How I Learned to Sit on a Bomb

di Lara Lensi

Data di pubblicazione su web 02/09/2025

L’Étranger / A House of Dynamite

Mancano tre giorni alla fine delle prime dei film in concorso qui a Venezia per questa 82ª edizione della Mostra ma le sorprese non finiscono. Nella mattinata di oggi 2 settembre, si sono svolte le prime internazionali de L’Étranger di François Ozon e A House of Dynamite di Kathryn Bigelow. Due film di genere e genesi molto lontani tra di loro, ma che si parlano dalle due sponde del fiume. Il primo è un dramma frutto del riadattamento di uno dei pilastri della letteratura moderna, il romanzo omonimo di Albert Camus, e l’altro rimane fedele al genere d’azione prediletto dalla regista statunitense, con una sceneggiatura che porta la firma di Noah Oppenheim, Leone d’argento alla 73ª edizione per Jackie (Pablo Larraín).

Senza dubbio l’adattamento di Ozon è il riferimento letterario più forte di questa edizione che presenta vari soggetti non originali basati su libri (Le mage du Kremlin, Frankenstein, Elisa). Va da sé che la scelta di un’opera complessa e stratificata come quella di Camus non poteva che suscitare delle perplessità, attenuate solo dalle qualità che Ozon ha dimostrato in occasioni come Swimming pool (2003). La prova era, sulla carta, ancora più ardua se a Camus si aggiunge il parallelo inevitabile con Lo straniero di Luchino Visconti (1967), con Mastroianni e Karina nei ruoli principali. Una scelta coraggiosa, quella di Ozon, che nei fatti non si è rivelata né sventata né arrogante, rispondendo alla sua necessità di perseguire una maggiore fedeltà al testo.


Una scena di L’Étranger
© Biennale Cinema 2025


Possiamo infatti concordare con il prolifico regista francese che il Meursault di Visconti era stato forse involontariamente fagocitato da un Mastroianni il cui volto era ormai entrato sotto l’epidermide del pubblico internazionale. C’era invece bisogno di una tela bianca che non ricordasse nient’altro e che rimanesse immacolata. La scelta è sapientemente ricaduta su Benjamin Voisin, già al fianco del regista in Estate ’85 (2020), volto noto e apprezzato in Francia come attestano i premi Lumière e César alle sue interpretazioni, ma che ancora non ha raggiunto fama internazionale. Voisin tenta, con successo, di incarnare il personaggio che si intravede tra le parole di Camus, un non-personaggio le cui confessioni più personali nel diario dei suoi ultimi giorni non sembrano altro che un susseguirsi di eventi, quasi del tutto scevri di emotività.

Senza tentare di risolvere l’enigma, Ozon pedina Camus, ricrea momenti e personaggi che danno voce al testo scritto, tanto da potersi immaginare il rumore delle pagine che si voltano. Si permette solo una piccola deviazione, aprendo una parentesi sul privilegio dell’occupante sull’occupato, l’indigeno e la sua storia, perduti tra le scartoffie burocratiche. È comprensibile che l’opera di Camus con la sua brevità e il suo apparente aspetto grezzo, ancora da scolpire, stimoli e provochi l’immaginazione di registi e sceneggiatori. Il rischio, stando così vicino a un’opera “perfetta”, è quello di crearne un inutile doppione aumentando quel divario invalicabile che alcuni capolavori letterari sembrano innalzare contro una loro rappresentazione audiovisiva. Il ritmo personale della sedimentazione che la lettura consente, e le infinite sfumature racchiuse da Camus, sembrano fare de Lo straniero una balena bianca a cui dare la caccia in eterno.

Diversamente, è proprio il ritmo una delle maggiori qualità di A House of Dynamite di Kathryn Bigelow, che manca da Venezia dal 2008, l’anno in cui ha presentato The Hurt Locker, film celebre per averla incoronata come prima donna regista a vincere la statuetta d’oro. Si vocifera già che A House sia un papabile candidato al premio veneziano, forte dell’ottimo connubio tra l’originale sceneggiatura di Oppenheim e l’ottima direzione della regista statunitense.



Una scena di A House of Dynamite
© Biennale Cinema 2025


Una storia ridotta all’osso: nella control room della Casa Bianca di Washington arriva la segnalazione di un’anonima testata nucleare vagante nell’atmosfera terrestre, in avvicinamento verso il Nord America. L’eventualità della tragedia, del tutto verosimile, riesce a smascherare la fragilità di tutti i protocolli di sicurezza che la nazione, leader nei possedimenti nucleari insieme alla Russia, ha messo a punto negli anni. Fragili sono anche gli addetti alla protezione dell’incolumità del paese, raffigurati nella loro umanità di padri, madri, figli e mariti; storie personali che hanno lo stesso valore del destino della nazione.

Se si dovesse rappresentare con una sola immagine il film di Bigelow si disegnerebbe una Terra minacciata da un’imminente esplosione dall’incalcolabile potenza, un’apocalisse imminente che acquista il sapore di preludio a una nuova era, come promettono i dinosauri giocattolo del figlio di Olivia Walker (un’impeccabile Rebecca Ferguson). La maestria della regia sta nel saper dirigere un crescendo estatico di tensione non una, ma ben tre volte, riavvolgendo il nastro dell’esigua trama per mostrare diversi punti di vista. Un disaster movie senza “disastro”, una caduta libera senza paracadute di cui non resta che godersi il tragitto. Il titolo del film sembra rimandare all’espressione idiomatica to be sitting on a bomb, che la definizione del dizionario Cambridge traduce con “avere a che fare con una situazione che potrebbe diventare difficile da gestire”. Con A House, Bigelow ci ricorda che su quella bomba ci siamo seduti tutti quanti e che almeno dal ’45 non smette di ossessionarci con il suo potenziale mortifero, davanti a cui anche i capi di stato diventano impotenti.

Quando i protocolli falliscono, quando non ci sono più “piani B”, si è davanti all’evidenza dell’inutilità di una lotta con un destino ineluttabile. Con parole certamente migliori lo dice Camus: «Che m’importava della morte degli altri, dell’amore di una madre, che m’importava del suo Dio, delle vite che si scelgono, dei destini che si eleggono, se poi era un unico destino a eleggere me e con me miliardi di privilegiati che, come lui, si dicevano miei fratelli?».


L’Étranger / A House of Dynamite

Cast & Credits



La locandina







 La locandina


Cast & credits - L’Étranger

Titolo 
L’Étranger / A House of Dynamite
Sotto titolo 
L’Étranger
Origine 
Francia
Anno 
2025
Durata 
120 min.
Data rappresentazione 
02 settembre 2025
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Sala Darsena
Evento 
Biennale Cinema 2025
Regia 
François Ozon
Interpreti 
Benjamin Voisin
Rebecca Marder
Pierre Lottin
Denis Lavant
Swann Arlaud
Produzione 
FOZ, Gaumont, France 2 Cinéma, Macassar Productions, Scope Pictures
Scenografia 
Katia Wyszkop
Costumi 
Pascaline Chavanne
Sceneggiatura 
François Ozon
Montaggio 
Clément Selitzki
Fotografia 
Manu Dacosse
Suono 
Emmanuelle Villard, Julien Roig, Jean-Paul Hurier
Musiche 
Fatima Al Qadiri
Lingue disponibili 
Francese

Cast & credits - A House of Dynamite

Titolo 
L’Étranger / A House of Dynamite
Sotto titolo 
A House of Dynamite
Origine 
USA
Anno 
2025
Durata 
112 min.
Data rappresentazione 
02 settembre 2025
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Sala Darsena
Evento 
Biennale Cinema 2025
Colore 
Regia 
Kathryn Bigelow
Interpreti 
Idris Elba
Rebecca Ferguson
Gabriel Basso
Jared Harris
Tracy Letts
Anthony Ramos
Moses Ingram
Jonah Hauer-King
Greta Lee
Jason Clarke
Scenografia 
Jeremy Hindle
Costumi 
Sarah Edwards
Montaggio 
Kirk Baxter
Fotografia 
Barry Ackroyd
Suono 
Paul N. J. Ottosson
Musiche 
Volker Bertelmann
Lingue disponibili 
Inglese