Un menù completo di umanità

di Leonardo Vitiello*

Data di pubblicazione su web 10/07/2025

Aragoste a Manhattan

Il regista messicano Alonso Ruizpalacio, dopo il successo dei premiati Gueros (2014) e Museum (2018), torna con Aragoste a Manhattan (La Cocina), un film politico frutto di una grande maturità artistica e tecnica ispirato alla pièce teatrale The Kitchen di Arnold Wesker e presentato al Festival di Berlino del 2024, dove ha riscosso un notevole successo.


Una scena di <i>Aragoste a Manhattan</i>
Una scena di Aragoste a Manhattan

The Grill è un ristorante nel cuore di New York dove i turisti si affollano per gustare le specialità del posto. In questo luogo confusionario si sviluppa la storia d’amore tra una cameriera americana, Julia (Rooney Mara), e un cuoco di origine messicana in attesa del visto, Pedro (Rael Briones Carmona). Quando Julia scopre di aspettare un figlio, Pedro la invita a considerare una strada alternativa all’aborto. La tensione sembra sul punto di esplodere quando il responsabile del ristorante (Oded Fehr) decide di aprire una indagine interna riguardo alla sparizione di ottocento dollari.

Alonso Ruizpalacio rappresenta in modo realistico cosa significhi lavorare oltre la porta della cucina di un ristorante, raccogliendo attimi, suoni, volti, memorie di quando da studente aveva fatto esperienza a sua volta nella ristorazione. Un crocevia di vite, lingue, culture, anime che, come se fossero dannate, sono costrette a correre incessantemente, ingranaggi di una macchina che non può essere arrestata. Una cucina dove i dipendenti somigliano a operai di una fabbrica affollata costretti a lottare per il proprio spazio vitale. Eppure in questo luogo claustrofobico si accendono i sentimenti più nobili: compassione, carità, fratellanza. Cuochi e cameriere lottano con tutte le loro forze per superare lo stress e la pressione: giocano, scherzano, si offendono in tutte le lingue e soprattutto cantano nei momenti di massima difficoltà. Senza perdere mai la loro umanità.


Una scena di <i>Aragoste a Manhattan</i>
Una scena di Aragoste a Manhattan

I personaggi, caratterizzati magistralmente, portano con naturalezza e naturalismo questo luogo disumano sul grande schermo, imprigionando lo spettatore in una gabbia sonora. Un ambiente dove il tempo è scandito dalla stampante degli ordini: un macchinario che suona incessantemente, ricordando che nessuna perdita di tempo è ammessa, mentre i dipendenti sono ridotti a ingranaggi della macchina capitalistica, schiavi di un ritmo egemonico al quale sembra impossibile sottrarsi. Nel passare dalla cucina alla sala i rumori svaniscono, rimane solamente una musica classica, come a sottolineare la differenza tra i due mondi: l’inferno di grida e trambusto continuo versus il paradiso e la calma. Questa opposizione è segnalata anche dal passaggio della pellicola dal bianco e nero al colore, che avviene quando il ritmo forsennato momentaneamente si interrompe. La scelta del bianco e nero non toglie valore alle inquadrature ma arricchisce le immagini di significati e simboli. Ad esempio, in una delle sequenze finali gli scarti di cibo e farina sporcano il viso di Pedro facendolo somigliare a un martire ricoperto di sangue, destinato a cadere a terra dopo una rabbiosa via crucis autoinflitta. Un Christus Patiens con una corona di spaghetti.

La fotografia di Juan Pablo Ramirez colpisce per la bellezza delle inquadrature. Talvolta interrompe il flusso narrativo mostrando sfuggenti ritratti sospesi, vedute di spazi interni o esterni frutto di una meticolosa attenzione compositiva. Le inquadrature relative alle scene di dialogo sottolineano le difficoltà di comunicazione e l’incapacità di ascoltarsi. In alcuni primi piani alternati gli attori vengono spinti ai bordi del fotogramma; a volte le inquadrature vengono tagliate senza rispettare i raccordi di sguardo. Anche il formato dello schermo (1,33:1) sembra voler imprigionare lo spettatore; si espande soltanto quando i personaggi riescono a prendere una boccata d’aria. Ogni elemento filmico sembra finalizzato a determinare l’immedesimazione dello spettatore nei panni dei dipendenti del ristorante.


Una scena del film <i>Aragoste a Manhattan</i>
Una scena di film Aragoste a Manhattan

Aragoste a Manhattan è un film che con ironia e leggerezza invita alla riflessione sulla società contemporanea, mettendo a nudo il sogno americano nella sua quotidiana disillusione. Il film del regista messicano assomiglia a un menù completo: intriso di commedia, avvolto nella tragedia, imbevuto di impegno politico: un’esperienza cinematografica che si gusta con piacere come un piatto raffinato che lascia un desiderio intenso di rivederlo e riassaporarlo.


* Studente del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.



Aragoste a Manhattan

Cast & Credits



La locandina
La locandina

Cast & credits

Titolo 
Aragoste a Manhattan
Origine 
Messico, Stati Uniti d'America
Anno 
2024
Durata 
139 min
Colore 
Bianco e nero 
Titolo originale 
La cocina
Soggetto 
tratto dalla commedia «The Kitchen» di Arnold Wesker
Regia 
Alonso Ruizpalacios
Interpreti 
Raúl Briones Carmona (Pedro)
Anna Diaz (Estela)
Motell Foster (Nonz)
Oden Fehr (Rashid)
Laura Gómez (Laura)
James Waterson (Mark)
Lee Sellars (Chef)
Eduardo Olmos (Luis)
John Piper-Ferguson (Vago)
Rooney Mara (Julia)
Produttori 
Ramiro Ruiz, Gerardo Gatica, Alonso Ruizpalacios, Lauren Mann, Ivan Orlic
Scenografia 
Sandra Cabriada
Costumi 
Adela Cortazar
Sceneggiatura 
Alonso Ruizpalacios
Montaggio 
Yibrán Asuad
Fotografia 
Juan Pablo Ramírez
Musiche 
Tomás Barreiro
Lingue disponibili 
Italiano, spagnolo, inglese