Una serata di grande danza e cultura
È un bel «viaggio attraverso la danza» lo spettacolo Serge Lifar/Roland Petit/William Forsythe messo in scena con successo dal corpo di ballo del San Carlo di Napoli per i cultori della materia, gli appassionati e i neofiti. Un trittico che parte dalla adamantina tradizione classica e neoclassica di Suite en blanc di Lifar, passa per la modernità narrativa de L’Arlésienne di Petit e approda agli esiti più innovativi del post classicismo contemporaneo di In The Middle, Somewhat Elevated di Forsythe.Tre autori con la “A” maiuscola che rappresentano con i loro balletti altrettanti punti fermi della storia della danza del Novecento e testimoniano lo sviluppo del linguaggio coreutico e coreografico che a distanza di decenni da Suite en blanc, creato nel 1943, da L’Arlésienne, ideato nel 1974, e da In the Middle, Somewhat Elevated, realizzato nel 1987, è ancora di esempio e di stimolo per la danza e la coreografia del XXI secolo.
La scelta poi di aprire con Suite en blanc e di chiudere con In the Middle, Somewhat Elevated è frutto di un preciso intendimento per mostrare la capacità della danse d’école di autorigenerarsi in una circolarità che dalla più rigorosa costruzione del linguaggio accademico, arriva alla sua completa decostruzione.
Questo lo sa bene madame Clotilde Vayer, da aprile 2021 direttrice del balletto del Teatro San Carlo e da settembre 2024 dell’annessa scuola di ballo, che nella sua direzione artistica trasfonde tutta la sua esperienza di prima ballerina dell’Opéra di Parigi, di Maître de Ballet e assistente alla direzione dell’organico francese. Ruoli che l’hanno vista lavorare con grandi nomi, fra cui lo stesso Lifar, Nureyev, Bart, Polyakov, interpretare e poi rimontare molti titoli ottocenteschi e collaborare con maestri della danza contemporanea del calibro Mats Ek, Sascha Walztz, Susanne Link. Un portato artistico di altissima scuola francese, particolarmente legato al magistero “nureyeviano”, con cui Vayer forgia i danzatori del balletto partenopeo e crea la stagione di danza sancarliana con opere del repertorio otto-novecentesco.
Suite en blanc nacque per il balletto dell’Opéra di Parigi. Lifar la definì «una nuova metamorfosi di Namouna». Un grand ballet rocambolesque del 1882 in stile piratesco su libretto di Nuitter e musica originale di Édouard Leo, che diventa – a detta di Lifar – «una vera e propria parata tecnica». Balletto astratto e intriso di virtuosismi, omaggia la tradizione dell’accademia di danza francese. Vayer per questa ripresa ha chiamato Charles Jude, a lungo étoile dell’Opéra di Parigi e fine conoscitore e ripetitore di tutta questa illustre tradition che fra le sue leggende annovera Serge Lifar. Artefice insieme a George Balanchine dello stile neoclassico e figura importantissima del balletto dell’Opéra di Parigi, di cui fu a capo dal 1929 al 1945 e poi dal 1957 al 1958. Un periodo in cui Lifar realizzò balletti storici come Le creature di Prometeo, Icare e Phèdre, formò étoiles e innalzò l’indiscusso prestigio della compagnia del Palais Garnier. Suite en blanc è un sopraffino “esercizio di stile” e «un’opera – dice Jude – senza tempo» che consente al pubblico «di sperimentare l’osmosi tra la musica e la coreografia» in quadri indipendenti fra loro ma collegati dagli estratti della partitura di Namouna di Leo.

Un momento del balletto Suite en blanc
© Luciano Romano
La scena, delimitata da un fondale e da quinte neri, è progettata da Maurice Moulène che disegna anche i classici tutù lunghi e corti per le ballerine e i neoclassici fuseaux scuri e chiari e morbide bluse bianche per i ballerini, ed è inondata dalle luci nivee di Jude. Un contrasto cromatico adatto a far risaltare le variazioni solistiche, i pas de deux, i pas de trois, i pas de quatre, i pas de cinq infarciti di pirouettes in diagonale, fouettés, coupés jetés, manèges, batteries, sautes fino alla posa dell’ensemble finale. Un quadro che raduna il corpo di ballo e lo immortala nella posizione di effacés en arrière con le braccia en couronne del balletto classico e in allongée del balletto neoclassico, in un trionfo di linee geometricamente perfette e di grazia evanescente.
Con L’Arlésienne di Roland Petit la danza si fa narrativa prendendo spunto da una novella di Alphonse Daudet e dalla musica di George Bizet per mettere in scena un balletto ricco di pathos in cui la coreografia si presta a rappresentare l’animo umano nel suo tourbillon sentimentale. Erede dei Balletti Russi di Diaghilev, sostenitore di una concezione teatrale del balletto ed esponente del balletto narrativo moderno, Petit è stato Danseur Sujet nel corpo di ballo dell’Opéra di Parigi e fondatore dei Ballets de Champs-Élysées nel 1945 e dei Ballets de Paris nel 1948. Il suo nome è legato indissolubilmente al Ballet de Marseille da lui fondato nel 1972 e diventato nel 1981 il Ballet National de Marseille, nonché a capolavori come Le Jeune homme, Chérie, Notre dame de Paris, Proust ou le intermittances du coeur, Carmen, Il pipistrello e L’Arlesienne rimontata al Teatro San Carlo da Luigi Bonino, esperto del repertorio di Petit per aver fatto parte del Ballet National de Marseille.


Il titolo di In the Middle, Somewhat Elevated è privo di qualsivoglia significato letterario o narrativo e si riferisce a due pomi dorati che penzolano al centro del palcoscenico, in ricordo delle decorazioni dorature del Palais Garnier dell’Opèra, e sono ideati da Forsythe che decide anche il colore verde dei body e delle calze dei ballerini e il nero per le calze delle ballerine, nonché cura le luci basse. A scena vuota inizia una sequenza inarrestabile di off balance, di ardue prese, di sfide e la tecnica classica viene spinta al massimo sulle punte e nei salti in un tripudio di enchaînemets postclassici sempre più difficili e in cui tra soli, duetti, terzetti, quartetti, quintetti non solo la danza si diverte ma si divertono anche i nove validissimi interpreti con in testa il solista Stanislao Capissi.
Alla fine, come all’inizio di In The Middle, la scena resta vuota. L’esibizione è finita e gli applausi possono partire in una scarica adrenalinica che dai danzatori passa agli spettatori letteralmente travolti da questo dirompente divertissement.
L’Arlésienne è la storia di un amore tragico e irrisolto che coinvolge due fidanzati ed esplode il giorno delle nozze quando Frédéri, incapace di dimenticare una ragazza di Arles che ha visto una sola volta ma di cui si è perdutamente invaghito, abbandona la promessa sposa Vivette e si uccide. Nel contesto di una festa paesana e di un paesaggio che nelle scene di René Allio richiama la pittura di Van Gogh, si consuma la tragedia di Vivette, vittima innocente, e di Frédéri, eroe romantico che nel suicidio trova l’unica via per sfuggire a un amore tirannico per una sconosciuta. Otto donne e otto uomini, gli amici della coppia, partecipano a questo dramma sostenendo Vivette e Fréderi nell’inutile tentativo di lei di riconquistarlo e nell’altrettanto inutile tentativo di lui di amarla cancellando il ricordo dell’Arlésienne. Una figura che non compare mai sulla scena ma è ben presente nella mente e nel cuore del giovane.

Un momento del balletto L'Arlésienne
© Luciano Romano
L’atmosfera cupa traspare dai costumi di Christine Laurent che veste di scuro le donne con morbidi abiti profilati di bianco e gli uomini con pantaloni e gilet neri, camicie chiare e fusciacca rossa in vita. Colori che in parte ritornano nel costume di Vivette, tutto color avorio, e di Frédéri con la variante dei pantaloni marroni. E le stesse luci di Jean-Michel Désiré sembrano negare la serenità del paesaggio iniziale.
Nel balletto la coreografia procede per sequenze corali in fila o a canone, comprende assoli e passi a due dei protagonisti. Il linguaggio è modernamente classico in una fusione tra gestualità teatrale e movimento danzato per dare “voce” e “corpo” ai sentimenti dei protagonisti fino all’epilogo in cui Frédéri si lancia nel vuoto dalla finestra. Un salto che, mutatis mutandis, fa venie in mente quello dello Spettro della Rosa nell’omonimo balletto di Fokine del 1911 per i Balletti Russi di Diaghilev. Partecipata e struggente è la presa di ruolo da parte di Claudia D’Antonio, una Vivette vibrante e disperata, e dell’étoile Danilo Notaro, un Frédéric combattuto e appassionato; parimenti bravi sono gli amici e le amiche capitanate dalle soliste Sara Sancamillo e Candida Sorrentino.
In the Middle, Somewhat Elevated di William Forsythe, sulla graffiante musica elettronica di Tom Williems, è un divertissement che sovverte le leggi della danza classica per crearne di nuove con un piglio dissacrate e dissacratorio che, però, conserva le scarpe da punta, estremizza i passi e mantiene la tipica struttura del pezzo di insieme. Creato da Forsythe per il Ballet de l’Opéra di Parigi nel 1987 su invito di Nureyev e rimontato al San Carlo da Kathryn Bennets, assistente di Forsythe nel Ballet Frankuft (la compagnia diretta da Forsythe dal 1984 al 2004), In The Middle è una delle coreografie più innovative e rappresentative del dancemaker americano e del suo modo di trattare «la cosa danza». Un modus operandi contemporaneo che decostruisce il linguaggio classico e neoclassico e arriva a quello postclassico di lavori iconici come Artifact, The Vertiginous Trill, The Barre Project (Blake Works I,II,III,IV, V) in cui la danza esalta se stessa e con nonchalance dà un saggio della sua capacità figurativa e del suo dinamismo.

Un momento del balletto In the middle
© Luciano Romano
Alla fine, come all’inizio di In The Middle, la scena resta vuota. L’esibizione è finita e gli applausi possono partire in una scarica adrenalinica che dai danzatori passa agli spettatori letteralmente travolti da questo dirompente divertissement.
Serge Lifar / Roland Petit / William Forsythe

© Luciano Romano
Cast & credits - Suite en blanc
| Titolo
Serge Lifar / Roland Petit / William Forsythe |
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| Sotto titolo
Suite en blanc |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
6 marzo 2025 |
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| Città rappresentazione
Napoli |
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| Luogo rappresentazione
Teatro San Carlo |
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| Prima rappresentazione
Palais Garnier di Parigi, Ballet de l’Opéra de Paris, 23 luglio 1943 |
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| Scenografia
Maurice Moulène |
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| Costumi
Maurice Moulène |
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| Coreografia
Serge Lifar |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo del San Carlo di Napoli |
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| Luci
Charles Jude |
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| Musiche
Édouard Lalo |
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| Note
Coreografo per la ripresa: Charles Jude |
Cast & credits - L'Arlésienne
| Titolo
Serge Lifar / Roland Petit / William Forsythe |
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| Sotto titolo
L'Arlésienne |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
6 marzo 2025 |
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| Città rappresentazione
Napoli |
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| Luogo rappresentazione
Teatro San Carlo |
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| Prima rappresentazione
Marsiglia, Ballet de Marseille 1974 |
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| Scenografia
René Allio |
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| Costumi
Christine Laurent |
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| Coreografia
Roland Petit ripresa da Luigi Bonino |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo del San Carlo di Napoli |
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| Luci
Jean-Michel Désiré |
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| Musiche
Georges Bizet |
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| Note
Coreografo per la ripresa: Charles Jude |
Cast & credits - In the Middle, Somewhat Elevated
| Titolo
Serge Lifar / Roland Petit / William Forsythe |
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| Sotto titolo
In the Middle, Somewhat Elevated |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
6 marzo 2025 |
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| Città rappresentazione
Napoli |
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| Luogo rappresentazione
Teatro San Carlo |
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| Prima rappresentazione
Palais Garnier di Parigi, Ballet de l’Opéra de Paris, 30 maggio 1987 |
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| Scenografia
William Forsythe |
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| Costumi
William Forsythe |
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| Coreografia
William Forsythe ripresa da Kathryn Bennets |
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| Luci
William Forsythe |
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| Musiche
Thom Willems |
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| Note
Coreografo per la ripresa: Charles Jude |