Una bailaora especial tra furor y duende
È la trasgressione fatta persona Rocío Molina, la bailaora e coreografa andalusa che trascina il pubblico del Teatro alla Pergola di Firenze con l’applauditissimo Vuelta a uno. Uno spettacolo di flamenco presentato in prima nazionale alla 32a edizione di Fabbrica Europa, il Festival fiorentino che tra teatro, danza e musica tasta il polso alla creatività contemporanea riservando delle vere e proprie sorprese. Molina è una di queste: travolgente e irriverente è la sua performance accompagnata dal virtuosismo della chitarra di Yerai Cortés che la asseconda nel baile, la segue con il cante jondo e la provoca con un impasto strumentale e vocale continuo.
La danzaora, un neologismo
coniato dalla stessa Rocío per riferirsi al suo inusuale approccio alla danza
flamenca, resta fedele alla tradizione ma al tempo stesso la rinnova da un
punto di vista estetico, costumistico e coreografico e reinventa il flamenco.
Un flamenco contemporaneo che sfugge agli stereotipi fatti di scialli, nacchere
e ventagli e si abbandona alla voluttà coreutica di un ballo viscerale,
innovativo e primigenio.

Nata a Malaga nel 1984, Molina è diplomata al Conservatorio de Danza di Madrid e ha lavorato in compagnie professionali. Artista associata al Théâtre de Chaillot di Parigi dal 2014, ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio nazionale spagnolo per la danza, il Max Award, il Premio Miglior Danzatore alla Bienal de Flamenco de Siviglia, lo UK National Dance Award, il Premio Positano per la danza “Leonide Massine” e il Leone d’Argento alla Biennale Danza 2022 che l’ha vista protagonista di Carnación.
Il debutto autoriale di Molina, intitolato Entre parades, risale a quando aveva ventidue anni. Da allora è stato un florilegio di creazioni di cui è la sola interprete. Fra queste si ricordano El eterno ritorno (2006), Por el decid de la gente (2007), Oro viejo (2008), Cuando las pietras vuelen (2009), Danzaora y vinática (2011), Afectos (2012), Bosque ardora (2014), Caída del cielo (2016) e Grito pelao (2018).
Con Vuelta a uno (“Ritorno a uno”),
una pièce del 2021 che fa parte
della Trilogía sopre la guitarra insieme
a Inicio (uno) e Al fondo riela (Lo Otro del Uno), realizzati nel 2020,
la danzatrice ha vinto nel 2023 il Premio Talía quale miglior interprete
femminile e arriva alla Pergola per dare una vigorosa scossa al modo
tradizionale di intendere il flamenco con il suo concept teatrale e la sua fagocitante e impetuosa presenza.

Vuelta a uno nasce da un’idea originale di Molina che cura la coreografia e balla nello spazio disegnato da lei insieme a Antonio Serrano e Julia Valencia. Diverse pedane dislocate geometricamente lo riempiono e consentono alla danzaora di salire e scendere durante le sue evoluzioni. Un fondale fatto di sbarre parallele, e illuminate da faretti, delimita la scena mentre le luci basse di Serrano avvolgono la performance dell’artista nel dialogo incessante con la chitarra di Cortés. Il sound design di Javier Álvarez amplifica il commento sonoro e i vestiti di López de Santos fanno il resto.
Lo spettacolo
è diviso in cinque quadri. Fin da subito gli spettatori, colpiti dalla straboccante
energia della bailaora, si rendono
conto di assistere a qualcosa di insolito. Nel primo e secondo quadro lei è vestita
di viola con una gonna midi svasata e
una camicetta, ha i capelli raccolti e calza le garrucha, le classiche scarpe da flamenco con il
tacco medio. Seduto su una sedia c’è Yerai che scalda le corde della chitarra e
attende che la danzaora dia il via
alla danza. In modo sfacciato Molina comincia i suoi volteggi facendo delle grandi
bolle azzurre con il chewing gum e prendendo delle bustine energizzanti
per affrontare la sfida tra lei, il flamenco e le corde di Cortés.

Nel terzo quadro esplode l’infrazione alle regole quando Molina appare con i capelli sciolti, si toglie le scarpe e a piedi nudi riproduce lo zapadeado. Uno “scalzismo ritmato” che si riflette nel turbinio dei gesti e nel crescendo emotivo tra furor e duende.
Con il quarto quadro tutto sembra rientrare nei ranghi a cominciare dal ritorno della treccia, delle garrucha, della gestualità rotatoria delle braccia e delle mani, del “giravoltismo” del corpo, dei sensuali cambrés e dello struggente cante jondo. L’unica deroga sono i pantaloni scuri e un lungo smanicato ma è un abbaglio. Nell’ultimo quadro Rocío si presenta in un corto tubino verde con lustrini e una cintura alla vita in cui sono infilati dei ventagli colorati.
A una evidente e provocatoria trasgressione costumistica (poco ortodosso è infatti ballare il flamenco senza le ampie gonne di volants ma addirittura in stile Givenchy è paradossale), si aggiunge la dissacrazione e la distruzione dei ventagli che sono l’anima della gestualità femminile flamenca. Rocio “scrive” così l’ultimo atto ritornando a quell’uno da cui era partita in un inno alla vita e alla danza che lei condivide con Yvier e con il pubblico.
Vuelta a uno è uno spettacolo esaltante che sprigiona la potenza di una danza fatta di corpo e anima, di una musica che si fonde con il canto e di una concezione vibrante dell’essere in scena. Una sinergia che coinvolge lo spettatore e lo rende partecipe del portato artistico di una proteiforme danzaora e del suo flamenco nuovo, diverso e contemporaneo.Vuelta a uno
Cast & credits
| Titolo
Vuelta a uno |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
20 settembre 2025 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro della Pergola |
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| Prima rappresentazione
2021 |
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| Evento
32a edizione del festival Fabbrica Europa |
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| Autori
Rocío Molina |
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| Regia
Rocío Molina |
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| Interpreti
Rocío Molina Yerai Cortés |
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| Produttori
Co-produzione: Danza Molina S.L. y Teatro Español |
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| Produzione
El Mandaito Producciones S.L. |
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| Scenografia
Antonio Serrano, Julia Valencia, Rocío Molina |
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| Coreografia
Rocío Molina |
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| Movimenti scenici
Rocío Molina |
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| Corpo di ballo
Rocío Molina |
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| Suono
Javier Álvarez |
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| Luci
Antonio Serrano |
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| Musiche
Yerai Cortés |
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| Note
Direzione artistica: Julia Valencia; Tecnico luci: Antonio Valiente; Responsabile tecnica: Carmen Mori; Direttrice di scena: María Agar Martínez; in collaborazione con Junta de Andaluciá – Consejería de Cultura y Patrimonio Histórico con il supporto di INAEM – Instituto Nacional de las Artes Escénicas y de la Música |