Dispositivo tragico contemporaneo

di Erica Fialà

Data di pubblicazione su web 09/07/2025

Dispositivo tragico contemporaneo

L’Aida andata in scena al termine dell’87ª edizione del Maggio Musicale Fiorentino, con la direzione musicale di Zubin Mehta e la regia di Damiano Michieletto, si configura come una delle proposte più articolate del recente teatro d’opera, inserendosi nel solco della tradizione europea da cui eredita la lezione simbolista di Robert Wilson e la politicizzazione del Regietheater tedesco, traslandole in una forma che non cerca lo shock, bensì lo scavo. Lungi dal riproporre l’estetica orientalista sedimentata nella storia della messinscena verdiana, Michieletto costruisce una partitura visiva e simbolica che interroga la forma stessa dell’opera quale spazio di negoziazione fra narrazione, rito e trauma. L’allestimento, prodotto dalla Bayerische Staatsoper di Monaco nel luglio del 2023, si impone come uno degli esempi più emblematici di regia critica applicata al repertorio canonico, con una rilettura dell'opera come un dispositivo tragico attraversato dalla guerra, dalla perdita e dalla lacerazione identitaria.

La dimensione scenica è traslata in un contesto post-bellico imprecisato, depurato da ogni riferimento realistico e tuttavia fortemente evocativo. In tale ambientazione sospesa e ferita si sedimentano memorie collettive e tensioni etiche, che si riverberano sui corpi, sui costumi e sull’articolazione gestuale dei personaggi. La scena, concepita da Paolo Fantin, non ambisce a descrivere, ma a condensare: si configura come superficie simbolica, mobile e franta, sulla quale si inscrive un lessico drammaturgico della perdita. I costumi di Carla Teti — moderni nella linea, ma non riconducibili a codici storici — si offrono come vettori di significato, amplificando le ambiguità identitarie e le frizioni affettive dei protagonisti. L’apparato visivo, integrato dai video di Roland Horvath e dalle luci di Alessandro Carletti, concorre alla costruzione di una temporalità percettiva distorta, in cui presente, ricordo e visione si compenetrano.


Un momento dello spettacolo
© Michele Monasta

Michieletto imposta la regia come dispositivo di smascheramento della retorica bellica, riducendo ogni elemento trionfalistico a simulacro svuotato, e restituendo all’opera verdiana la sua vocazione tragica originaria. Laddove Aida, nel secondo Ottocento, metteva in tensione intimità e spettacolarità, pubblico e privato, Michieletto rilegge questa dialettica alla luce della crisi del soggetto contemporaneo. Ne derivano scelte registiche che, pur nella loro audacia simbolica, si inseriscono in un orizzonte poetico coerente, sorretto da una riflessione profonda sulla funzione civile del teatro musicale.

Sul versante musicale, la direzione di Zubin Mehta si segnala per un approccio contemplativo, che predilige tempi dilatati e una tavolozza dinamica contenuta, in funzione di un suono rarefatto, talora etereo. Il gesto direttoriale si distanzia da ogni enfasi monumentale, ricercando nella partitura i passaggi più cameristici e valorizzando la trasparenza timbrica dell’orchestra del Maggio. Alcuni momenti, come il preludio e il duetto finale, emergono per coerenza lirica e precisione architettonica. Il Coro, preparato da Lorenzo Fratini, offre un apporto solido e calibrato, in linea con la visione complessiva dello spettacolo.


Un momento dello spettacolo
© Michele Monasta

L'intero spettacolo si fonda su un impianto drammaturgico che privilegia la verticalità emotiva rispetto alla linearità narrativa, nella consapevolezza che Aida è, come ha ricordato Mehta, un'opera che fonde elementi grand-opéra e tragedia interiore e che proprio in questa ambiguità risiede la sua modernità. Lo spettacolo si apre e si chiude nel vuoto, come ha scritto Mattia Palma (Il grande e il piccolo convergono nel sogno, in Libretto di sala, p. 71), fra un sipario che si alza sul nulla e si richiude sulla solitudine dei personaggi, l’esotismo diventa altrove dell’anima e i corpi scenici non incarnano ruoli storici, ma archetipi emotivi: la figlia, l’amante, il traditore, il carnefice, la vittima.


Un momento dello spettacolo
© Michele Monasta

Nel cast vocale, Olga Maslova tratteggia un’Aida di grande controllo tecnico, dotata di eleganza espressiva ma meno incisiva nei passaggi drammatici; SeokJong Baek interpreta un Radamès vocalmente dotato, ma ancora privo di un profilo interpretativo autonomo; più definita risulta la Amneris di Daniela Barcellona, che si impone per intelligenza musicale e forza scenica, specie nella scena del giudizio. Completano il cast, con buoni risultati, Daniel Luis de Vicente (Amonasro), Simon Lim (Ramfis), Manuel Fuentes (Il Re), Suji Kwon (Sacerdotessa) e Yaozhou Hou (Messaggero).

Con questo allestimento, il Maggio Musicale Fiorentino non solo conferma la sua vocazione internazionale, ma riafferma il ruolo dell’opera come luogo critico e civile, capace di parlare al presente non attraverso la riproposizione del passato, ma mediante il suo ripensamento profondo. Questa Aida, depurata da ogni monumentalità retorica, è teatro della memoria, della ferita, della resistenza e in essa l’opera verdiana si fa specchio del nostro tempo, rivelando non ciò che è accaduto, ma ciò che continua ad accadere nel nostro sguardo.



Aida

Cast & Credits




La locandina

Cast & credits

Titolo 
Aida
Anno 
2025
Data rappresentazione 
1 luglio 2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Prima rappresentazione 
19 giugno 2025
Autori 
Giuseppe Verdi
Libretto 
Antonio Ghislanzoni
Regia 
Damiano Michieletto
Interpreti 
Olga Maslova (Aida)
SeokJong Baek (Radamès)
Daniela Barcellona (Amneris)
Daniel Luis De Vicente (Amonasro)
Simon Lin (Ramfis)
Manuel Fuentes (Il Re)
Suji Kwon (Una sacerdotessa)
Yaozhou Hou (Un messaggero)
Scenografia 
Paolo Fantin
Costumi 
Carla Teti
Movimenti scenici 
Thoms Wilhelm
Luci 
Alessandro Carletti
Musiche 
Giuseppe Verdi
Orchestra 
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direzione d'orchestra 
Zubin Mehta
Coro 
Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del coro 
Lorenzo Fratini
Note 
Drammaturgia: Mattia Palma