Sopralluoghi coreografici tra le rovine del presente
Lo spettacolo vanta la presenza in scena di interpreti dotati di una solida preparazione tecnica, radicata nello studio rigoroso delle discipline coreutiche. Altrettanto solido risulta l’impianto creativo dei due autori, i quali – prima ancora che come coreografi – si sono distinti come danzatori in produzioni ampiamente riconosciute, dando prova nel tempo di competenza, sensibilità scenica e consapevolezza del linguaggio corporeo. Il risultato è una creazione che, pur inserendosi pienamente nel panorama contemporaneo, non rinuncia alla forza comunicativa del gesto danzato, alla chiarezza del disegno coreografico e a una presenza scenica capace di instaurare un dialogo diretto con il pubblico.
Ispirato ai documentari Le mura di Sana'a (1971) e Sopralluoghi in Palestina firmati da Pier Paolo Pasolini, Dittico Orientale reinterpreta storie, geografie, atmosfere e tensioni ideologiche attraverso una prospettiva attuale. La prima parte - Dittico Orientale #1– rivolge lo sguardo al Medio Oriente, evocando un orizzonte culturale stratificato e vibrante; la seconda – Dittico Orientale #2 – si configura come un attraversamento simbolico della Palestina, terra al tempo stesso reale e mitica, che si carica di una forte valenza metaforica. In entrambe le sezioni la coreografia dialoga profondamente con i riferimenti visivi e concettuali dei film pasoliniani, senza mai scadere nella citazione letteraria ma lavorando piuttosto per trasposizioni evocative e immagini in movimento.

Un momento della spettacolo Dittico Orientale
© Jari Boldrini
L’azione coreografica è sofisticata ed espressiva, le musiche sono evocative, la scenografia e l’illuminotecnica non sono meri elementi accessori ma strumenti drammaturgicamente attivi; anche i costumi, che richiamano un tempo arcaico, quasi rituale, rispondendo allo stesso tempo alle tendenze della danza contemporanea, delineano un universo estetico sospeso tra passato e futuro, tra concretezza etnografica e immaginario distopico. Ogni elemento contribuisce dunque a creare un cortocircuito percettivo che distanzia lo spettatore dal quotidiano, immergendolo in una dimensione altra, atemporale. Nulla è subordinato alla danza, né la danza si impone come medium privilegiato: tutto concorre, piuttosto, alla realizzazione di una sorta di Gesamtkunstwerk, un’opera d’arte totale che rifugge qualsiasi gerarchia formale e che supera anche la bipartizione che caratterizza la messinscena. La narrazione, seppur presente in filigrana, si sviluppa in chiave astratta e aperta, lasciando allo spettatore la libertà di attribuire senso alle immagini, senza guidarlo verso letture univoche. Un pregio non trascurabile del lavoro è proprio quello di non richiedere alcun apparato didascalico per essere compreso o apprezzato: la danza parla da sé, in modo diretto e potente, senza che si senta l’urgenza di ricorrere al programma di sala – sempre più spesso specchietto per le allodole – per trovare un significato.
L’estetica elaborata da Boldrini e Giunti si rivela sorprendentemente essenziale e matura. Pur lasciando trasparire l’influenza della scuola di Virgilio Sieni – con cui entrambi i coreografi hanno avuto un rapporto formativo e di collaborazione duraturo, i due autori dimostrano una spiccata capacità di affrancarsi da ogni forma di imitazione per sviluppare un linguaggio originale, consapevole e pienamente contemporaneo. La loro ricerca appare raffinata ma accessibile, sperimentale ma coinvolgente, capace di unire rigore e piacere visivo con un’eleganza che sfiora, in senso positivo, il glamour. I danzatori, in particolare nella prima parte del dittico, aderiscono pienamente a questa visione artistica, offrendo una prova fisica intensa e generosa sia nella durata sia da un punto di vista squisitamente fisico. I corpi si spingono verso i limiti estremi della resistenza senza mai perdere lucidità o precisione, restituendo un senso profondo di coesione e intesa reciproca, tanto sul piano tecnico quanto su quello emotivo. Non si assisteva forse dai tempi di Natural Order of Things di Mc Cuy Nader e Maria Campos (presentato all’ultima Biennale Danza di Venezia) a una proposta tanto fresca e vitale nel contesto nella scena della danza contemporanea italiana: un perfetto equilibrio tra piacere estetico, ricerca formale e spinta innovativa.
Dittico Orientale

Locandina dello spettacolo
Dittico orientale
© Centro Nazionale di Produzione della Danza - Virgilio Sieni
Cast & credits - Dittico Orientale #1
| Titolo
Dittico Orientale |
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| Sotto titolo
Dittico Orientale #1 |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
17 maggio 2025 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Cango - Cantieri Goldonetta |
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| Prima rappresentazione
14 maggio 2025 |
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| Interpreti
Daniele Bracciale Ginevra Gioli Giovanni Russo Sara Schiavo Frederic Zoungla |
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| Costumi
Jari Boldrini |
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| Coreografia
Jari Boldrini |
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| Luci
Laura De Bernardis |
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| Musiche
Simone Grande |
Cast & credits - Dittico Orientale #2
| Titolo
Dittico Orientale |
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| Sotto titolo
Dittico Orientale #2 |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
17 maggio 2025 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Cango - Cantieri Goldonetta |
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| Prima rappresentazione
14 maggio 2025 |
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| Interpreti
Ilaria Diquigiovanni Emma Franzolin Tommaso Maragno Rebecca Zucchegni Matheus De Oliveira Alves |
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| Costumi
Maurizio Giunti, Matteo Carlomusto |
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| Coreografia
Maurizio Giunti |
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| Luci
Laura De Bernardis, Maurizio Giunti |
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| Musiche
William Basinski, Alireza Ostavar, Giacomo Pescitelli, The Naked and Famous |