Un solo con “intruso”

di Carlotta Repetto

Data di pubblicazione su web 29/09/2025

To Repel Ghosts/ Lettera al Padre

La prima nazionale di To Repel Ghosts/ Lettera al Padre, firmata da Gennaro Lauro e presentata al Teatro Cantiere Florida nell’ambito di Fabbrica Europa 2025, ha rappresentato un momento di intensa riflessione artistica e personale. Una creazione che affronta uno dei nodi più complessi e inesplorati del nostro tempo: il “maschile”, inteso come territorio fluido e in trasformazione, uno spazio aperto, campo mutevole di possibilità e non come categoria rigida e codificata. Lauro sceglie la forma del “solo con intruso”, definizione che già racchiude la tensione del lavoro: da un lato l’urgenza di un’indagine intima e personale, dall’altro la necessità di uno scarto, di un elemento perturbante che incrini l’assetto prestabilito. Accanto a lui, la presenza scenica di Silvia Mai diventa un campo rivelatore, capace di incarnare sfumature del maschile, restituendone la complessità e i paradossi. Lauro, invece, assume il ruolo dell’intruso, figura destabilizzante che smonta e reinterpreta, generando attrito e aprendo fessure di comprensione nella percezione dello spettatore. 

Lo spettacolo si apre su tempi volutamente dilatati, scanditi da gesti sospesi e pause che invitano a un ascolto profondo e meditativo. In alcuni passaggi, questa lentezza rischia di farsi eccessiva, producendo una rarefazione che avrebbe forse beneficiato di maggior dinamica. Tuttavia, è proprio in questa sospensione che si avverte la dimensione di ricerca: un’oscillazione continua tra silenzi e gesti, tra la necessità di ascoltare e quella di oltrepassare. Un invito a osservare, a percepire l’intimità del movimento, la tensione dei corpi e la profondità delle domande sollevate. La fisicità dei due performer trasmette una potenza emotiva sottile ma intensa: i corpi dialogano con lo spazio e tra di loro, creando un ritmo interno che sostiene e alimenta l’indagine sul maschile. In che senso questo lavoro sostiene tale indagine? Non certo cercando una definizione unica, ma esplorando possibilità. Il maschile non come blocco rigido, ma come campo aperto di esperienze, come “cortile” – per usare le parole dello stesso Lauro – dove le differenze possano convivere senza irrigidirsi in ruoli prestabiliti. La scena diventa così un laboratorio in cui il maschile è decostruito, liberato dal peso normativo e rimesso in circolo come esperienza personale, intima e allo stesso tempo condivisa. 


Un momento dello spettacolo
© Giulia Lenzi

Il lavoro si nutre di voci marginali, che risuonano come tracce di storie altre. Evda e Marlene, figure che emergono in scena, diventano simboli di resistenza e fragilità, portatrici di un vissuto che interroga e incrina le strutture patriarcali. I loro racconti, usciti dalla bocca di Lauro, si intrecciano con il movimento, generando uno spazio narrativo che amplifica la complessità del maschile e delle relazioni familiari. Questi inserti narrativi non interrompono la continuità scenica, ma arricchiscono la dimensione simbolica, fornendo prospettive diverse e spostando lo sguardo dello spettatore verso ciò che rimane spesso taciuto o ignorato. 

Il cuore del progetto resta, però, il rapporto con la figura paterna. Scrivere una lettera al padre diventa un atto di memoria e liberazione insieme: riconoscere il genitore che abbiamo conosciuto, perso, subìto, nutrito, quello che è mancato e quello che si è imposto. Un’eredità pesante che si stratifica, di padre in padre, fino a chiedere di essere guardata in faccia. In questa prospettiva, il monologo finale si rivela uno dei momenti più toccanti della serata. Dare la parola al padre significa concedergli un ultimo spazio, un addio che non è rimozione ma commiato consapevole, un modo per sciogliere vincoli e fantasmi. Come scrive lo stesso Lauro: «Questo lavoro è una ricerca sul maschile: cos’è per me il maschile? Come posso liberare il maschile per non dovermi rinunciare? […] Questo lavoro è un solo benché siamo in due. È un solo con un intruso. Io sono l’intruso. Questo lavoro è un esercizio di commiato e in questo senso prende inizio da una fine». 

Coreografo e performer classe 1990, Gennaro Lauro si è formato tra Italia e Germania, e ha lavorato come interprete con diverse realtà della scena contemporanea europea prima di intraprendere un percorso autoriale autonomo. La sua ricerca conferma un estro creativo già emerso nei suoi precedenti lavori, capace di intrecciare indagine filosofica e linguaggio coreografico in una drammaturgia che non offre soluzioni immediate, ma apre domande, invita a lasciar maturare le domande e a tornare a rifletterci anche dopo la visione. To Repel Ghosts/ Lettera al Padre non è uno spettacolo che si esaurisce nella realizzazione, bensì un attraversamento che continua a lavorare nello spettatore anche a distanza. 

Un debutto coraggioso, che segna un ulteriore passo nel percorso di un artista attento, capace di confrontarsi con temi urgenti senza schematismi, cercando nella scena uno spazio in cui i fantasmi possono finalmente essere evocati, affrontati e forse, almeno in parte, liberati. Non sembra uno spettacolo del tutto “finito”: alcuni passaggi, soprattutto nella parte iniziale, potrebbero guadagnare in compattezza e dinamicità. Ma proprio questa sensazione di processo aperto restituisce l’idea di un lavoro in continuo movimento, che trova la sua forza nell’essere “attraversamento” più che approdo definitivo.



To Repel Ghosts/ Lettera al Padre

Cast & Credits


Un momento dello spettacolo
© Giulia Lenzi


Cast & credits

Titolo 
To Repel Ghosts/ Lettera al Padre
Anno 
2025
Data rappresentazione 
25 settembre 2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro Cantiere Florida
Evento 
Fabbrica Europa 2025
Soggetto 
Gennaro Lauro
Interpreti 
Gennaro Lauro
Silvia Mai
Coreografia 
Gennaro Lauro
Suono 
Juliette Sedes
Luci 
Tea Primiterra
Note 
Sguardo esterno: Elisabetta Lauro Coproduzione: Associazione Sosta Palmizi, Compagnie Meta (Francia) Con il sostegno di D.iD – Dance Identity (Austria), HOME Centro Coreografico, IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia / Teatro delle Moire, Oriente Occidente, Tenuta dello Scompiglio, Fabbrica Europa, Teatri di Vetro, K3 – Zentrum für Choreographie Hamburg (Germania), IIC Amburgo accolto da Micadanses (Francia), BTT/Balletto Teatro di Torino, CND – Pantin (Francia), Le Volatil (Francia), CENTQUATRE- Paris (Francia), Aldes | SPAM!