La metamorfosi del corpo

di Carlotta Repetto

Data di pubblicazione su web 21/09/2025

PUPO Unveiled

“Diventare altro” sembra essere la sfida che anima PUPO Unveiled, lavoro di Sofia Nappi presentato in prova aperta al PARC per Fabbrica Europa: l'opera trae ispirazione dalla celebre fiaba di Collodi, Pinocchio, ma non ne restituisce assolutamente una narrazione didascalica. La metamorfosi del burattino di legno diventa metafora di un processo di trasformazione universale, che tocca i temi della crescita, della perdita dell’innocenza e della ricerca di un’identità. 

Nappi, coreografa e direttrice artistica della compagnia Komoko – fondata insieme ad Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli – propone una riflessione in cui il linguaggio del corpo, dinamico e fortemente fisico, è il vero motore della drammaturgia. L’appuntamento di sabato pomeriggio non ha presentato un’opera conclusa, bensì un tassello del percorso creativo in via di attuazione: non si trattava di uno spettacolo compiuto, né di una prova generale, ma condivisione con il pubblico di un “cantiere” coreografico. La stessa Nappi, introducendo la sessione, ha sottolineato come si trattasse di una delle composizioni più complesse mai affrontate, revisionata in soli sette giorni di prove intense durante la residenza al PARC, e come ancora certe parti della struttura fossero ancora in fase embrionale. Ciò ha reso l’esperienza peculiare: lo spettatore, oltre ad assistere a un’esecuzione scenica, ha avuto accesso a un processo di elaborazione, alle correzioni in tempo reale, alla fatica fisica dei danzatori, ai respiri spezzati e ai volti arrossati dallo sforzo. Un avvicinamento raro alla pratica della danza, che ha reso tangibile l’energia della costruzione coreografica (il passaggio disinvolto dei movimenti, la coordinazione tra interpreti, l’uso dello spazio).


Un momento dello spettacolo PUPO
© Thomas Schermer

Gli interpreti erano sette – tre donne e quattro uomini (più un’apprendista che non ha preso parte alla prova) provenienti da contesti internazionali differenti – dall’Olanda alla Francia fino alla Transilvania – con tre nuovi ingressi nella compagnia. Questo mosaico di provenienze ha arricchito il lavoro di sfumature e approcci diversi, ben amalgamati dalla direzione di Nappi. L’impianto coreografico si è articolato in quadri che si collocano idealmente dopo il “Paese dei Balocchi”, con la figura di Lucignolo evocata in filigrana come simbolo delle tentazioni e delle deviazioni del percorso umano, una figura ambigua, il cui ruolo resta sospeso tra complicità e guida del protagonista. 

Uno dei momenti più intensi è stato l’assolo conclusivo, affidato al giovane interprete Senne Reus nei panni di Pinocchio: un corpo flessuoso e vibrante, capace di restituire con rara sensibilità la fragilità del personaggio, trasmettendo la tensione tra il desiderio di essere autentico e l’inquietudine per l’innocenza perduta. Il Notturno che ne ha accompagnato i movimenti ha amplificato la carica malinconica della scena, lasciando emergere la struggente frase di Collodi che richiama lo smarrimento del “bambino interiore”. A rafforzare tale immaginario, la presenza delle maschere bianche, segni tangibili di morte e dissoluzione, che hanno dato al lavoro un’aura funerea, a tratti perturbante. 

Ciò che ha colpito in modo particolare è stata la fluidità dei movimenti, sequenze che sembravano non avere mai fine, scorrendo l’una dentro l’altra con naturalezza ipnotica. Tra gli interpreti, lo sguardo veniva spesso catturato da Glenda Gheller, danzatrice di forte intensità scenica e magnetismo, capace di dominare l’attenzione anche nelle sezioni corali grazie a una presenza carismatica e una qualità di movimento particolarmente incisiva. 

La coralità del gruppo ha rappresentato uno dei punti più solidi della prova: la gestualità, pur ancora priva di piena intenzionalità – come sottolineato dalla stessa Nappi – ha rivelato un’architettura coreografica di notevole coerenza, lontana da quel rischio di dispersione e gratuità espressiva che spesso caratterizza parte della produzione contemporanea. Qui la struttura appare invece sostenuta da un pensiero preciso, che intreccia dinamica, tecnica a variazioni ritmiche in un flusso coerente. Il finale ha assunto quasi una forma di rito collettivo: i corpi riuniti in un canto dal respiro mantrico, dal sapore di preghiera, hanno oltrepassato la dimensione estetica per raggiungere quella emotiva e spirituale, creando un senso di condivisione che trascende il piano scenico.


Un momento dello spettacolo PUPO
© Thomas Schermer

L’impressione complessiva è stata quella di assistere a un’ottima dimostrazione di danza, e insieme a un’esperienza di comunità, in cui performer e pubblico sono stati ugualmente coinvolti in un viaggio di trasformazione. PUPO Unveiled, pur nella sua natura ancora provvisoria, si è rivelato un lavoro denso di possibilità. Più che un risultato compiuto, ha mostrato un percorso: la danza come processo e metamorfosi, capace di interrogare lo spettatore su cosa significhi crescere, cambiare, accettare la perdita di una parte di sé. Ciò che resta non è solo la memoria di singole immagini – l’assolo struggente di Pinocchio, il simbolo delle maschere, il canto corale finale – ma la consapevolezza di aver preso parte a un momento fragile e prezioso, un frammento di quella ricerca che trasforma la danza da oggetto estetico a esperienza vitale. 

La compagnia Komoko si conferma così una realtà di respiro nazionale e internazionale, con lavori presentati in festival e istituzioni di rilievo come la Biennale di Venezia, il RomaEuropa Festival, Masdanza nelle Canarie e Danse Danse a Montréal. Il percorso al PARC è stato un’occasione di lavoro intensivo oltre che una tappa di un cammino creativo che proietta la compagnia verso nuove tappe di crescita e consolidamento.




PUPO Unveiled

Cast & Credits


Un momento dello spettacolo PUPO
© Thomas Schermer

Cast & credits

Titolo 
PUPO Unveiled
Anno 
2025
Data rappresentazione 
20 settembre 2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
PARC Performing Arts Research Centre
Evento 
Fabbrica Europa 2025
Interpreti 
Bonni Bogya
Arthur Bouilliol
Glenda Gheller
India Guanzini
Sem Houmes
Paolo Piancastelli
Senne Reus
Produzione 
Komoko
Coreografia 
Sofia Nappi
Note 
Assistente alla coreografia: Adriano Popolo Rubbio Con il sostegno di PARC Performing Arts Research Centre