I miti nell’era contemporanea

di Gabriella Gori

Data di pubblicazione su web 29/04/2025

Biennale Danza 2025

È l’immaginario creativo dei miti e dei loro artefici a ispirare la 19a edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea di Venezia che si terrà dal 17 luglio al 2 agosto nella città dei dogi sotto l’egida di Wayne McGregor. Il coreografo britannico è stato riconfermato a luglio dello scorso anno direttore artistico della Biennale Danza per il biennio 2025-2026. Un incarico che prosegue il quadriennio direttivo dal 2021 al 2024 e – come dice il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco – consente a McGregor di «consolidare pratiche e visioni importanti per la nostra istituzione».

Così sir Wayne McGregor, insignito del titolo di baronetto da Sua Maestà Re Carlo III «per il contributo pionieristico nel campo della danza», continua a essere alla guida di un Festival coreutico che, sotto la sua direzione artistica, non si smentisce per qualità, progettualità e produttività. Proprio con McGregor la Biennale Danza ha ampliato e rafforzato la propensione ad ampliare gli orizzonti performativi con bandi, residenze, co-commissioni, coproduzioni e a tessere una filiera di scambi internazionali per saggiare lo stato dell’arte coreutica in relazione ai cambiamenti in atto nella nostra società. Fin dall’inizio infatti – per usare le parole di Buttafuoco, «la Biennale di Venezia si è contraddistinta per una forte vocazione alla contemporaneità e per una apertura internazionale, che ne hanno plasmato l’identità nel tempo».

E questa vocazione e questa identità si ritrovano anche nell’impronta che McGregor ha dato a questo diciannovesimo Festival con il nutrito carnet di eventi che quest’anno è dedicato ai Myth Makers, i Creatori di Miti che da sempre accompagnano l’uomo interpretandone paure, bisogni, aspirazioni e desideri. «Gli artisti – spiega il direttore – sono sempre stati i creatori di miti del loro tempo» e nel mondo di oggi, segnato da veloci progressi tecnologici e sfide globali, «c’è un urgente bisogno di miti che siano in risonanza con l’attuale esperienza umana». Per questo gli artisti della Biennale Danza 2025 – continua McGregor – «attraverso il movimento, il gesto e il senso hanno creato moderni miti trasformativi che ci invitano a guardare a realtà alternative ed esplorare diversi modi di esistere». Un approccio artistico in cui non solo l’artifex e l’actor (inteso come colui che agisce) ma anche lo spectator diventano «parte integrante della creazione del mito». In questa esperienza condivisa siamo tutti creatori di miti (Myth Makers) e in quanto tali cerchiamo – come dice C. S. Lewis, non a caso citato dallo stesso McGregor – «un allargamento del nostro essere».

Questo assunto indirizza i diversi filoni di questa edizione del Festival tra spettacoli, installazioni, collaborazioni, laboratori, incontri, conversazioni, Biennale College: otto prime mondiali e co-commissioni, sette prime europee, cinque prime italiane con oltre centosessanta artisti coinvolti per le settantacinque aperture al pubblico. Diciassette giorni che culmineranno nella giornata di sabato 19 luglio, data della consegna dei Leoni d’Oro alla carriera a Twyla Tharp, vero e proprio guru della modern dance statunitense, e del Leone d’Argento a Carolina Bianchi, drammaturga, autrice e performer brasiliana.

Si parte il 17 luglio alle 18 con la prima europea di U<N<I<T<E<D di Anhony Hamilton all’Arsenale, Teatro alle Tese ad opera della compagine australiana Chunky Move che si esibisce in un lavoro fantascientifico e straniante, ambientato in un’era digitale post industriale con sei danzatori-cyborg, dotati di esoscheletri robotizzati (replica il 18). Alle 21 al Teatro Malibran la compagnia Twyla Tharp Dance festeggia il sessantesimo anniversario coreografico e l’ottantaquattresimo compleanno della sua fondatrice con il dittico formato dalla prima europea di Slacktide su musica di Philips Glass e la ripresa dello storico Diabelli Variations su partitura di Beethoven (replica il 18).
 
Sempre in prima europea il 23 luglio al Teatro Piccolo Arsenale va in scena Fables della violinista e coreografa Virginie Brunelle. Tre tableaux vivants ispirati al Monte Verità che agli inizi del Novecento si trasformò in una sorta di sorta di res publica di artisti, utopisti, rivoluzionari, teosofi e rappresentò l’inizio dell’emancipazione femminile (replica il 24).
 
La Tao Dance Theater, Leone d’Argento 2023, torna al Malibran il 25 luglio (replica il 26) con due prime europee della Numerical Series 16+17, una co-commissione della Biennale Danza con cui la Tao Dance Theater approfondisce l’innovativa cinestetica basata sulla tecnica denominata Circular Movement System. Ancora in prima europea sabato 26 all’Arsenale, Teatro alle Tese l’inglese Akash Odedra Company propone Songs of the bulbul, un viaggio interculturale tra spiritualità sufi e poesia islamica (replica il 27).

Tra le prime italiane al Teatro Piccolo Arsenale arriva il 18 luglio il secondo capitolo della trilogia Cadela Força: The Brotherhood, una riflessione sul mondo e lo sguardo maschili ad opera di Carolina Bianchi e Cara de Cavalo (replica il 20), mentre il 29 tiene banco Simulacro del collettivo spagnolo Kor’sia che ibrida linguaggi performativi e nuove tecnologie all’insegna della interdisciplinarità (replica il 20).
 
Il 30 a Marghera, nella zona industriale, è la volta di Yoann Bourgeois & Patick Watson, un esempio di “danzacrobatica” della Yoann Bourgeois Art Company su musica popolare canadese (replica il 31); e il primo 1 agosto all’Arsenale, Teatro alle Tese debutta Friends of Forsythe, una produzione co-commissionata dalla Biennale Danza in cui il rivoluzionario decostruttore e ricostruttore del linguaggio accademico William Forsythe collabora con artisti di segno opposto quali Rauf “Rubberlez” Yasit, Lex Ishimoto, Riley Watts, Brigel Gjoka e il JA Collective, mescolando balli popolari, hip hop e balletto in un dialogo che supera barriere culturali.

In prima assoluta ci sarà anche On the Other Earth, un’installazione visibile per tutta la durata del Festival all’Arsenale Sala d’Armi E, che nasce come coproduzione della Biennale di Venezia con Studio McGregor, Hong Kong Ballet e Future Cinema Systems. On the Other Earth esplora le commistioni tra danza, coreografia, immagini digitali e Intelligenza Artificiale e vede lo stesso McGregor in azione a fianco dell’artista Jeffrey Shaw, del film-makers Ravi Deepres e della light designer Theresa Baumgartner.

Le mises en danse inedite comprendono anche le creazioni vincenti dei Bandi Nazionale e Internazionale Biennale Danza per una nuova coreografia che debuttano al Festival come produzioni commissionate e co-prodotte dalla Biennale Danza. Il 24 luglio all’Arsenale, Teatro alle Tese il duo Bullyache con Courtney Garratt e Jacob Samuel presenta A Good Man is hard, vincitore del bando internazionale (replica il 25); il 31 luglio il Nuovo Balletto di Toscana interpreta Sisifo felice/Smiling Sisyphus del direttore Philip Kratz, in collaborazione con Pablo Girolami, vincitore del bando nazionale (replica il 1° agosto).

Il 29 all’Arsenale, Tese dei Soppalchi in prima assolta troviamo l’assolo Ventre do Vulcão di Tânia Carvalho, rappresentate della danza portoghese, (replica il 30) in una creazione co-commissionata e co-prodotta dalla Biennale Danza e altri enti e festival; e il primo agosto al Teatro Malibran en première esordisce La Mort i la Primavera di Marcos Morau, il coreografo spagnolo dal taglio registico e visionario che arriva con il suo gruppo storico La Veronal (replica il 2 agosto).

E ancora i sedici danzatori impegnati in Biennale College sono protagonisti di due focus: il primo è un progetto site specific intitolato The Herds che viene proposto in anteprima di festival il 17 luglio per richiamare l’attenzione su questioni ambientali e climatiche su vasta scala; il secondo è un riadattamento di In C di Terry Riley curato da Sasha Waltz, figura di spicco della danza teatrale, che coinvolge il 20 luglio all’Arsenale, Teatro alle Tese in prima assoluta i danzatori di Biennale College con questa produzione de La Biennale di Venezia (replica il 22); in via di definizione sono poi due nuove opere dei due artisti di Biennale College Coreografi.

A corredo del Festival si ricordano le conversazioni con gli artisti prima e dopo gli spettacoli; workshop con danzatori e coreografi presenti nel cartellone del Festival; la Call to Action (un appello volto a sensibilizzare la comunicazione massmediatica concedendo più spazio e visibilità alle arti e agli artisti del nostro tempo); infine una mostra e un libro fotografici che documentano l’attività dei protagonisti della Biennale Danza realizzati da Indigo Lewis in quattro anni di residenza al Festival e in collaborazione con l’Archivio della Biennale.

Per ulteriori informazioni https://www.labiennale.org

Cast & Credits





Il direttore artistico
sir Wayne Mcgregor
© Andrea Avezzù













































Virginie Brunelle
© David Boily





















































Sasha Waltz
© Herlinde Koelbl