L’ascolto come spazio drammaturgico
Nel panorama della stagione 2025, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha offerto, con l’opera Les Pêcheurs de perles di Georges Bizet, inclusa per la seconda volta assoluta nei suoi cartelloni, un’occasione di particolare interesse per lo studio delle dinamiche intermediali fra teatro musicale e linguaggio cinematografico. La regia di Wim Wenders – qui ripresa da Derek Gimpel e proveniente dall’allestimento berlinese della Staatsoper Unter den Linden (2017) – si colloca infatti entro un discorso più ampio di ridefinizione dello statuto visivo dell’opera lirica, in cui la rappresentazione si fa progressivamente sottrazione, e la scena si apre come luogo dell’ascolto.
Composta nel 1863, Les pêcheurs de perles appartiene alla fase liminare della maturazione bizetiana, ancora immersa nell’orientalismo di maniera ma già percorsa da tensioni drammatiche e armoniche che preludono alla modernità di Carmen. L’esotismo della Ceylon librettistica – codificato come pura superficie decorativa – viene da Wenders depurato di ogni colore narrativo e restituito nella forma di un simbolismo rarefatto, dove il mare, evocato da proiezioni e flussi luminosi, assume il valore di matrice generatrice dell’immagine e della musica. La spazialità scenica, affidata alle linee essenziali di David Regehr e alle luci di Olaf Freese (riprese da Oscar Frosio), si configura come un campo percettivo neutro, nel quale la percezione sonora acquista primato e la drammaturgia si costruisce attraverso la modulazione del timbro e del ritmo. In tale prospettiva, l’intervento di Wenders non si limita a un’operazione estetica ma implica una riflessione sulla natura stessa dell’opera come forma sinestetica. Il suo minimalismo – lungi dal risolversi in una semplice economia di segni – diviene atto di dislocazione: lo spazio visivo rinuncia a illustrare per trasformarsi in superficie di risonanza. In questa “drammaturgia dell’ascolto” la musica di Bizet, colta nella direzione di Jérémie Rhorer, riconquista centralità semantica. La concertazione di Rhorer, contraddistinta da tempi flessibili, chiarezza del fraseggio e precisione timbrica, esplora le trasparenze orchestrali e le tensioni armoniche come luoghi del conflitto emotivo, disegnando un continuum espressivo che integra orchestra, coro e voci soliste in un medesimo organismo drammaturgico.

La resa scenico-vocale si inscrive coerentemente in questo disegno di sobrietà: Javier Camarena offre un Nadir di levità quasi onirica, la linea del canto di Hasmik Torosyan plasma una Léïla sospesa tra purezza rituale e desiderio terreno, mentre Lucas Meachem conferisce a Zurga una densità attoriale di rara evidenza; Huigang Liu completa il quadro con un Nourabad ieratico e misurato. Il Coro del Maggio Musicale, guidato da Lorenzo Fratini, partecipa a pieno titolo a questa coralità strutturale e più che adempiere alla sua funzione scenica, diviene soggetto drammaturgico collettivo e dispositivo sonoro della memoria.

Ciò che emerge da questa produzione è la possibilità, oggi, di leggere Bizet non come epigono dell’opéra-lyrique ma come autore in cui il principio melodico già si trasforma in principio visivo. Nella trasposizione wendersiana, l’opera non si limita a essere “vista”, ma è letteralmente “guardata attraverso il suono”: l’immagine cinematografica si ibrida con la forma musicale, generando una scena dell’ascolto che è insieme poetica e analitica. In tal senso, Les pêcheurs de perles diventa un laboratorio di percezione intermediale, dove la nozione di rappresentazione si converte in esperienza fenomenologica dell’udire e del vedere. Non si tratta dunque di una semplice riscoperta di un titolo marginale del repertorio francese, ma della verifica, nel contesto operistico contemporaneo, di una possibilità altra di drammaturgia: quella in cui la visione non illustra la musica, ma ne prolunga la vibrazione.
Les Pêcheurs de perles

Cast & credits
| Titolo
Les Pêcheurs de perles |
|
| Anno
2025 |
|
| Durata
155 minuti |
|
| Città rappresentazione
Firenze |
|
| Luogo rappresentazione
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino |
|
| Adattamento
Detlef Giese |
|
| Libretto
Michel Carré, Eugène Cormon |
|
| Regia
Win Wenders (ripresa da Derek Gimpel) |
|
| Interpreti
Hasmik Torosyan (Léila) Javier Camarena (Nadir) Lucas Meachem (Zurga) Huigang Liu (Nourabad) |
|
| Produzione
Staatsoper Unter den Linden; China National Centre of the Performing Arts |
|
| Scenografia
David Regehr |
|
| Costumi
Montserrat Casanova |
|
| Musiche
Georges Bizet |
|
| Orchestra
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino |
|
| Direzione d'orchestra
Jérémie Rhorer |
|
| Coro
Coro del Maggio Musicale Fiorentino |
|
| Maestro del coro
Lorenzo Fratini |