Ascesa e caduta nel vuoto dell’abisso

di Carmelo Alberti

Data di pubblicazione su web 13/06/2025

I mangiatori di patate

Nell’isola del Lazzaretto Vecchio, a Venezia, si erge un lungo edificio rettangolare che presenta stanze spaziose e spoglie, proiettate verso il nulla. In questo spazio colmo di memorie antiche, forse anche di echi lontani che richiamano alla mente indecifrabili gemiti e sofferenze estreme, Romeo Castellucci ha collocato le stazioni de I mangiatori di patate, ospitato in prima assoluta nel cartellone della Biennale Teatro 2025.

Lo stesso regista, in sintonia con la drammaturgia di Piersandra Di Matteo, ha fornito una «manciata di parole», enunciate come un segnale necessario per incontrare le dissonanze del suo progetto artistico. Sono termini che possono indicare una possibile traccia per inquadrare la struttura della performance: «Caduta, Statua, Fame, / Caricatura, Storia, Tre, Affetto, / Amico, Cera, Marrone, Christus, Nastro, / Lingua Imperii, Stella nera». Poi, lascia ai partecipanti la libertà di decodificare i segni espressivi e le sensazioni emotive; infatti, il gruppo procede dentro le sale, osservando dietro una linea rossa i quadri animati, immersi nella penombra, appena svelati da un sottile raggio di luce.



Un momento dello spettacolo
© Andrea Avezzù

Tra scricchiolii sonori e schegge d’istallazioni è possibile scorgere i movimenti lievi di un corpo disteso a terra, racchiuso in un telo di plastica. I sussulti di una macchina celibe rinnovano la stessa azione in un altro ambiente, e così via. Talvolta gli spettatori restano avvolti dal buio assoluto, tanto da avvertire quasi un crollo nel vuoto dell’abisso.



Un momento dello spettacolo
© Andrea Avezzù

Infine, s’approda in un ampio corridoio dove, mentre si sollevano una coltre di nebbia e un turbine di vento, appare anzitutto una grandiosa scultura angelica, girata di spalle e con le ali spiegate. I potenti suoni, preparati da Scott e Oliver Gibbons e diffusi in crescendo, sono squarciati in lontananza dalle torce dei lavoratori delle miniere. Castellucci, che nel ritrarre costoro e nel titolo si è ispirato ai quadri di Van Gogh dedicati ai minatori e ai miserabili belgi del Borinage, li sospinge lungo il sentiero degli scavi, fino alla scoperta di un corpo avvolto in un sacco nero.



Un momento dello spettacolo
© Andrea Avezzù

Con amorevole cura gli operai estraggono dall’involucro una donna nuda e dalla pelle cerea; la nutrono e pian piano la rianimano, fino a quando dalla sua bocca si levano parole confuse e storpiate da un sussurro metallico, graffiante e tenebroso. Dal soffitto penzolano figure di uomini svestiti che cadono giù all’improvviso, s’accende una stella abbagliante e anche il simulacro dell’angelo si disumanizza, quasi a significare l’impossibilità della redenzione. 

Lo spettacolo, insieme al contributo degli attori Luca Nava, Sergio Scarlatella, Laura Pante e degli altri figuranti, è stato apprezzato con gli applausi finali.




I mangiatori di patate

Cast & Credits



Renato Castellucci
© Slava Filippov

Cast & credits

Titolo 
I mangiatori di patate
Durata 
45’
Data rappresentazione 
31.05.2025
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Isola del Lazzaretto Vecchio
Prima rappresentazione 
31.05.2025
Evento 
Biennale Teatro
Regia 
Romeo Castellucci
Interpreti 
Luca Nava
Sergio Scarlatella
Laura Pante
Vito Ancona
Jacopo Franceschet
Marco Gagliardi
Vittorio Tommasi
Michela Valerio
Produttori 
Benedetta Briglia
Produzione 
Produzione - Societas Coproduzione - La Biennale di Venezia
Costumi 
Carmen Castellucci, Francesca Di Serio
Sceneggiatura 
Piersandra Di Matteo
Suono 
Claudio Tortorici
Musiche 
Scott Gibbons, Oliver Gibbons
Note 
Direzione tecnica - Eugenio Resta Tecnica del palco - Andrei Benchea, Stefano Valandro Tecnica elettrica - Andrea Sanson Ingegneria - Paolo Cavagnolo Organizzazione - Giulia Colla Equipe tecnica a Cesena - Gionni Gardini, Dario Neri Amministrazione - Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci Economia - Massimiliano Coli