«Spread love, spread love». Vibrazioni internazionali al Puccini

di Benedetta Colasanti

Data di pubblicazione su web 07/10/2025

Until the beginning

Opportunamente in linea con l’attuale momento storico (e senza il bisogno di riferimenti specifici) lo spettacolo Until the beginning va in scena al Teatro Puccini per la 32a edizione di Fabbrica Europa. Si tratta di un manifesto vibrante e stratificato sull’idea di identità, appartenenza e riscatto, nato dalla collaborazione tra Stephanie Thiersch e Alesandra Seutin. Il lavoro salda le visioni artistiche della prima, fondatrice della compagnia Mouvoir di Colonia, e della seconda, figura di spicco della scena contemporanea con radici profonde nella tradizione africana e nell’hip-hop, per un risultato che trascende i confini geografici e stilistici. I danzatori, provenienti da Senegal, Germania e Francia, non si limitano a esibirsi ma diventano il cuore pulsante di un’esperienza collettiva che principia ancor prima che lo spettacolo abbia inizio, coinvolgendo il pubblico fin dal suo ingresso in sala. 

L’accoglienza in platea, con i performer che, gioviali, distribuiscono fiori al pubblico, annulla istantaneamente il muro tra palco e spettatore; un gesto che anticipa la natura profondamente interattiva e sociale dell’intera performance. L’atmosfera iniziale, creata dalla cantante Shelly Quest con i suoi ritmi travolgenti (tutti prendono parte al coro: «spread love, spread love»), cede presto il passo a una complessa trama di linguaggi. La danza, infatti, è concepita come un atto di protesta, un mezzo per abbattere barriere e rivendicare spazi; le formazioni compatte si spezzano e si disperdono in un moto perpetuo di libertà, mentre urla e pugni al cielo evocano la rabbia e la speranza dei movimenti giovanili delle grandi città o nelle proteste contro la guerra del Vietnam (si pensi al film Hair di Miloš Forman, 1979). L’eco di una voce che chiede asilo è un richiamo diretto alle questioni attuali, un grido che riassume il senso di non sentirsi mai a casa, pur essendovi. 



Un momento dello spettacolo
© Martin Rottenkolber

La colonna sonora è un ulteriore elemento di forza e modernità. Un antico strumento tradizionale africano, suonato con maestria da Tarang Cissokho, si fonde con ritmi contemporanei, creando un contrasto che è in realtà un’armoniosa sintesi tra passato e presente. Il ricordo della canzone Africa (2021) di Mannarino, che cantava «ballare è una mossa politica», si inserisce in questo tessuto performativo stratificato, portando con sé la nostalgia e la complessità di una terra madre e della sua diaspora. Il suono della messa in scena si origina però da una fonte più primitiva: il respiro, il battito del cuore e il suono degli arti che incontrano il pavimento. Questa attenzione al gesto, alla sua origine più intima e viscerale, è un’eco del lavoro di molti professionisti nel campo della scenografia; si pensi, per fare solo un esempio, alla scuola Mudra di Dakar, co-fondata da Léopold Sédar Senghor e Maurice Béjart, che ha sempre posto al centro del proprio lavoro la fusione tra istanze etniche, politiche e sociali e stili contemporanei. 

Il pregio della contaminazione rischia a tratti di diventare un limite. La narrazione, che inserisce richiami al Tanztheater di area tedesca, a danze popolari codificate e a simbolismi come l’atto del battesimo, risente talvolta di una frammentazione eccessiva. Tale plurilinguismo “à la Bob Wilson” – pur testimone di un’assoluta ricchezza d’intenti – finisce per distogliere l’attenzione dalla forza di una danza che, nei suoi momenti più puri e sperimentali, si rivela estremamente interessante, coinvolgente ed espressiva anche nell’uso della voce e negli ammalianti costumi di Lauren Steel. L’utilizzo del respiro affannato, lo spezzare delle linee, le danze tribali e gli sfondamenti metaforici di muri sono comunque gli elementi più potenti, quelli che catturano e rapiscono, mostrando il vero potenziale di un’opera che si pone come un inno alla libertà e alla gioia nonostante il disagio di fondo. Una danza simile non ha bisogno di parole superflue.



Until the beginning

Cast & Credits


Un momento dello spettacolo
© Martin Rottenkolber


Cast & credits

Titolo 
Until the beginning
Anno 
2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro Puccini
Evento 
Fabbrica Europa
Interpreti 
Latif Arafan Wa-hab Diedhiou
Nadia Gabrieli Kalati
Cola Lok Yee Ho
Clémentine Herveux
Kezia Jonah
Margaux Marielle-Thréhoüart
Alexandre Nodari
Joel Suárez Gómez,
Christ Zié
Produzione 
Sarah Heinrich e Dwayne Holliday (MOUVOIR), Hervé Breuil, Paul Sagne (École des Sables), MOUVOIR e.V. e Freihandelszone – Ensemblenetzwerk Köln, École des Sables Senegal Coproduzione: tanzhausnrw, Sommerblut Kulturfestival/Schau
Costumi 
Lauren Steel
Coreografia 
Alesandra Seutin, Stephanie Thiersch
Suono 
Thomas Wegner
Luci 
Begona Garcia Navas / Ansgar Kluge
Musiche 
Tarang Cissokho, Shelly Quest
Note 
Arrangiamenti/consulenza musicale: Yvan Talbot