Possessione e follia
Tra le pareti di una fatiscente locanda di campagna, nella quale la luce stenta a filtrare dalle finestre, il capocomico di una compagnia itinerante chiede all’oste di accogliere nel suo squallido magazzino un’esibizione di prova che per lui, il “Protagonista”, riveste un’importanza particolare. Lo spiega, poco dopo, alla sorella Catherine, verso cui dimostra un attaccamento più che morboso: ciò che conta non è recitare bene dinanzi a un pubblico, né vale una buona caratterizzazione del personaggio, importa solamente l’estrema verità della propria “trasformazione”. Sarà lei, una donna incapace di mentire, a verificarne la potenza e a impedire che la sua possessione si tramuti in “follia”; soltanto dopo potrà proporre la creazione al Duca che abita in quella contrada.
Così ha inizio Der Protagonist, la prima opera composta a ventisei anni da Kurt Weill, che assume per intero il testo del dramma di Georg Kaiser, scritto nel 1920. Il debutto ebbe luogo con successo alla Semperoper di Dresda il 27 marzo 1926. Per la prima volta a Venezia il Teatro La Fenice ne propone una preziosa esecuzione presso il Teatro Malibran con la direzione musicale di Markus Stenz e con la regia, le scene e i costumi di Ezio Toffolutti.

Il Protagonista sollecita gli altri attori a sistemare gli arredi necessari, quando giunge il Maggiordomo, che comunica come il suo nobile padrone abbia accettato di accogliere la rappresentazione, purché tratti un argomento comico e non preveda parti parlate per non mettere in difficoltà gli ospiti stranieri; in cambio potrà utilizzare i musicisti di corte. Intanto Catherine, in preda al timore, riceve il Giovane Signore con cui ha da tempo una relazione nascosta; è tempo che il loro amore sia rivelato al fratello, anche se occorrerà trovare il momento più opportuno.
Rapidamente il luogo si anima con la preparazione di una silenziosa pantomima, che sviluppa una trama elisabettiana basata sul tradimento e sulla rivalità di una coppia sposata, impegnata a intrattenersi con i rispettivi innamorati. Utilizzando lo schema dell’interpretazione en travesti e l’accompagnamento dei fiati, lo spettacolo mimico si conclude in modo grottesco, mentre Catherine vuole approfittare dello spirito allegro del commediante per svelare il proprio segreto. Non fa in tempo, perché il Maggiordomo torna a chiedere di mutare il programma sul versante serio per la presenza di un vescovo.

Il Protagonista decide di non cambiare soggetto, ma di sviluppare il tema della gelosia sopra un registro tragico. Ma è tale la sua immedesimazione che non appena la sorella gli rivela i veri sentimenti, le trafigge la gola, incapace di uscire dalla finzione teatrale. L’ultimo desiderio prima di essere punito è quello di poter mostrare la grandezza della propria metamorfosi dinanzi al duca.
Sono tanti i riferimenti che possono aver influenzato la composizione di Weill, già allievo di Ferruccio Busoni e perciò attratto dalla propensione al gioco grottesco del mascheramento; ma non manca l’influenza di Kaiser e dell’incontro con l’attrice-cantante Lotte Lenya. La sua tensione musicale si sviluppa certamente in contatto con l’espressionismo berlinese e presta attenzione verso il gusto di Alban Berg, il cui Wozzeck va in scena nel 1925. Kurt Weill dimostra, però, una disposizione speciale per la resa scenica, sviluppando una tecnica che elabora il ritmo in base alla situazione espressiva, propensione che avrà modo di esaltare nella collaborazione con Bertolt Brecht.

L’allestimento di Ezio Toffolutti, un artista che ha un’intensa frequentazione con il mondo teatrale di ambito tedesco, si rivela decisivo nel definire sul piano spaziale il legame tra la struttura metateatrale e lo sviluppo della drammaturgia. La sua regia dà importanza ai dettagli narrativi; la sua scenografia elabora un’ulteriore linea di sviluppo tematico, che unisce gli influssi della cultura espressionistica degli anni Venti e delle ombre del cinema alle citazioni dello spettacolo shakespeariano e del modello Globe Theatre, senza trascurare il disegno dei costumi, sospinto fino alla soglia del paradossale.
L’Orchestra del Teatro La Fenice è guidata positivamente da Markus Stenz, che accompagna consapevolmente la recitazione degli interpreti, sottolinea le tinte romantiche della passione di Catherine ed esalta la densa tragicità dell’epilogo. Bravi i cantanti anche sul piano recitativo, tra i quali spicca senza dubbio Matthias Koziorowski, un Protagonista energico, e Martina Welschenbach, un’attenta Catherine; convincenti anche il Maggiordomo Alexander Geller, il giovane fidanzato Dean Murphy, l’oste Zachary Altman e i comprimari Szymon Chojnacki, Matteo Ferrara, Franko Klisović. Lunghi applausi degli spettatori hanno confermato il successo.

Cast & credits
| Titolo
Der Protagonist |
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| Anno
2025 |
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| Durata
65 min |
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| Data rappresentazione
2 maggio 2025 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Malibran |
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| Prima rappresentazione
Dresda, Staatsoper, 27 marzo 1926 |
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| Libretto
Georg Kaiser |
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| Regia
Ezio Toffolutti |
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| Interpreti
Matthias Koziorowski (Protagonist) Martina Welschenbach (Catherine, Schwester) Dean Murphy (Der junge Herr) Alexander Geller (Hausmeister des Herzogs) Zachary Altman (Der Wirt) Szymon Chojnacki (John, 1. Schauspieler) Matteo Ferrara (Richard, 2. Schauspieler) Franko Klisović (Henry, 3. Schauspieler) |
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| Produzione
Fondazione Teatro La Fenice |
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| Scenografia
Ezio Toffolutti |
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| Costumi
Ezio Toffolutti |
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| Luci
Ezio Toffolutti |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro La Fenice |
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| Direzione d'orchestra
Markus Stenz |
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| Maestro del coro
Markus Stenz |