Norma-Diva: quando l'opera torna alla Scala veramente

di Matteo Quattrocchi

Data di pubblicazione su web 25/08/2025

Norma

Il ritorno di Norma al Teatro alla Scala, a distanza di quasi mezzo secolo dall’ultima rappresentazione, costituisce un evento di straordinaria rilevanza artistica e culturale. Allestita con grande attesa e diretta da Fabio Luisi, la produzione dell’8 luglio 2025 si propone di riportare alla ribalta uno dei capolavori più amati e delicati del repertorio belcantista, firmato da Vincenzo Bellini. Un titolo che, per la sua complessità vocale e drammatica, richiede interpreti di altissimo livello e una regia capace di coniugare tradizione e modernità, in un equilibrio tutt’altro che facile da trovare.

La regia di Olivier Py si articola intorno a un simbolo centrale e pregnante: un grande triangolo rotante che domina la scena, incarnando non solo il triangolo amoroso tra Norma, Pollione e Adalgisa, ma anche la tensione emotiva e psicologica che li pervade. L’ambientazione, dall’epoca dell’Impero romano di Bellini e Felice Romani, è traslata in pieno Risorgimento italiano. I romani si trasformano dunque in austriaci, mentre il rogo finale viene sostituito da una scena di fucilazione, un richiamo diretto alle tragedie risorgimentali.


Un momento dello spettacolo 
© Brescia e Amisano


Questa scelta vuole apparentemente ancorare il dramma a un contesto storico più vicino e carico di significati politici, ma risulta a tratti forzata e poco efficace. Inoltre, i druidi – custodi di un’antica religione pagana – ostentano segni di croce cristiani in maniera quasi ossessiva, creando un contrasto simbolico che appare più un vezzo registico che una soluzione drammaturgica organica. Norma stessa è ritratta come una diva della Scala, una sacerdotessa che si trasforma in icona teatrale, quasi a suggerire il confine labile tra realtà e finzione, rito e rappresentazione scenica, sacro e profano. Questa sovrapposizione di tempi, simboli e riferimenti arricchisce la lettura, ma allo stesso tempo contribuisce alla sensazione di un racconto frammentato e poco coeso. Il triangolo scenico si inserisce in un contesto metateatrale, dove le scene si svolgono sulla piazza antistante il Teatro alla Scala, nel foyer o camerino di Norma, sul retro del teatro. In particolare, gli incontri fra Adalgisa e Pollione avvengono nel backstage stesso della Scala, una scelta che conferisce un ulteriore livello di riflessione sulla natura dell’amore nascosto fra i due amanti.

Pur ricca di stimoli poetici, la regia fatica a trovare una coerenza narrativa e drammaturgica capace di coinvolgere pienamente lo spettatore. Alcuni espedienti scenici, come la tenda che si trasforma in albero o il telo raffigurante il crollo della platea, anticipano in modo poco convincente e a volte pretestuoso il corso della vicenda. Elementi come le fiamme cartonate manovrate da mimi risultano visivamente poco efficaci e talvolta persino involontariamente grotteschi, contribuendo a una certa dissonanza tra la sacralità della partitura e la leggerezza dell’allestimento. Anche i movimenti scenici appaiono spesso scollegati dalla drammaticità del racconto, creando un senso di spaesamento più che di tensione.



Un momento dello spettacolo 
© Brescia e Amisano

Sul versante vocale, la serata ha offerto esiti alterni ma complessivamente soddisfacenti. Marina Rebeka, chiamata a vestire i panni di Norma, ha messo in campo una prova di grande nobiltà e intensità, con una linea vocale elegante e una solida padronanza del fraseggio. Tuttavia, alcune colorature risultano meno fluide e il timbro tende a essere compresso in alcune zone, limitando la brillantezza e gli armonici tipici del belcanto belliniano. Il suo ritratto della sacerdotessa risulta efficace e capace di veicolare la complessità psicologica del personaggio, soprattutto nei momenti più drammatici.

Vasilisa Berzhanskaya, nel ruolo di Adalgisa, ha sorpreso per la morbidezza e la coerenza della linea vocale, mostrando una tecnica raffinata e un fraseggio limpido, particolarmente apprezzabile nei duetti con Norma. La sua voce, calda e avvolgente, ha saputo donare freschezza e delicatezza a un personaggio spesso relegato in secondo piano.

Antonio Poli, che ha sostituito all’ultimo momento Freddie De Tommaso nel ruolo di Pollione, ha mostrato un temperamento sicuro e una buona presenza scenica, riuscendo a sostenere le parti più impegnative anche se con qualche lieve incertezza negli acuti, dove avrebbe potuto imprimere maggior slancio. Michele Pertusi, nel ruolo di Oroveso, ha fornito una prestazione autorevole e compatta, con un timbro caldo e una dizione tendenzialmente chiara, conferendo solidità al quadro vocale complessivo.


Un momento dello spettacolo 
© Brescia e Amisano

La direzione di Fabio Luisi si è distinta per una lettura elegante e raffinata della partitura, con un rispetto profondo per le sfumature e le dinamiche del belcanto belliniano. Luisi ha saputo bilanciare con cura la linea melodica, privilegiando la chiarezza e la nitidezza delle frasi vocali, elemento essenziale per valorizzare la complessità delle colorature e degli abbellimenti che caratterizzano Norma. L’orchestra, sotto la sua guida, ha mostrato una compattezza e una precisione che hanno consentito di sostenere efficacemente le voci, senza sovrastarle. Tuttavia, in alcuni passaggi più drammatici e intensi, si è percepita una leggera mancanza di slancio e tensione emotiva, che avrebbe potuto elevare ulteriormente la resa complessiva dell’opera. La gestione del tempo è stata generalmente misurata, con tempi non troppo rallentati, permettendo una buona fluidità narrativa, anche se in alcuni momenti sarebbe stato auspicabile un maggior respiro per esaltare la poesia della musica. Il coro, diretto da Alberto Malazzi, sempre preciso e omogeneo nel suono, ha contribuito in modo determinante all’impatto drammatico dell’opera, in particolare nei momenti collettivi di maggiore tensione emotiva, come l’invocazione “Guerra, guerra!” o la conclusione del primo atto.

Resta un rammarico, per un’opera di tale bellezza e importanza, che la rappresentazione sia stata collocata al termine del calendario scaligero, prima della pausa estiva. Norma meriterebbe invece un ruolo centrale nella programmazione, di valorizzare la sua straordinaria ricchezza musicale.

La serata ha offerto un’opera di buon livello, capace di regalare momenti di autentico lirismo, grazie soprattutto alla prova delle interpreti femminili e alla direzione musicale equilibrata di Fabio Luisi. Nonostante alcune perplessità legate all’allestimento, l’esito complessivo è stato senza dubbio positivo: il pubblico ha accolto lo spettacolo con applausi generosi e calorosi, segno di un apprezzamento sincero per una produzione che ha comunque saputo restituire la grandezza di questo capolavoro belliniano. 




Cast & Credits



Un momento dello spettacolo 
© Brescia e Amisano



Cast & credits

Titolo 
Norma
Sotto titolo 
Tragedia lirica in due atti
Data rappresentazione 
8 luglio 2025
Città rappresentazione 
Milano
Luogo rappresentazione 
Teatro alla Scala
Prima rappresentazione 
27 giugno 2025
Libretto 
Felice Romani
Regia 
Olvier Py
Interpreti 
Antonio Poli (Pollione)
Michele Pertusi (Oroveso)
Marina Rebeka (Norma)
Vasilisa Berzhanskaya (Adalgisa)
Laura Lolita Perešivana (Clotilde)
Paolo Antognetti (Flavio)
Scenografia 
Pierre-André Weitz
Costumi 
Pierre-André Weitz
Coreografia 
Ivo Bauchiero
Luci 
Bertand Killy
Musiche 
Vincenzo Bellini
Orchestra 
Orchestra del Teatro alla Scala
Direzione d'orchestra 
Fabio Luisi
Coro 
Coro del Teatro alla Scala
Maestro del coro 
Alberto Malazzi