Norma-Diva: quando l'opera torna alla Scala veramente
Il ritorno di Norma al Teatro alla Scala, a distanza di quasi mezzo secolo dall’ultima rappresentazione, costituisce un evento di straordinaria rilevanza artistica e culturale. Allestita con grande attesa e diretta da Fabio Luisi, la produzione dell’8 luglio 2025 si propone di riportare alla ribalta uno dei capolavori più amati e delicati del repertorio belcantista, firmato da Vincenzo Bellini. Un titolo che, per la sua complessità vocale e drammatica, richiede interpreti di altissimo livello e una regia capace di coniugare tradizione e modernità, in un equilibrio tutt’altro che facile da trovare.
La regia di Olivier Py si articola intorno a un simbolo centrale e pregnante:
un grande triangolo rotante che domina la scena, incarnando non solo il
triangolo amoroso tra Norma, Pollione e Adalgisa, ma anche la tensione emotiva
e psicologica che li pervade. L’ambientazione, dall’epoca dell’Impero romano di
Bellini e Felice Romani, è
traslata in pieno Risorgimento italiano. I romani si trasformano dunque in austriaci,
mentre il rogo finale viene sostituito da una scena di fucilazione, un richiamo
diretto alle tragedie risorgimentali.

Questa scelta vuole apparentemente
ancorare il dramma a un contesto storico più vicino e carico di significati
politici, ma risulta a tratti forzata e poco efficace. Inoltre, i druidi –
custodi di un’antica religione pagana – ostentano segni di croce cristiani in
maniera quasi ossessiva, creando un contrasto simbolico che appare più un vezzo
registico che una soluzione drammaturgica organica. Norma stessa è ritratta
come una diva della Scala, una sacerdotessa che si trasforma in icona teatrale,
quasi a suggerire il confine labile tra realtà e finzione, rito e
rappresentazione scenica, sacro e profano. Questa sovrapposizione di tempi,
simboli e riferimenti arricchisce la lettura, ma allo stesso tempo contribuisce
alla sensazione di un racconto frammentato e poco coeso. Il triangolo scenico
si inserisce in un contesto metateatrale, dove le scene si svolgono sulla
piazza antistante il Teatro alla Scala, nel foyer o camerino di Norma, sul
retro del teatro. In particolare, gli incontri fra Adalgisa e Pollione avvengono
nel backstage stesso della Scala, una scelta che conferisce un ulteriore
livello di riflessione sulla natura dell’amore nascosto fra i due amanti.
Pur ricca di stimoli poetici, la
regia fatica a trovare una coerenza narrativa e drammaturgica capace di
coinvolgere pienamente lo spettatore. Alcuni espedienti scenici, come la tenda
che si trasforma in albero o il telo raffigurante il crollo della platea,
anticipano in modo poco convincente e a volte pretestuoso il corso della
vicenda. Elementi come le fiamme cartonate manovrate da mimi risultano
visivamente poco efficaci e talvolta persino involontariamente grotteschi,
contribuendo a una certa dissonanza tra la sacralità della partitura e la
leggerezza dell’allestimento. Anche i movimenti scenici appaiono spesso
scollegati dalla drammaticità del racconto, creando un senso di spaesamento più
che di tensione.

Sul versante vocale, la serata ha offerto esiti alterni ma complessivamente soddisfacenti. Marina Rebeka, chiamata a vestire i panni di Norma, ha messo in campo una prova di grande nobiltà e intensità, con una linea vocale elegante e una solida padronanza del fraseggio. Tuttavia, alcune colorature risultano meno fluide e il timbro tende a essere compresso in alcune zone, limitando la brillantezza e gli armonici tipici del belcanto belliniano. Il suo ritratto della sacerdotessa risulta efficace e capace di veicolare la complessità psicologica del personaggio, soprattutto nei momenti più drammatici.
Vasilisa Berzhanskaya, nel ruolo di Adalgisa, ha sorpreso per la morbidezza e la coerenza della linea vocale, mostrando una tecnica raffinata e un fraseggio limpido, particolarmente apprezzabile nei duetti con Norma. La sua voce, calda e avvolgente, ha saputo donare freschezza e delicatezza a un personaggio spesso relegato in secondo piano.
Antonio Poli, che ha sostituito all’ultimo momento Freddie De Tommaso
nel ruolo di Pollione, ha mostrato un temperamento sicuro e una buona presenza
scenica, riuscendo a sostenere le parti più impegnative anche se con qualche
lieve incertezza negli acuti, dove avrebbe potuto imprimere maggior slancio. Michele Pertusi, nel ruolo di Oroveso,
ha fornito una prestazione autorevole e compatta, con un timbro caldo e una
dizione tendenzialmente chiara, conferendo solidità al quadro vocale
complessivo.

La direzione di Fabio Luisi si è distinta per una lettura elegante e raffinata della partitura, con un rispetto profondo per le sfumature e le dinamiche del belcanto belliniano. Luisi ha saputo bilanciare con cura la linea melodica, privilegiando la chiarezza e la nitidezza delle frasi vocali, elemento essenziale per valorizzare la complessità delle colorature e degli abbellimenti che caratterizzano Norma. L’orchestra, sotto la sua guida, ha mostrato una compattezza e una precisione che hanno consentito di sostenere efficacemente le voci, senza sovrastarle. Tuttavia, in alcuni passaggi più drammatici e intensi, si è percepita una leggera mancanza di slancio e tensione emotiva, che avrebbe potuto elevare ulteriormente la resa complessiva dell’opera. La gestione del tempo è stata generalmente misurata, con tempi non troppo rallentati, permettendo una buona fluidità narrativa, anche se in alcuni momenti sarebbe stato auspicabile un maggior respiro per esaltare la poesia della musica. Il coro, diretto da Alberto Malazzi, sempre preciso e omogeneo nel suono, ha contribuito in modo determinante all’impatto drammatico dell’opera, in particolare nei momenti collettivi di maggiore tensione emotiva, come l’invocazione “Guerra, guerra!” o la conclusione del primo atto.
Resta un rammarico, per un’opera di tale bellezza e importanza, che la rappresentazione sia stata collocata al termine del calendario scaligero, prima della pausa estiva. Norma meriterebbe invece un ruolo centrale nella programmazione, di valorizzare la sua straordinaria ricchezza musicale.
La serata ha offerto un’opera di buon livello, capace di regalare momenti di autentico lirismo, grazie soprattutto alla prova delle interpreti femminili e alla direzione musicale equilibrata di Fabio Luisi. Nonostante alcune perplessità legate all’allestimento, l’esito complessivo è stato senza dubbio positivo: il pubblico ha accolto lo spettacolo con applausi generosi e calorosi, segno di un apprezzamento sincero per una produzione che ha comunque saputo restituire la grandezza di questo capolavoro belliniano.

Un momento dello spettacolo
Cast & credits
| Titolo
Norma |
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| Sotto titolo
Tragedia lirica in due atti |
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| Data rappresentazione
8 luglio 2025 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
27 giugno 2025 |
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| Libretto
Felice Romani |
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| Regia
Olvier Py |
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| Interpreti
Antonio Poli (Pollione) Michele Pertusi (Oroveso) Marina Rebeka (Norma) Vasilisa Berzhanskaya (Adalgisa) Laura Lolita Perešivana (Clotilde) Paolo Antognetti (Flavio) |
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| Scenografia
Pierre-André Weitz |
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| Costumi
Pierre-André Weitz |
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| Coreografia
Ivo Bauchiero |
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| Luci
Bertand Killy |
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| Musiche
Vincenzo Bellini |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro alla Scala |
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| Direzione d'orchestra
Fabio Luisi |
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| Coro
Coro del Teatro alla Scala |
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| Maestro del coro
Alberto Malazzi |