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di Lara Lensi

Data di pubblicazione su web 31/08/2025

Le mage du Kremlin

Continua a regalare emozioni l’82ª edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, presentando nella sua quinta giornata Le mage du Kremlin, regia di Olivier Assayas (Personal Shopper 2016, Irma Vep 1996). L’idea nasce dalla lettura dell’omonimo romanzo scritto dal professore italiano Giuliano da Empoli, che attraverso il suo lavoro di successo ha voluto raccontare i primi anni dell’insediamento di Putin, attraverso gli occhi del suo assistente, Vadim Baranov, il cui soprannome dà il titolo all’opera. Un soggetto che si arricchisce della sceneggiatura di Emmanuel Carrère, scrittore francese celebre per il suo romanzo Limonov (2011), qui alle prese con il suo primo incarico di sola scrittura per il cinema, ma non estraneo al settore avendo scritto e diretto tre film (Retour à Kotelnitch 2003; L'amore sospetto 2005; Tra due mondi 2021).

Ricalcando l’incipit del romanzo di Carrère, Le mage è un lungo flashback che nasce dalla conversazione tra due uomini non casuali: Vadim Baranov (Paul Dano) e uno scrittore americano (Jeffrey Wright), esperto di politica russa. Dall’infanzia felice e agiata garantita dal lavoro governativo del padre, Baranov racconta, o meglio confessa, la sua storia, attraversando gli anni Novanta di una Russia che accarezzava il sogno di ricostruirsi una nuova identità dopo la caduta del regime comunista, per arrivare all’insediamento di Vladimir Putin (un mimetico Jude Law), passando davanti allo specchio deformante della globalizzazione della cultura di massa.



Una scena di Le mage du Kremlin

Sembra un ottimo connubio la collaborazione tra Olivier Assayas e Emmanuel Carrère. Due autori con forti personalità che hanno saputo non soverchiarsi vicendevolmente, mettendo ben in chiaro chi era incaricato di cosa, per poi creare uno spazio condiviso in cui muoversi. Le mage è quel figlio che mostra i tratti del patrimonio genetico di entrambi e sfiora soltanto la pericolosa soglia dell’autocitazionismo. È infatti consigliabile arrivare impreparati sia sulla filmografia del regista francese che dello scrittore, rischiando altrimenti di avere dei fastidiosi déjà-vu. D’altra parte, però, rimane vero che nessuno dei due aveva mai avuto la possibilità di fare all-in, ed è probabile che Le mage rappresentasse l’occasione per riproporre quello che della loro poetica era passato inosservato. 

In questo senso Assayas imposta il film riproponendo il suo personaggio-ossessione, ovvero la figura dell’assistente, che da sempre appare nei suoi lavori. Un ruolo marginale che attraverso gli occhi dell’artista diventa la metafora del ruolo di regista, osservatore attento e mutacico, privilegiato nella sua posizione a stretto contatto con la realtà. Dall’altra parte, Carrère è certamente un maestro nell’innamorarsi di personaggi maschili di potere e nell’intraprendere con essi, attraverso la sua fervida immaginazione, incredibili fughe da fermo. Nel romanzo che lo ha consacrato al grande pubblico, lo scrittore russo underground Limonov, diventa il centro di un universo polarizzato tra Russia e America, che si rivela sempre più ipocrita e a cui nessuno è immune né, in fondo, desidera esserlo.

Gli stessi punti cardinali ritroviamo in Le mage che, sebbene si spacci come racconto su un momento oscuro della Russia di Putin, si rivela essere una copertura, una carta che – se messa in controluce – rivela un chiaro messaggio impresso nella sua filigrana. È un gioco di specchi quello che costruiscono Assayas e Carrère tra la nuova Russia che sogna il controllo del comunismo stalinista mentre si veste da democrazia e l’America, che, trumpiana o no, è sempre assoggettata al dio denaro. Democrazia recitativa, democrazia sovranista sono ossimori per descrivere un potere che impiega tutti i suoi sforzi per annichilire e anestetizzare il suo popolo. Veri e propri momenti da horror si susseguono sullo schermo quando l’impassibile Baranov sputa, con la sua voce monocorde, le verità di una realtà capitalista, davanti a spettatori che diventano cavie da osservare in una rat race senza via d’uscita. They have created the algorithm and we are going to use it better, sono le parole di Vadim riferendosi al nuovo subdolo oppio dei popoli, internet, creando un parallelismo tra le nazioni arcinemiche nell’eterna guerra fredda: due facce della stessa medaglia. 



Una scena di Le mage du Kremlin

Attraverso citazioni più o meno dirette dei concetti espressi da opere innovatrici come il distopico Noi di Zamjatin, il rivoluzionario Sorvegliare e punire di Foucault e la recente teoria della divisione tra potere verticale e orizzontale, apparsa nel volume di Stefano Boni, Le mage tenta di creare degli squarci nel velo di Maya in cui le odierne società sono comodamente avvolte. Partendo dalla Russia, quindi, non solo si compie un viaggio oltreoceano, porgendo lo specchio al nuovo continente, ma anche a quello vecchio, da secoli trasformatosi in un borghese che non vuole ammettere la sua decadenza e finge di non riconoscere i nuovi padroni. 

Cosa fare quando si temono le forbici della censura? Si trova un escamotage, si crea una maschera che ricordi il vero protagonista, ma non troppo, e poi si riversa tutto quello che non è stato detto in una sola volta, perché, chissà, forse è l’ultima. Così sembra fare Le mage, una produzione francese che sbeffeggia la bandiera a stelle e strisce fin dal cast, degno di una produzione hollywoodiana, di cui si scimmiotta anche il linguaggio filmico. Una satira affilata e coraggiosa che arriva a toccare la ferita aperta della guerra in Ucraina, mettendo a nudo la difficoltà della ricerca della verità ultima, in un conflitto che perdura da ben prima del 2022. Una puntualizzazione temporale che oggi non può, e non deve, passare inosservata. Fin dal disclaimer iniziale, dove si denuncia che “i fatti narrati sono frutto di immaginazione”, Le mage ci insegna a non fidarci di tutto quello che vediamo.
 

Le mage du Kremlin

Cast & Credits



Oliver Assayas


Cast & credits

Titolo 
Le mage du Kremlin
Origine 
Francia
Durata 
156 min.
Titolo testo d'origine 
Le Mage du Kremlin
Autori 
Giuliano da Empoli
Regia 
Olivier Assayas
Interpreti 
Paul Dano
Alicia Vikander
Tom Sturridge
Will Keen
Jeffrey Wright
Jude Law
Produttori 
Olivier Delbosc, Sidonie Dumas
Produzione 
Curiosa Films, Gaumont, France 2 Cinéma
Scenografia 
François-Renaud Labarthe
Costumi 
Jürgen Doering
Sceneggiatura 
Olivier Assayas, Emmanuel Carrère
Montaggio 
Marion Monnier
Fotografia 
Yorick Le Saux
Effetti speciali 
Guillaume Le Gouez, Alain Carsoux
Suono 
Nicolas Cantin, Nicolas Moreau, Gwennolé Le Borgne, Sarah Lelu, Olivier Goinard