Come dèi tra gli uomini

di Giuseppe Gario

Data di pubblicazione su web 19/06/2025

Come dèi tra gli uomini. Una storia dei ricchi in Occidente

Guido Alfani, ordinario di storia economica in Bocconi, ci aiuta a capire il nostro tempo e il nostro mondo. «Nel corso della storia i ricchi hanno svolto il proprio ruolo sia volontariamente accettando di avere un dovere verso il proprio paese e verso i propri concittadini, sia attraverso contributi e prestiti forzosi (e, a partire dal XX secolo, attraverso una tassazione fortemente progressiva dei redditi e delle eredità). Il fatto che in tutto l’Occidente questo non stia accadendo, nemmeno sotto forma di misure fiscali temporanee, ci porta a chiederci se i ricchi di oggi, che concentrano nelle proprie mani una quantità storicamente eccezionale di risorse economiche, non stiano usando i propri mezzi anche per ottenere un controllo eccezionale sul sistema politico o semplicemente per allontanare gli elettori da certe posizioni. Stanno sistematicamente mobilitando la loro presa sulla politica per proteggersi da qualsiasi tentativo di aumentare selettivamente le tasse? Hanno davvero finito per agire come dèi tra gli uomini, distruggendo le istituzioni democratiche e creando uno scenario già immaginato da alcuni nel Medioevo? Se così fosse, farebbero meglio a rispolverare la loro mitologia classica, perché nella tradizione occidentale anche gli dèi possono cadere» (G. Alfani, Come dèi tra gli uomini. Una storia dei ricchi in Occidente, Milano, Laterza, 2024, pp. 410-411). 

 

Storia, non profezia. Che ha nell’UE, seconda economia mondiale, la depositaria della antica consapevolezza greca del «dissolversi del potere politico assoluto, autoritario, che per sua natura non ha divenire, vincolato com’è a schemi mentali privi di futuro» (L. Belloni, E Orfeo tentava un canto. Memorie dell’antico nella tradizione operistica, Milano, Manzoni Editore, 2025, p. 17).

 

Distrutta dai suoi nazionalismi con due guerre mondiali in una generazione, l’Europa ha intrapreso la via dell’unione in concomitanza con il Concilio Ecumenico Vaticano II, entrambi protesi oltre la globalizzazione, «espressione senza dubbio valida per lo scambio generalizzato di comunicazioni umane, ma che non corrisponde a nessuna realtà nell’evoluzione intrinseca della Terra e dell’umanità» (J. Le Goff, Il tempo continuo della storia, Milano, Laterza, 2014, pp. 115-116). È compito nostro, qui e ora, provvedere, perché «il senso del progresso e il termine stesso emergono solo nel XVIII secolo» (ivi, pp. 130-131), mentre «le Dichiarazioni – del 1776, del 1789 e del 1948 – hanno fornito una pietra di paragone per quei diritti dell'umanità, attingendo al senso di ciò che “non è più accettabile” e contribuendo a sua volta a rendere le violazioni ancora più inammissibili. Il processo aveva e ha un’innegabile circolarità: si conosce il significato dei diritti umani perché ci si sente angosciati quando vengono violati. Le verità dei diritti umani potrebbero essere paradossali in questo senso, ma sono comunque evidenti» (L. Hunt, Inventing Human Rights. A History, New York, W.W. Norton & Company, 2007, pp. 213).

 

Ininterrottamente veicolata dalle nuove tecnologie dell’informazione, la loro crescente impudente violazione rende sempre più importante assicurarne il rispetto a tutela della nostra vita, personale e associata, minacciata da violenze sempre più efferate e diffuse, vicine, in troppi casi intime. Un conflitto civile personale e globale, a dimostrazione che la modernità è educazione alla democrazia. «L’educazione alla democrazia è educazione alla dignità, e ciò presuppone due cose: la disponibilità alla lotta unita alla libertà dall’odio». «Riconciliazione e disponibilità a scendere a compromessi senza codardia, senza opportunismo e senza concedere ciò che si considera il nocciolo della questione: questa è certamente un'arte che non è data gratuitamente a nessuno come un dono naturale. Ma il destino dell’ordine democratico del mondo dipende dalla nostra capacità di padroneggiare quest’arte» (L. Kolakowski, Modernity On Endless Trial, Chicago, The University of Chicago Press, 1990, p. 260). Guido Alfani ci invita a prenderne coscienza.