La storia di Ann e Mark

di Lara Lensi

Data di pubblicazione su web 01/09/2025

The Smashing Machine


Apre la mattinata della Sala Grande The Smashing Machine di Benny Safdie, unico film in concorso della giornata. Safdie torna a Venezia nei panni di regista, dopo esserci passato come produttore nel 2023, quando la compagnia di produzione gestita con il fratello, la Elara Films, presentò il documentario sulla vita carriera e la vita di Andy Kaufman, Thank you Very Much. Insieme al fratello Joshua, i fratelli Safdie si sono fatti notare a Cannes con il cortometraggio Daddy Longlegs (2009) per poi ottenere il riconoscimento internazionale con Good time (2013), dove Benny è co-protagonista insieme a Robert Pattinson, e Uncut gems (2019). Solo due anni fa il duo ha dichiarato la rottura della loro collaborazione, facendo di The Smashing il primo progetto in solitaria di Benny.

Chiudeva ieri sera la quinta giornata della Mostra The Testament of Ann Lee di Mona Fastvold e apre stamani The Smashing Machine. Cosa possono avere in comune un film su una setta religiosa inglese naturalizzata americana e l’ascesa di un lottatore di arti marziali miste? È certo che entrambi sollevino dubbi sul perché certe storie vengano raccontate, a quali bisogni rispondano e chi abbia bisogno di sentirle.


Una scena di The Smashing Machine
© Biennale Cinema 2025

Stupisce la scelta da parte di Fastvold di scegliere una storia minore come quella della setta degli shakers, il cui massimo numero di seguaci raggiunto sfiorava appena i seimila adepti. Un film tecnicamente impeccabile, frutto di plurime maestrie operanti in maniera sinergica, ma che pare non si vogliano far portatrici di alcun messaggio. Non può essere una scelta casuale quella della co-sceneggiatrice di The Brutalist nel non creare un profondo rapporto empatico con il pubblico, calandolo in una storia di cui difficilmente si intuiscono le motivazioni. Oppure The Testament è la stessa storia dell’architetto Laszlo Toth, emigrato nel paese dove tutto è possibile per poi scoprirne l’illusione? Fastvold lancia un guanto di sfida sfoggiando la sua bravura nello scrivere una storia con cui è quasi impossibile l’immedesimazione. Il regista sembra voler erodere i pilastri fondanti del suo stesso mestiere, mettendosi coscientemente alla ricerca di piccole, minuscole, storie ed enigmatici quanto controversi personaggi.

Allo stesso modo ci si interroga sulla ragione profonda che possa aver mosso Benny Safdie ad abbracciare un progetto come The Smashing Machine iniziato nel 2023 e che lo ha coinvolto su più fronti, svolgendo i ruoli di sceneggiatore, co-produttore e regista. L’ennesimo biopic che racconta la storia di un personaggio carismatico? La risposta sembra negativa. Infatti, di Mark Kerr (Dwayne Johnson), pioniere della lotta di arti marziali miste conosciuta anche come Ultimate Fighting Championship (UFC), intravediamo appena la carriera, là dove ci è negata la condivisione dei momenti di vittoria, nonostante lui ci confessi che siano the best feeling ever. Il racconto inizia con una ricostruzione di un video amatoriale che segna il debutto di Kerr nel mondo delle MMA, recentemente nate a Denver, Colorado. Della sua vita precedente non sappiamo niente, se non che si è formato nel wrestling, come se Kerr fosse definito soltanto dalla sua carriera, come se dietro la maschera della machine non ci protesse essere altro.

Il racconto però copre solo il periodo dal 1997 al 2000, quello della complessa parentesi giapponese della sua carriera, in cui Safdie sceglie di intromettere la sua invadente telecamera con cui mette letteralmente all’angolo i suoi personaggi. Sono anni segnati dall’incrinamento della parabola ascendente, fino ad allora rimasta intonsa; preziosi momenti di frattura senza i quali la prospettiva di Kerr non sarebbe cambiata. Come gli dice la compagna Dawn (Emily Blunt) prima di entrare su di un ottovolante: «È tutta questione di prospettiva».


Una scena di The Smashing Machine
© Biennale Cinema 2025

Come il vaso kintsugi da cui Kerr è attratto, ogni fragilità è un valore aggiunto. Le emozioni provate dalla machine sono tante, sopraffacenti tanto da ridurlo in lacrime; eppure noi non siamo accanto a lui, insieme a lui, ma lo guardiamo da lontano. Lo scrittore del personaggio di Howard Ratner, lo spregiudicato trafficante di gioielli di Uncut Gems interpretato dal camaleontico Adam Sandler, ha preferito porre una distanza (in rapporto ossimorico con la vicinanza della sua telecamera) tra Kerr e il suo pubblico. Riprendendo lo stile documentaristico del reportage dall’omonimo titolo realizzato nel 2002 dall’HBO, Safdie ha realizzato una metafora della stessa distanza che Kerr ha voluto mettere tra la sua vita personale e il suo lavoro, una decisione presa forse proprio in seguito ai difficili anni del torneo giapponese. Ci saluta infatti da lontano il vero Kerr, mentre si allontana nella sua auto.

Fastvold e Safdie, seppur in modo molto diverso, tolgono le sicurezze in cui il pubblico è abituato a crogiolarsi. Negano l’opera d’arte culinaria, come direbbe Brecht, che sazia il pubblico rimpinzandolo di emozioni, preferendo raccontare storie che nella loro straordinarietà sono del tutto dimenticabili. Scevri da ogni affezione, sta a noi decidere se cercare uno spazio dentro di noi per Ann Lee o Mark Kerr. Rimane il dubbio se accettare la provocazione o meno.



Cast & Credits



Benny Safdie
Benny Safdie

Cast & credits

Titolo 
The Smashing Machine
Origine 
USA
Anno 
2025
Durata 
123 min.
Data rappresentazione 
1 settembre 2025
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Sala Grande
Evento 
82ª edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia
Regia 
Benny Safdie
Interpreti 
Emily Blunt (Dawn Staples)
Dwayne Johnson (Mark Kerr)
Produzione 
Out for the Count Productions, Seven Bucks Productions, Magnetic Fields Entertainment
Scenografia 
James Chinlund
Costumi 
Heidi Bivens
Sceneggiatura 
Benny Safdie
Montaggio 
Benny Safdie
Fotografia 
Maceo Bishop
Musiche 
Nala Sinephro
Lingue disponibili 
Inglese