Bausch, Béjart, Wheeldon: un crescendo di emozioni

di Gabriella Gori

Data di pubblicazione su web 25/08/2025

Bausch / Béjart/ Wheeldon

È un crescendo di emozioni quello che si prova di fronte al trittico Bausch, Béjart, Wheeldon in scena al Caracalla Festival 2025 con l’étoile Friedemann Vogel e il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato. Una serata di grande musica e danza che rende omaggio a due maestri del Novecento coreografico come Pina Bausch e Maurice Béjart e accoglie al loro cospetto il giovane ma affermato Christopher Wheeldon. In particolare, lo spettacolo costituisce un appuntamento di richiamo per l’allestimento de Le Sacre du printemps di Stravinsky nella potente versione di Pina Bausch, che per la prima volta viene rappresentata da un corpo di ballo italiano a cinquanta anni dal debutto all’Opera House Wuppertal il 3 dicembre 1975. 



Un momento del balletto Within the golden hour
© Fabrizio Sansoni

Nell’imponente cornice delle Terme di Caracalla il coinvolgimento visivo ed emotivo inizia subito con Within the golden hour di Christopher Wheeldon, attualmente Artistic Associate del Royal Ballet, su sei brani per archi di Ezio Bosso e sul movimento Andante del Concerto per violino in si bemolle maggiore di Antonio Vivaldi, partitura eseguita su musica registrata dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma guidata da Carlo Donadio, con il violino solista Vincenzo Borghese e la viola solista Koram Jablonko. Presentata al Teatro Costanzi nella Serata coreografi contemporanei a settembre 2023, questa Ora dorata è stata creata nel 2008 per il San Francisco Ballet e - come dice Wheeldon - «è come una serie di piccoli dipinti o schizzi ispirati dalla musica», costituendo un perfetto esempio del suo stile neoclassico, intriso di dinamica contemporanea. 

L’ora dorata a cui si riferisce Christopher è quella rarefatta del tramonto quando l’atmosfera è impalpabile ed evanescenti figure femminili e maschili danzano in una sorta di iperuranio di perfezione, con indosso gli eleganti e setosi costumi di Anna Biagiotti. La coreografia, sotto le luci dai toni pastello di Peter Mumford, in sintonia con i brani di Bosso, si sviluppa alternando pas de deux e momenti coreutici collettivi. Le sette coppie formate dalle étoiles Alessandra Amato e Alessio Rezza, dai primi ballerini Federica Maine e Michele Sartriano, dai solisti Sara Loro, Elena Bidini, Flavia Stocchi, Giacomo Castellana, Walter Maimone, Simone Agrò, Giuseppe Depalo e da Eugenia Brezzi, Carla Mammo Zagarella e Andrea D’Ottavio del corpo di ballo, entrano ed escono dalla melodia con un andamento suadente, ma anche frizzante, che culmina nel suggestivo e applaudito finale sulle note vivaldiane. All’ambientazione incorporea di Wheeldon segue l’incontenibile energia e sensualità del Bolero di Maurice Béjart. Un capolavoro moderno che il coreografo creò nel 1961 per il mitico Ballet du XXème Siècle.



Un momento del balletto Bolero
© Fabrizio Sansoni

Al Teatro dell’Opera di Roma Bolero è stato visto nel 1964 e nel 1980 e ora torna a Caracalla con la supervisione di Piotr Nardelli e nella versione maschile con Friedemann Vogel, stella del Balletto di Stoccarda. Un artista, spesso ospite del corpo di ballo romano, che spicca per la sua capacità di cambiare stile coreutico tra apollineo e dionisiaco. La mise en danse poggia - per usare le parole di Béjart - «su un ritmo maschile che pur restando lo stesso va aumentando di volume e intensità, divora lo spazio inghiottendo infine la melodia». Vogel inizia la sua performance partendo dalle mani illuminate da Stefano Laselva e continua la sua danza sulla musica eseguita dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, diretta da Ido Aradet. Con passi cadenzati e salti prodigiosi Friedemann trascina in un ballo frenetico il primo ballerino Michele Sartriano, i solisti Giacomo Castellana, Simone Agrò, Walter Maimone e il gruppo capeggiato dal solista Giuseppe Schiavone.

Si arriva così a Le Sacre du printemps di Pina Bausch, sull’omonima partitura di Stravinskij, che la signora del teatrodanza ideò per la sua Wuppertaler Tanzthetaer. Bausch ha realizzato l’esempio più compiuto di teatrodanza, tanto da diventare capofila di questo genere. Ovvero un teatro impregnato di vita e in cui la danza si fa comportamentale; perché a Bausch non interessa «come si muovano le persone, ma cosa le muove». Fra i suoi capolavori ci sono Café Müller, Kontaktof, Sweet Mambo, Vollmond, Masurca Fogo, Bambù Blues e naturalmente Le Sacre du printemps, di cui firma regia e coreografia. Nella sua versione Pina Bausch “derussifica” la pièce per trasformarla in uno scontro tra l’energia maschile e femminile in cui il sacrificio della vittima è la conseguenza di un patto che vede soccombere chi si ribella: in questo caso una donna che viene sopraffatta dalla comunità di maschi e femmine che hanno accettato le regole del gioco sociale.



Un momento del balletto Le Sacre du printemps
© Fabrizio Sansoni

Per la rappresentazione di questa Sacre il corpo di ballo è stato guidato da Clémentine Deluy e Jorge Puerta Armenta, storici danzatori della Bausch, e nelle prove ha seguito i suggerimenti della stessa Abbagnato, che lo interpretò all’Opera di Parigi nel 1997, e di Damiano Ottavio Bigi e Tasi-Chin Yu, esperti del lavoro di Pina. Totale è la full immersion nel Tanztheater a cominciare dalla terra che ricopre il palcoscenico e dalle nude scene di Rolf Borzik che disegna anche le setose sottovesti delle danzatrici e i pantaloni neri dei danzatori a torso nudo. Tutto inizia con una donna sdraiata su un vestito rosso, quello che la vittima dovrà indossare, la quale emblematicamente annuncia il suo tragico destino. Sotto le luci di Fernando Jacon la battaglia tra le sedici femmine, che si muovono con gesti arrotondati e aperti verso l’alto, e i sedici maschi, che esprimono nei passi e nei salti una brutalità ferina, è furiosa e prelude al parossismo della scelta di colei che dovrà essere sacrificata. A quel punto il consenso salvifico porta le donne a concedersi in amplessi frenetici fino a che la vittima sporca di terra, sudata e sconvolta, esegue la sua danza di morte.

L’étoile Rebecca Bianchi è una straordinaria tragedienne: sorprendente è la forza e la disperazione con cui esprime la teatralità danzata di Pina Bausch davanti agli uomini e alle donne che, imbrattati di terra, assistono attoniti al suo sacrificio. Accanto a lei non sono da meno l’étoile Susanna Salvi, i solisti Giorgia Calenda, Marta Mirigliani, Gabriele Consoli, Mattia Tortora e il corpo di ballo. Tra applausi e ovazioni l’ultima emozione la regala Eleonora Abbagnato che raggiunge i suoi danzatori per condividere con loro il meritato successo.


Cast & Credits





Un momento del balletto
Within the golden hour
© Fabrizio Sansoni


Cast & credits - Within the golden hour

Titolo 
Bausch / Béjart / Wheeldon
Sotto titolo 
Within the golden hour
Anno 
2025
Data rappresentazione 
30 luglio 2025
Luogo rappresentazione 
Roma
Prima rappresentazione 
San Francisco Ballet's New Works Festival 2008
Evento 
Caracalla Festival
Interpreti 
Alessandra Amato (étoile)
Alessio Rezza (étoile)
Federica Maine (prima ballerina)
Michele Sartriano (primo ballerino)
Sara Loro (solista)
Elena Bidini (solista)
Flavia Stocchi (solista)
Giacomo Castellana (solista)
Walter Maimone (solista)
Simone Agrò (solista)
Giuseppe Depalo (solista)
Eugenia Brezzi (corpo di ballo)
Carla Mammo Zagarella (corpo di ballo)
Andrea D'Ottavio (corpo di ballo)
Costumi 
Anna Biagiotti
Coreografia 
Christopher Wheeldon
Corpo di ballo 
Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Luci 
Peter Mumford
Musiche 
Ezio Bosso, Antonio Vivaldi
Orchestra 
Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Direzione d'orchestra 
Carlo Donadio
Note 
Violino solista: Vincenzo Borghese Viola solista: Koram Jablonko

Cast & credits - Bolero

Titolo 
Bausch / Béjart / Wheeldon
Sotto titolo 
Bolero
Anno 
2025
Data rappresentazione 
30 luglio 2025
Città rappresentazione 
Roma
Luogo rappresentazione 
Caracalla Festival
Prima rappresentazione 
Bruxelles, Théatre de la Monnaie, 10 gennaio 1961
Interpreti 
Friedmann Vogel (étoile)
Michele Sartriano (primo ballerino)
Giacomo Castellana (primo ballerino)
Simone Agrò (primo ballerino)
Walter Maimone (primo ballerino)
Giuseppe Schiavone (solista)
Coreografia 
Maurice Béjart
Corpo di ballo 
Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Luci 
Stefano Laselva
Musiche 
Maurice Ravel
Orchestra 
Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Direzione d'orchestra 
Ido Arad
Note 
Violino solista: Vincenzo Borghese Viola solista: Koram Jablonko

Cast & credits - Le Sacre du printemps

Titolo 
Bausch / Béjart / Wheeldon
Sotto titolo 
Le Sacre du printemps
Interpreti 
Rebecca Bianchi (étoile)
Susanna Salvi (étoile)
Giorgia Calenda (solista)
Marta Migliarini (solista)
Gabriele Consoli (solista)
Mattia Tortora (solista)
Scenografia 
Rolf Borzik
Costumi 
Rolf Borzik
Coreografia 
Pina Bausch
Corpo di ballo 
Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Fotografia 
Fabrizio Sansoni
Luci 
Fernando Jacon
Musiche 
Igor Stravinsky
Orchestra 
Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Note 
Violino solista: Vincenzo Borghese Viola solista: Koram Jablonko