Corpi soli, immagini viventi nello spazio
Un incontro fra età e generazioni diverse, con stili ed estetiche distinte, ma complementari, è presente nel più recente trittico composto da Carolyn Carlson. L’artista migrante dagli Stati Uniti all’Europa fu a suo tempo stimata fondatrice di una corrente coreografica innovativa che da Parigi si estese vastamente. Islands unisce tre coreografie per tre interpreti, ornai eredi dei tanti allievi formati allo stile e alla didattica applicata dalla coreografa americana d’origine finlandese. Se le “isole” del titolo alludono all’umana perenne solitudine, l’ispirazione di fondo viene dall’Oriente, interpretato da sensibilità e scambi personali diretti. La maturità dell’artista sembra lasciarsi fecondare da motivi e aspirazioni sorti nei decenni dell’assidua rivisitazione di modelli lontani, per evolvere attraverso un Oriente indagato dalla crescente attenzione occidentale.
Non ripudiato, ma ormai sedimentato e non dichiarato, si assiste a un percorso carsico che la poetica di Carlson attinge all’opera e al pensiero di Alwin Nikolais (1910-1993) maestro e mentore. Indi dal Nikolais più astratto devia quando immaginazione e mistica spingono la sua creazione, utopicamente intesa, a superare la concretezza corporea dalla quale pure s’avvia nel rappresentarsi, fra narrazione e figurazione. L’effetto immaginifico d’una rêverie, suggeritale da Gaston Bachelard, si concentra allora nelle figure tipiche di alcuni capolavori, quali Underwood (1982) e The Tree (2021), del ciclo a Bachelard ispirato, decisamente riabilitatrici dell’evidenza carnale del danzatore.

Un momento della coreografia A deal with instinct © Tes Osaka
Riccardo Meneghini, protagonista di The Seventh man (2019), attraversa e controlla uno spazio metamorfico interiore, in sette stati d’animo personali, corporalmente incarnati, per altrettante variazioni su temi esistenziali, davvero inafferrabili, se pure poetici. Sette saranno in mezz’ora le camicie indossate e cambiate lungo i riti di morte e di rinascita, per conquistare identità nuove. Più immediata e convincente l’energia dello sforzo misurato, percepibile nel respiro effuso e da condividere, che non l’applicazione d’un programma meramente formale. Lo spazio varia a seconda delle incursioni, delle scelte direzionali in tensione di rapporti e di sforzi mutanti. Una sedia è l’unico riferimento (boa, ancoraggio) che il corpo insegue in orbite che non riesce a disegnare e a dominare, quasi il movimento fosse inquisizione assillante sulla via di speranze deluse ricorrenti. Un ipotetico partner invocato inganna il personaggio rinviando l’incontro. Molto attivi i piedi e le mani, in passi non soltanto balzanti, ma in riscontro fisico di rapporti dimensionali.
Un mormorio di voci integra, infine, la partitura sonora continua (di Guillaume Perret), composta di strumenti (il sassofono emergente) e di rumori. Le luci (di Guillaume Bonneau) tallonano i mutamenti in chiazze o atmosfere cangianti come analogie riferibili al sentimento intimo, manifestato a livelli sempre approssimativi d’un ideale. Un inedito per l’Italia è proposto da Yutaka Nakata in A deal with instinct (2023), dal ritmo spezzato e compresso, ma guidato da una ragione rigorosa e potente, sia per la precipua spiritualità armonizzata con la natura, sia soprattutto per il governo dell’arte marziale. Anche qui s’incontra «una ricerca primaria – per la Carlson pedagoga – di un modo intuitivo di affrontare la vita e sapere quale direzione prendere» (Programma di sala). Ma sono animali gli impulsi più vitali, colti quali sintomi relativi all’umana reattività espressiva. Il rimbombo percussivo echeggia rumori d’ambiente e causa un crescendo ossessivo di tamburo forte e remoto. Il contatto del danzatore con il suolo, “terra” elementare, sa richiamare il gusto dell’autrice per il disegno e la scrittura calligrafica, quanto meno l’organizzazione grafica della pagina, sia scritta, sia abitata corporeamente nella trasfusione di arte figurativa e arte dell’equilibrio motorio.
Così i movimenti danzati, senza traccia apparente, possono identificarsi con simili figure del catalogo presentato nella Mostra dedicata alla Carlson presso la Maison Jean Vilar di Avignone (d’un decennio precedente questo evento danzato), sul quale il visitatore confessa: «De même, dessiner est clairement pour l’artiste le second langage naturel de la danse, un acte essentiel et fondateur, avec lequel se construisent et se réfléchissent le mouvement et le geste. L’exposition où foisonne un nombre important d’œuvres sur papier en dresse le constat éclairant. S’y affirme que l’écriture, le dessin, la calligraphie sont aussi pour Carlson matière à danser» (M. Roudier in inferno.magazine.com, 1° mars 2014).

Un momento della coreografia A deal with instinct © Tes Osaka
Il fenomeno ricompare in Room 7 (2024), interpretato da Tero Saarinen con apporto di idee oltre che di stilemi coreutici originali. Un tavolino e alcune sedie forniscono gli oggetti d’arredo ambientale. La musica di René Aubry concorre al legame espressivo unitario, l’esito del quale si apprezza nella musicalità, appunto visiva, del disegno generale, analizzato e performato in incessanti variazioni delle immagini mobili. Il danzatore, nel dimostrare la coincidenza fra idea, dominio dei mezzi ed effetto totale, traccia coordinate spaziali con le dita, come a ordire con fili una gabbia, un’architettura mentale. Direttore egli stesso della musica come sorgente in sé e da sé emanata e ritmata: sinfonia di voci, tamburi, stacchi di pianoforte e vibrafono. Onde sonore e spezzature ritmiche si sovrappongono e sorreggono il fluire delle forme. Nell’incedere ieratico, severo, sacro, il performer espone una spiritualità graduata in livelli fisici progressivi. Giunge a vivere in tremito un’invocazione capace di portare a compimento l’attesa alla quale dal principio s’era tanto strenuamente votato. Azione che, superata la sospensione più tesa e dolorosa, sfocia nella pacificazione, almeno simbolica, degli opposti.
Islands

Un momento della coreografia
Cast & credits
| Titolo
Islands |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
5 aprile 2025 |
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| Città rappresentazione
Genova |
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| Luogo rappresentazione
Teatro della Tosse |
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| Prima rappresentazione
2019 - 2023 - 2024 |
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| Titolo contenitore
Islands |
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| Altri titoli
The Seventh man (2019); A deal with instinct (2023); Room 7 (2024) |
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| Interpreti
Riccardo Meneghini Yutaka Nakata Tero Saarinen |
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| Produzione
Carolyn Carlson Company; Théâtre Georges Leygues; Quartier Libre; Théâtre de Fontainebleau; Tero Saarinen Company |
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| Costumi
Carolyn Carlson; Erika Turunen |
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| Coreografia
Carolyn Carlson |
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| Luci
Guillaume Bonneau |
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| Musiche
Guillaume Perret; Aleksi Aubry-Carlson; René Aubry |