Il mondo caleidoscopico di Megumi Eda

di Carlotta Repetto

Data di pubblicazione su web 23/09/2025

Fish ái Lens

Fish ái Lens Megumi Eda, presentato il 20 settembre al PARC nell’ambito di Fabbrica Europa 2025, si configura come un autoritratto caleidoscopico, capace di intrecciare autobiografia, ironia e memoria in un flusso performativo che travalica i confini del semplice racconto di sé. La danzatrice e filmmaker giapponese – già interprete di compagnie prestigiose quali Hamburg Ballet e Rambert Dance Company – porta in scena un dispositivo drammaturgico che trasforma la propria vita in materia performativa, innescando un dialogo diretto con lo spettatore e non un mero resoconto biografico.

La performance, articolata in sedici quadri narrativi, ha seguito le tappe più significative dell’esistenza dell’artista: dall’infanzia segnata dall’ossessione materna per la cura dei suoi piedi – quelli stessi che sarebbero divenuti strumento principe della sua arte – al trasferimento a soli sedici anni ad Amburgo per studiare danza classica; dal ricordo del primo parto, vissuto come un rito di passaggio, al matrimonio duraturo con il compagno di vita e d’arte; dalle esperienze glamour come la collaborazione con Kylie Minogue, fino alle audizioni per il Butoh e alle cicatrici della pandemia. Ogni frammento ha assunto la forma di un racconto che mescola confessione, ironia e consapevolezza, restituendo la stratificazione complessa di una carriera internazionale. 

Ciò che ha reso la serata particolarmente avvincente è stato il coinvolgimento diretto del pubblico. La performance si è svolta in un contesto intimo e ravvicinato: gli spettatori erano seduti direttamente sul palcoscenico, a stretto contatto con l’artista; una scelta che ha amplificato la sensazione di immersione e complicità, trasformando lo spazio scenico in un luogo di condivisione narrativa ed esperienziale. Eda ha varcato più volte il limite tra scena e platea, sedendosi accanto agli spettatori, rivolgendosi a loro con domande improvvise, chiedendo persino a un signore di aiutarla a piegare il bucato. Questo dispositivo di prossimità ha generato, quindi, un clima di intimità, in cui la biografia individuale si è trasformata in esperienza collettiva. La scelta di presentare lo spettacolo in inglese non costituito una barriera alla comprensione, al contrario, il ritmo e la musicalità della lingua hanno donato alla narrazione un'immediatezza che ha reso il messaggio chiaro e incisivo anche per chi non fosse perfettamente anglofono. 



Un momento dello spettacolo
© Yozi Zhang


Il titolo stesso, con il riferimento alla lente fish-eye, si è rivelato una chiave di lettura pregnante: così come l’obiettivo fotografico deforma e amplifica la visione, allo stesso modo Eda ha reinterpretato i suoi ricordi, deformandoli e ingigantendoli, per rivelarne significati inattesi. La performance ha quindi oscillato tra confessione e artificio, tra realtà e rappresentazione, generando un continuo gioco di prospettive. 

Dal punto di vista strettamente corporeo, Eda ha confermato la sua statura di interprete: l’eleganza delle linee, la musicalità dei gesti e la perfezione plastica dei piedi e delle gambe hanno reso incantevole ogni frammento di danza, anche quando “marcato” con apparente leggerezza. Memorabili i passaggi tratti dal repertorio classico – alcuni brani da Il Lago dei Cigni, che l’artista ha dichiarato di eseguire come forma di rilassamento durante la gravidanza, o la variazione di Coppelia danzata da bambina in un concorso a Tokyo – restituiti non come citazione nostalgica, ma come frammenti di un corpo/memoria che riaffiora in scena. Pur affermando con ironia che l’arte non può essere giudicata soltanto da un collo del piede, Eda ha dimostrato come la bellezza delle sue gambe e l'en dehors del suo basso gamba costituiscano un elemento di grande forza scenica. La qualità del movimento, sorretta da una tecnica cristallina, ha reso, infatti, ogni accenno di danza classica un frammento incantevole. 

Un altro aspetto fondamentale è stato il dialogo con i collaboratori: la presenza di Shintaro Oue, amico d’infanzia ritrovato dopo trent’anni, ha donato profondità al processo creativo, mentre la musica dal vivo di Kazuhisa Uchihashi ha costruito un paesaggio sonoro in costante risonanza con il movimento, sospeso tra improvvisazione e struttura. La musica non ha fatto solamente da sottofondo, ma ha rappresentato un elemento drammaturgico fondamentale, un passaggio vibrante in dialogo costante con la scena, sostenendo gli snodi narrativi e amplificando la carica emotiva di ogni episodio. 

Fish ái Lens si è imposto, dunque, come lavoro capace di unire leggerezza e densità, ironia e introspezione, Oriente e Occidente, generando una drammaturgia a più livelli in cui la biografia personale diventa lente per osservare questioni universali: la costruzione dell’identità, l’incontro/scontro tra culture, il difficile equilibrio tra maternità e carriera artistica. Peccato per la scarsa affluenza del pubblico, perché la qualità della performance avrebbe meritato una più ampia ricezione. L’impressione conclusiva è quella di un ritratto vivo e in trasformazione, che non si limita a rievocare il passato ma lo reinventa, offrendolo come testimonianza condivisa. Megumi Eda ha mostrato non solo la sua forza di danzatrice, ma anche la capacità di trasformare la propria vicenda personale in un linguaggio scenico di respiro universale, unendo corpo, parola, ironia e memoria in unico, brillante affresco autobiografico.



Fish ái Lens

Cast & Credits


Un momento dello spettacolo
© Yozi Zhang


Cast & credits

Titolo 
Fish ái Lens
Anno 
2025
Data rappresentazione 
20 settembre 2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
PARC Performing Arts Research Centre
Evento 
Fabbrica Europa 2025
Regia 
Megumi Eda
Interpreti 
Megumi Eda
Produzione 
TIR Danza - coproduzione DOCK11
Costumi 
Mylla Ek
Coreografia 
Megumi Eda
Musiche 
Kazuhisa Uchihashi
Note 
In collaborazione con Shintaro Oue Residenze: Fabbrica Europa / PARC in collaborazione con Museo Novecento di Firenze, Theaterhaus Berlin