Il corpo che grida
Con l'apertura della XXXII edizione di Fabbrica Europa (13 settembre-12 ottobre 2025), Firenze si è trasformata in un crocevia internazionale di linguaggi artistici, ospitando oltre settanta appuntamenti distribuiti in dodici spazi cittadini, con compagnie provenienti da tutto il mondo e numerose prime nazionali. L'inaugurazione si è svolta all'ex Centrale Termica FIAT di Novoli con Senza Titolo di Romeo Castellucci, installazione performativa che ha visto dieci performer impegnati in un gesto rituale, aprendo il festival a una riflessione sull'essenzialità del gesto e sull'energia della scena contemporanea.
In questo clima di fervore culturale, il 17 settembre al PARC – Performing Arts Research Centre – è andato in scena ICE_SCREAM di Giselda Ranieri, un’opera che ha colpito subito per la sua radicalità estetica e l’intensità concettuale. L’intervento coreografico, interpretato dalla stessa Ranieri insieme a Michael Incarbone, si struttura come un duo performativo tra corpo e voce, creando una sintesi instabile e perturbante. Da un lato, infatti, il gelo del congelamento emotivo, l’immobilità, la rarefazione; dall’altro, l’urlo come esplosione viscerale dell’anima. Punto di partenza della poetica di Giselda Ranieri è indubbiamente il gioco linguistico che si arricchisce di ulteriori rimandi: ice cream come gelato che si scioglie, ma anche I scream, “io urlo”, che condensa la tensione dell’opera tra ironia e tragedia, ambiguità tra leggerezza e dolore. Ranieri colloca questa ricerca nell’orizzonte di una possibile ecologia di emozioni, concetto che riprende da Ecologia della Mente dall’antropologo e teorico dei sistemi Gregory Bateson: l’idea che le emozioni, come gli ecosistemi, non possano essere né represse né lasciate deflagrare senza misura, ma vadano comunque comprese come parte di un equilibrio dinamico. Così, il lavoro non cerca di risolvere il dualismo risata/pianto, ma di esplorarne le soglie, i passaggi fluidi, gli scatti improvvisi che rivelano l’instabilità e insieme la potenza dell’essere umano.

Un momento dello spettacolo
© Giulia Lenzi
La scena si apre con l’uso di microfoni, strumenti che amplificano sussurri, risate e lamenti in un crescendo che arriva a urla esasperate, capaci di mettere a disagio lo spettatore al punto di costringerlo quasi a difendersi, tappandosi le orecchie. La voce diventa corpo e il corpo si fa voce, in una sovrapposizione continua di registri. Segue una sezione in cui i due intrepreti esplorano movimenti di contact e floorwork, ora morbidi e allusivi, ora carichi di tensione conflittuale, fino a evocare dinamiche di accoppiamento e di scontro, quasi a rievocare la dialettica tra attrazione e repulsione che governa i rapporti umani.
Nella terza parte, l’intensità cresce grazie all’uso drammaturgico delle luci: tagli rossi lancinanti, che aggrediscono la platea (tutta al completo), traducono in immagini la violenza insita nel grido. Anche qui la voce ritorna, deformata e modulata, a segnare un cortocircuito tra umano e artificiale. Infine, la chiusura con il Bolero di Ravel in sottofondo, accompagnata dalla proiezione di cuori pulsanti al neon, conduce a una trance collettiva, dove ironia e pathos convivono, e lo spettatore è inghiottito in un flusso ipnotico di suoni e immagini di straordinaria intensità. In tutto ciò, non è la razionalità a guidare, bensì la vibrazione, il grido, la risata. Queste tematiche ricorrono in più lavori del Festival, come filo conduttore: il corpo come strumento sonoro e politico.
La forza di ICE_SCREAM risiede proprio in questa capacità di spiazzare: alterna momenti quasi cerebrali, costruiti con estrema precisione compositiva, ad altri viscerali e travolgenti, dove l'empatia prende il sopravvento. I movimenti appaiono come improvvisati nell’istante, ma rivelano al contempo una cura e una precisione che tradiscono lo studio attento da cui scaturiscono. Altri passaggi, invece, possono risultare in prima analisi quasi disturbanti per la loro eccessiva saturazione emotiva, ma è proprio in questa zona di attrito che si manifesta la particolarità di questo lavoro: Giselda Ranieri sembra volerci ricordare che le emozioni non sono mai neutre, che ridere fino alle lacrime o piangere fino allo sfinimento significa sperimentare la potenza generativa del corpo vivo.

Un momento dello spettacolo
© Giulia Lenzi
In un’epoca ipertecnologica, dove da un lato la spettacolarizzazione digitale del dolore e dall’altro l’anestesia affettiva rischiano di appiattire l’esperienza, ICE_SCREAM propone un gesto di resistenza poetica: riportare l’attenzione sull’ambiguità delle emozioni, sulla loro irriducibilità a codici preconfezionati. La risata diventa così medium filosofico, il pianto strumento catartico, entrambi maschere e smascheramenti che rimandano tanto alla classicità quanto alla cultura pop. Interessante notare, infatti, come lo spettatore abbia vissuto questo tipo di lavoro: si è creata una forma di empatia disturbante in cui chi guarda non sa se ridere o lasciarsi trascinare dall’angoscia, e proprio in questo oscillare si attiva la forza dell’opera.
La performance di questo mercoledì si impone, dunque, sicuramente come una tra le voci originali di questa edizione di Fabbrica Europa. Non si limita a colpire con l'estetica, ma pone interrogativi profondi come, ad esempio, se fossimo ancora capaci di accogliere le emozioni senza difenderci continuamente. Con questo duo viene offerta un’opera che diviene uno specchio deformato in cui riconosciamo tratti della nostra contemporaneità. È possibile fare anche un’ulteriore riflessione: la polarità ridere/piangere può essere vista come metafora del nostro tempo, diviso tra leggerezza consumistica (ice cream – il gelato) e urgenza esistenziale (I scream – io grido). Attraverso questa lettura è possibile andare oltre, portando il discorso da un piano prettamente estetico a uno sociale. Un viaggio che ci mette di fronte a fragilità e forza, facendoci attraversare dal flusso ininterrotto di risata e pianto, gelo e fuoco, con un pizzico di follia. Un unico appunto: alcuni passaggi sembrano voler impressionare più che mantenere un equilibrio complessivo, lasciando aperta la domanda se fosse davvero necessario spingersi così oltre per trasmettere il messaggio.
ICE_SCREAM

Un momento dello spettacolo
© Margherita Masè
Cast & credits
| Titolo
ICE_SCREAM |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
17 settembre 2025 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
PARC Performing Arts Research Centre |
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| Evento
Fabbrica Europa 2025 |
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| Autori
Giselda Ranieri |
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| Interpreti
Giselda Ranieri Michael Incarbone |
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| Produzione
Gruppo E-Motion (MiC - Regione Abruzzo e Comune dell'Aquila) coproduzione Perypezye Urbane |
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| Coreografia
Giselda Ranieri |
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| Luci
Luca Telleschi |
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| Note
con il sostegno di Inteatro, OO, Armunia, CLAPS, Komm Tanz-Passo Nord-Compagnia AB, Qui e Ora Residenza Teatrale, ATCL, Teatro della Tosse |