No Dance No Party

di Benedetta Colasanti

Data di pubblicazione su web 23/09/2025

Basis for being


Nonostante un allestimento scenico volutamente spoglio e quasi anonimo, ricorrente in gran parte della produzione teatrale contemporanea, l’aria si fa densa, carica di un’attesa senza coordinate spaziali né temporali. L’atmosfera che avvolge lo spettatore è quella intima e sospesa del perimetro di un salotto, un rifugio spogliato dagli orpelli quotidiani per fare spazio agli invitati di una festa. Si presenta così Basis for being, l’ultimo capitolo della trilogia del danzatore e coreografo iraniano Sina Saberi, un’opera che trascende la mera rappresentazione scenica per immergere il pubblico in una travolgente esperienza sensoriale, interattiva e… gustativa.

 

L’ambiente che ha accolto questo spettacolo non poteva essere più emblematico. Nel cuore pulsante di Berlino, il Tanzfabrik – fondato nel 1978 – non è semplicemente un centro per la danza contemporanea e la coreografia ma una vera e propria istituzione cultuale, un crocevia di idee e talenti. Oltre alla sua rinomata scuola, la Bühne (palco) ospita un fervido calendario di spettacoli, festival e residenze artistiche, promuovendo una costante ricerca e innovazione nel campo della danza. Storicamente, il Tanzfabrik ha svolto un ruolo centrale nella scena indipendente di Berlino Ovest, diventando un faro per chiunque cercasse di esplorare i nuovi orizzonti del movimento contemporaneo. Ancora oggi, la sua missione è quella di creare un ambiente aperto e stimolante, impegnandosi attivamente per l’inclusione, la diversità e l’accessibilità. È in questo contesto, in cui l’arte si fa veicolo di espressione e libertà, che l’opera di Sina Saberi trova la sua più profonda risonanza.

 

Basis for being, un viaggio tra passato e presente, memoria e resistenza, completa un percorso artistico iniziato nel 2016 con Prelude e proseguito nel 2017 con Damnoosh. La performance invita lo spettatore a un’esplorazione coreografica che rievoca una festa domestica a Teheran nel 1991, un’epoca di profonde turbolenze sociali e politiche. Il performer classe 1988, alternando con maestria i ruoli di bambino, adulto e danzatore, guida il pubblico in un universo stratificato che getta le basi per la consapevolezza del proprio essere. Attraverso il movimento, il padrone di casa ripropone immagini di un passato che, da personale, si fa collettivo e universale. Questa danza, che fonde sapientemente elementi della tradizione persiana con la contemporaneità, narra una storia del suo intrinseco potere, spesso misconosciuto.



Una foto dello spettacolo

 

Il pubblico, disposto su ogni lato della scena, si trova di fatto a un bivio, invitato a superare la passività dello spettatore per diventare parte attiva della narrazione. L’esperienza evoca il mondo intimo e ribelle raccontato da Azar Nafisi in Leggere Lolita a Teheran (2003), dove le feste domestiche diventano spazi protetti, piccole rivoluzioni silenziose che si consumano tra le mura di una casa, mentre fuori imperversa la guerra. In questi rifugi, giovani artisti e intellettuali si liberano dei veli scuri impostigli, mostrando volti sorridenti, occhi vividi e capelli sciolti, sprigionando emozioni e pensieri che non possono essere espressi apertamente.

 

La danza non è dunque solo un gesto tecnico ma un atto di resistenza pura. Apparentemente un’azione “normale” come lavorare, studiare o amare si fa profonda espressione universale di coloro che si oppongono a un potere che pretende di scegliere per loro. L’esperienza è di per sé immersiva: il pubblico, fin dall’inizio, si sente implicitamente invitato a unirsi alle danze; seduti, immobili, in un luogo che evoca un luogo raggiunto per ballare, sorge spontanea la domanda, quasi un lamento: «danzatori, fate qualcosa, o dobbiamo farlo noi?». In questo interrogativo non c’è solo una curiosità disarmante, ma una chiamata sottile e potente a una partecipazione che va ben oltre la “semplice” visione di uno spettacolo, spingendo a una riflessione sul ruolo dell’arte come catalizzatore di cambiamento e liberazione. Alla fine, tutti si liberano, tutti ballano, senza veli o freni.



Basis for being

Cast & Credits




Un momento dello spettacolo


Cast & credits

Titolo 
Basis for being
Anno 
2025
Data rappresentazione 
13/09/2025
Città rappresentazione 
Berlino
Produttori 
Sina Rundel
Produzione 
K3 | Tanzplan Hamburg, Euro-Scene Leipzing, Ballet National de Marseille, Fonds Farstellende Künste, Fondazione Culturale di Amburgo Costumi: Lea Theres Lahr-Thiele
Costumi 
Lea Theres Lahr-Thiele
Coreografia 
Sina Saberi
Effetti speciali 
Lukas Besenfelder
Suono 
Ali Phi
Luci 
Sebastian Solorzano
Note 
Con: Jorge De Hoyod, Bita Bell Ospiti: Venetsiana Kalampaliki, Mona Farivar, Ava Jalali