’urgenza si manifesta come necessità. Fino ad allora, la sopravvivenza si fa inerzia: si procede per abitudine, in una cecità volontaria che evita il contatto, che finge di non vedere. Il lavoro mette in discussione proprio questa postura: quella di un corpo chiuso, autosufficiente, ripiegato su sé stesso. 

In scena due corpi tracciano una traiettoria rettilinea, quasi ossessiva, in un corridoio che ne delimita il campo d’azione. È uno spazio liminale, sospeso, in cui la relazione con lo sguardo dello spettatore diventa parte integrante della drammaturgia. Ogni passo, ogni avanzamento sembra dire: “Guarda come mi espongo, fino a dove posso arrivare”. I danzatori si fronteggiano, ripetono gesti e traiettorie in un movimento che sembra esclusivamente spinto da un bisogno assoluto di mostrarsi, di esistere sotto lo sguardo di chi osserva. La ripetizione è la condanna e al tempo stesso la possibilità di redenzione; solo attraversando la propria stanchezza la fisicità può trasformarsi, solo perdendo l’immagine può ritrovare presenza. Allo stesso modo, però, si rivela il paradosso dell’individualismo contemporaneo: più ci si espone, più si diventa invisibili. Gli sguardi dei performer si svuotano, scivolano verso una cecità fisica ed emotiva che chiude ogni possibilità di contatto.


Un momento dello spettacolo
© Giulia Lenzi

Sbaragli affronta il tema dell’ “iper-esposizione” con un’estrema precisione. Il corpo performativo, in una società che celebra la visibilità come valore assoluto, diventa progressivamente cieco. Si guarda, ma non si vede. Si mostra, ma non si riconosce. Questa condizione non è soltanto personale, ma collettiva: un richiamo alla necessità di ridefinire il proprio posto nel mondo e di ristabilire un contatto autentico con l’altro. La partitura fisica è rigorosa e asciutta, ma attraversata da un’urgenza sottile. Il gesto, mai compiaciuto, si apre all’ascolto, si lascia attraversare. Quando i due performer finalmente si toccano, dopo lunghi minuti di distanza, il contatto acquista un valore quasi sacro: è il momento in cui la crisi diventa incontro, in cui il limite del sé si dissolve per lasciare spazio a un respiro condiviso. Il suono, con il suo incedere continuo e pulsante, accompagna la disgregazione dei corpi, fino a farsi canto. È in questa dialettica tra separazione e fusione che Se domani trova la sua forma più compiuta. 



Un momento dello spettacolo
© Giulia Lenzi

Come nei precedenti lavori – da Falena a Mirada – Sbaragli mostra una particolare attenzione alla dimensione percettiva del corpo, inteso come materia plasmabile, allenato a uno stato di presenza e relazione. Il suo sguardo coreografico si muove fra filosofia e biologia, tra desiderio di appartenenza e tensione all’alterità. Si tratta di un’indagine che, pur radicandosi nel gesto, interroga la condizione umana contemporanea: quanto possiamo ancora permetterci di restare vivi, vulnerabili, permeabili al mondo? 

La crisi diventa il terreno su cui si gioca il confronto con l’altro, il banco di prova di una nuova forma di umanità che si scopre vulnerabile, esposta, ma ancora capace di movimento e di incontro. La parola “crisi”, in questo contesto, diventa un passaggio necessario per ritrovare sé stessi nel contatto con l’esterno. L’essere umano ha bisogno di toccare il limite, di trovarsi sull’orlo di un collasso per percepire la possibilità del cambiamento. Fino ad allora si trascina in un’esistenza fatta di inerzia e sopravvivenza, cieco davanti alla presenza dell’altro, assorbito da un eterno presente che ha come unico centro d’interesse il proprio ego. Questo lavoro interroga lo spettatore senza compiacerlo, lo invita a sostare nel disagio e nella domanda, nella possibilità di un domani che, come suggerisce il titolo dello spettacolo, sia davvero "altro" e si fondi su una scelta e non sulla paura. 


Se domani

Cast & Credits


Un momento dello spettacolo
© Giulia Lenzi

Cast & credits

Titolo 
Se domani
Anno 
2025
Data rappresentazione 
11 ottobre 2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
PARC Performing Arts Research Centre
Evento 
Fabbrica Europa 2025
Autori 
Eliana Rotella
Interpreti 
Lorenzo De Simone
Alice Raffaelli
Produzione 
TIR Danza - coproduzione ArtGarage
Coreografia 
Elisa Sbaragli
Fotografia 
Giulia Lenzi
Suono 
Edoardo Sansonne
Note 
Selezionato a NID Platform 2025 – Programmazione e NID Platform 2024 – Open Studios