Attualità di Händel

di Riccardo Cenci

Data di pubblicazione su web 05/07/2025

Attualità di Händel
Elude il paludato conformismo biblico per rivolgersi alla rappresentazione delle emozioni umane la messa in scena della Resurrezione di Händel pensata da Ilaria Lanzino, al suo debutto romano. Una regista dalla cifra mitteleuropea, che le deriva dalla lunga attività in Austria e in Germania. In questo oratorio giovanile su un pregevole testo di Carlo Sigismondo Capece, commissionato dal Marchese Ruspoli e rappresentato per la prima volta a Palazzo Bonelli nell’aprile del 1708, il compositore tedesco mostra tutta la propria maestria nel trascendere la seriosità della materia per rivolgersi all’espressione sentimentale con un afflato comunicativo non comune.

È merito di Damiano Michieletto aver pensato una manifestazione estiva per l’Opera di Roma che sfuggisse alle consuete intenzioni spettacolari adeguate all’attrattiva turistica, per ampliarsi in un vero e proprio festival nel senso più alto del termine, animato da un’acuta ricerca registica e musicale. In quest’ottica va letta l’esecuzione della Resurrezione, andata in scena nello spazio colossale della basilica di Massenzio. Ilaria Lanzino crea una drammaturgia originale che, con alcune inevitabili forzature, cala la vicenda nella contemporaneità ponendo lo spettatore di fronte agli eterni interrogativi dell’uomo. Alla morte di Cristo si sostituisce il decesso di un bambino, con tutto il dramma familiare che ne consegue. La madre (nella declinazione librettistica la Maddalena) precipita in un abisso di disperazione che sfocia nell’alcolismo e nel suicidio mentre il padre (in realtà San Giovanni) si consola impalmando un’altra donna che gli dona un nuovo figlio a colmare l’assenza.



Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni - Teatro dell'Opera di Roma


L’iniziale confronto fra il bene e il male vede l’Angelo in scena come una rockstar non lontana dall’estetica di Lady Gaga mentre Lucifero, perse le ali che gli disegnano due cicatrici rosse sulle spalle, diviene una sorta di drag queen con tanto di boa di piume e abito luccicante. Dopo il funerale del piccolo la scena girevole, opera di Dirk Becker, ci trasporta negli ambienti asettici di un ospedale che, come in un flashback filmico, ci conduce nel cuore della tragedia. Il bambino muore nonostante gli sforzi dei medici per salvarlo, e da lì in poi tutto precipita. La madre, chiusa fra le pareti di un anonimo appartamento, non riesce più a ritrovare la propria quotidianità. Un tentativo di amplesso con il coniuge fallisce miseramente, mentre la mancanza di fede la porta al culmine della disperazione. La cifra complessiva, in particolare i costumi di Annette Braun, fa pensare al cinema barocco ed eccessivo di Baz Luhrmann, con i suoi pregi e i suoi difetti, evidenti nel proliferare di segni e simboli. Lo straziante addio al piccolo si concretizza negli oggetti, nei peluche riposti negli scatoloni, nelle candele rituali, nei crocifissi e nei libretti di preghiera nei quali la madre non trova alcun conforto. L’idea è quella di un’umanità priva di speranza, abbandonata in un universo vuoto: il silenzio di Dio di bergmaniana memoria. Nelle pieghe della narrazione cogliamo però anche un anelito trascendente, un barlume di speranza pur all’interno di una realtà agghiacciante.

L’impaginazione del narrato ci mostra i diversi quadri, come in una via crucis contemporanea, con tableaux vivants che si animano improvvisamente con notevole effetto drammatico. L’operazione convince in particolare nella prima parte mentre nella seconda, colma dei presagi della resurrezione, mostra più evidenti le sue incongruenze. Arie di gioia come Ho un non so che nel cor vengono declinate in maniera molto più incerta mentre uno dei vertici dell’oratorio, Per me già di morire, atto di fede verso il Redentore, diviene palcoscenico del suicidio. In linea generale tutto si tinge di oscurità, mentre l’idea della salvezza trova accenti ben più timidi. Detto ciò, siamo di fronte a un lavoro ben costruito e recitato in maniera eccellente, in alcuni suoi luoghi emotivamente toccante. Molto buona la parte musicale. George Petrou, alla guida dell’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori, riesce a conciliare il rigore filologico con una lettura varia, pregna di pathos e di energia, sempre adeguata alla multiforme ispirazione haendeliana.



Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni - Teatro dell'Opera di Roma


Nel cast spiccano le figure femminili: Sara Blanch interpreta l’Angelo con esuberante personalità, in particolare nelle ardue colorature; Teresa Iervolino è una Cleofe dal timbro smaltato e sempre tecnicamente impeccabile. Medesimo discorso per la Maddalena di Ana Maria Labin, convincente nel delineare il progressivo declinare della madre. Charles Workman ha un timbro un poco inaridito, ma siamo comunque di fronte a un notevole artista. Il suo San Giovanni appare misurato nel fraseggio e stilisticamente appropriato. Male, invece, Giorgio Caoduro nei panni di un Lucifero dall’emissione zoppicante e dagli acuti forzati. L’amplificazione, ben calibrata, non danneggiava l’ascolto come a volte avviene all’aperto. In definitiva uno spettacolo che ha il merito di far discutere, divisivo se pensiamo ai commenti dubbiosi di una parte del pubblico, comunque animato da un pensiero forte e da un’indubbia capacità di raccontare. Applausi da parte del pubblico, purtroppo non molto numeroso, in occasione della seconda recita.


La Resurrezione

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni - 
Teatro dell'Opera di Roma


Cast & credits

Titolo 
La Resurrezione
Anno 
2025
Durata 
125 min.
Data rappresentazione 
1 luglio 2025
Città rappresentazione 
Roma
Luogo rappresentazione 
Basilica di Massenzio - Clivio di Venere Felice
Evento 
Caracalla Festival 2025
Regia 
Ilaria Lanzino
Interpreti 
Sara Blanch (Angelo)
Ana Maria Labin (Maddalena)
Teresa Iervolino (Cleofe)
Charles Workman (San Giovanni)
Giorgio Caoduro (Lucifero)
Scenografia 
Dirk Becker
Costumi 
Annette Braun
Fotografia 
Fabrizio Sansoni
Luci 
Marco Filibeck
Musiche 
Georg Friedrich Händel
Orchestra 
Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori
Direzione d'orchestra 
George Petrou
Note 
Nuovo allestimento Teatro dell'Opera di Roma